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Raed AbusahliaRamallah (Agenzia Fides) - “La gente di qui è tutta contenta. E i palestinesi della Striscia di Gaza sono ancora più contenti di noi”. Così il sacerdote cattolico palestinese Raed Abusahlia, Direttore generale di Caritas Jerusalem, descrive all'Agenzia Fides i sentimenti che prevalgono nella popolazione palestinese dopo l'annuncio della riconciliazione tra Hamas – il Partito-movimento di marca islamista che controlla la Striscia di Gaza – e le forze politiche legate all'Olp, che dirigono l'Autorità nazionale palestinese.
Nei colloqui tra i rappresentanti di Hamas e gli inviati di Fatah (il partito del Presidente palestinese Abu Mazen) è stata concordata la formazione, entro cinque settimane, di un governo palestinese di unità nazionale. Entro sei mesi i palestinesi saranno chiamati a votare per eleggere il nuovo Consiglio legislativo nazionale. “La riconciliazione tra le forze politiche palestinesi” osserva p. Raed, “ha suscitato reazioni negative in Israele e anche negli Usa. Ma proprio la divisione tra i palestinesi era un fattore che indeboliva il processo di pace. Tutto il mondo pensava: i palestinesi con quale forza possono partecipare al processo di pace, se sono divisi tra di loro? E solo una politica imperiale poteva pensare di imporre una pacificazione di facciata tagliando fuori Hamas e la popolazione di Gaza, dopo il disastro provocato in quel territorio che è diventato una prigione a cielo aperto segnata dalla povertà, dalla mancanza di acqua e elettricità. dall'inquinamento e dalle incursioni militari israeliane”. Secondo il sacerdote del Patriarcato latino di Gerusalemme “il cammino per raggiungere l'effettiva riconciliazione sarà lungo e difficile. Andrà accompagnato e verificato passo dopo passo. Ma mi sorprendono le reazioni dei sedicenti 'democratici' che pretendono di impedire per i palestinesi il pieno esercizio della democrazia, attraverso libere elezioni”. A giudizio del direttore di Caritas Jerusalem, occorrerà accettare il responso delle urne anche per quanto riguarda i voti che verranno raccolti da Hamas. Nel contempo, p. Raed prevede una flessione del consenso elettorale del movimento islamista, dopo che i palestinesi “hanno visto i risultati di quella scelta”. (GV)

© www.fides.org - 24 aprile 2014


RUSSIA - preghieradi Marta Allevato
Serghei Chapnin, direttore della "Rivista del Patriarcato di Mosca" racconta ad AsiaNews le sfide della società contemporanea russa e il contributo che il cristianesimo può dare a un vero "cambiamento morale" del Paese.
distruzione-chiese-maalulaLa distruzione delle chiese di Maaloula è stata definita "un vero crimine di guerra" dal patriarca di Antiochia dei greco-melchiti cattolici Gregorio III Laham, che domenica scorsa ha potuto visitare lo storico villaggio cristiano, riconquistato dall'esercito siriano al Fronte islamico al-Nosra”. E' il mistero dell'iniquità che si vede all'opera", ha detto ancora, non trovando parole abbastanza forti per tradurre i sui sentimenti davanti allo spettacolo di desolazione che gli si è offerto.
giuseppe-girottiAll’udienza generale Papa Francesco ha ricordato che sabato prossimo, ad Alba, in Piemonte, verrà proclamato Beato Giuseppe Girotti, sacerdote dell’Ordine dei Frati Predicatori, "ucciso in odium fidei nel lager nazista di Dachau. La sua eroica testimonianza cristiana e il suo martirio - ha detto - possano suscitare in molti il desiderio di aderire sempre più a Gesù e al Vangelo”.
000 Nic621125pC’è sempre la Siria tra le più grandi preoccupazioni di Papa Francesco. Anche nel consueto messaggio rivolto, nella domenica di Pasqua, alla città e al mondo, la supplica particolare rivolta al Signore è stata proprio per il martoriato popolo siriano. Pur senza dimenticare gli altri drammi che sconvolgono l’umanità di questo secolo, compreso quello che vivono le popolazioni africane alle prese con la devastante epidemia di ebola. Il Papa — conclusa la messa celebrata sul sagrato della basilica vaticana — si è affacciato alla Loggia della Benedizione alle 12 in punto. Accanto a lui erano il cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran, e il cardinale Beniamino Stella. Il suo messaggio è stato accolto in un silenzio surreale viste le decine di migliaia di fedeli che debordavano da piazza San Pietro sino a distendersi lungo tutta via della Conciliazione.
alleanzaLISBONA, 22. Un invito a portare la forza della propria fede nelle situazioni drammatiche della società di oggi, in particolare nel servizio ai poveri: lo ha rivolto, ai cattolici portoghesi, il patriarca di Lisbona e presidente della Conferenza episcopale, Manuel José Macário do Nascimento Clemente, durante la messa per la Pasqua di Risurrezione celebrata domenica in cattedrale. Il patriarca di Lisbona, nel ricordare ai fedeli come nella società odierna non manchino drammi personali, tragedie che coinvolgono interi popoli, rischi di nuove guerre e la piaga dei cristiani perseguitati, ha sottolineato la vicinanza di Gesù risorto a ogni persona: «Abbiamo bussato alla porta del cielo, che non sempre appare spalancata come la pietra rimossa dal sepolcro, ma in realtà è lui che bussa alla porta del nostro cuore». Infine, Macário do Nascimento Clemente ha auspicato che la comunione di fede possa estendersi a persone “illuminate” in grado di “i l l u m i n a re ” il mondo: sono all’interno delle famiglie, nelle comunità, tra i giovani come fra gli anziani.

© Osservatore Romano - 22-3 aprile 2014
Patriarch John X of Antioch 2DAMASCO, 22. «La salvezza della Siria sta nella logica della parola e del dialogo, in grado di preservare la sovranità e l’unità del suo territorio. L’ancora della sua salvezza sta in una parola di riconciliazione e di giustizia di fronte alla logica della violenza, dell’estremismo, dell’anatema e del terrorismo». Nel suo messaggio per la Pasqua, non poteva non parlare della situazione siriana Giovanni XYazigi, patriarca grecoortodosso di Antiochia e di tutto l’Oriente, il quale ha auspicato «uno Stato civile che integri tutti in seno alla patria», il diritto di vivere nella sicurezza, il diritto («dovere per la comunità internazionale») di prosciugare le fonti delle armi che «hanno provocato lo spostamento forzato dei nostri bambini dalle città e dai villaggi». Logica della parola e del dialogo che vale anche per il Libano — dice Giovanni X— chiamato a confrontarsi sul piano della cittadinanza e della coesistenza: «Tutta la classe politica è invitata a far prevalere l’interesse del Paese» su calcoli e interessi particolari, in modo che il Libano resti «il centro» di un Oriente stabile e l’Oriente «la garanzia» di un mondo sicuro. Il patriarca greco-ortodosso di Antiochia ha sottolineato come il cristianesimo abbia dato all’umanità molte virtù e un numero importante di concetti: «Ha dato, con la propria teologia, molte idee. Spetta a noi rileggerle con il metro del contesto in cui viviamo. Gli scritti cristiani non hanno trovato di meglio che il concetto di “Pa ro l a ” per tradurre e testimoniare Gesù Cristo, il Maestro di questi scritti. Gesù è “Parola”». Giovanni X ricorda che l’esattezza della Parola è contenuta nell’etimologia del termine in lingua araba: «Parola viene dal verbokalama, che significa “ha ferito”, nel senso che ha lasciato una traccia positiva nella coscienza di coloro che l’ascoltano. Ciascuno di noi — ha concluso — è dunque invitato a non lasciare andare le proprie parole senza impatto ma a far sì che siano una voce di giustizia che s’installi nel cuore e nello spirito dei suoi fratelli». Il giorno di Pasqua Giovanni X ha visitato il villaggio di Maalula (riconquistato dalle forze governative la settimana scorsa) assieme al patriarca di Antiochia dei GrecoMelkiti, Gregorios III Laham.

© Osservatore Romano - 22-3 aprile 2014
Padri-Orientali-antichi
Una tradizione medievale ripresa ai tempi di Giovanni Paolo II è quella di cantare davanti al Santo Padre gli "Stichi e Stichirà" pasquali, tipico canto bizantino che intercala ad alcuni versetti (stichi) del gioioso salmo 67(68) gli "stichirà", antifone poetiche che lodano il giorno di Pasqua e la risurrezione gloriosa di Cristo. La conclusione è costituita dal tropario di Pasqua, che si ripete incessantemente in tutto l'Oriente cristiano durante il tempo pasquale:

Cristo è risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la morte e ai morti nei sepolcri ha donato la vita!
Questo canto è stato ripristinato per segnare in modo particolare gli anni in cui la Pasqua orientale (che segue il calendario Giuliano) coincide nella stessa domenica con la Pasqua dell'occidente cristiano (che segue il calendario Gregoriano).
Ecco l'esecuzione di quest'anno davanti a Papa Francesco, non in greco, ma nella versione slava della liturgia bizantina. Sotto il video propongo la traduzione italiana e il testo cirillico originale:




Sorga Dio e i suoi nemici si disperdano. 

Oggi una Pasqua divina ci è stata rivelata,
una Pasqua nuova, santa, una Pasqua misteriosa,
una Pasqua solennissima.
Pasqua, il Cristo redentore,
Pasqua immacolata, Pasqua grande,
Pasqua dei credenti,
Pasqua che ci apre le porte del paradiso,
Pasqua che santifica tutti i fedeli!

Come si disperde il fumo, tu li disperdi. 

Su, o donne evangeliste,
venite dalla visione e dite a Sion:
ricevi da noi annunci di gioia,
la risurrezione di Cristo!
Rallegrati, giubila, esulta Gerusalemme,
contemplando il tuo re, il Cristo,
che procede dal sepolcro come uno sposo!

Periscano gli empi davanti a Dio, 
i giusti invece si rallegrino. 

Le donne mirofore al primo albore
si recarono al sepolcro del Vivificante
e trovarono un Angelo seduto sulla pietra,
che si rivolse a loro e disse:
Perché cercate il Vivente in mezzo ai morti?
Perché piangete l’Incorruttibile,
come se fosse nella corruzione?
Andate, annunciate ai suoi discepoli.

Questo è il giorno fatto dal Signore, 
rallegriamoci ed esultiamo in esso! 

Pasqua bellissima, Pasqua del Signore, Pasqua!
Una Pasqua santissima è sorta per noi!
Pasqua! Con gioia abbracciamoci gli uni gli altri!
O Pasqua che distruggi la tristezza!
Perché oggi il Cristo, risplendendo dalla tomba come dal talamo, ha riempito le donne di gioia,
dicendo: Portate l’annuncio agli apostoli!

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo, 
ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 

È il giorno della risurrezione! Irradiamo gioia
per questa festa, abbracciamoci gli uni gli altri,
chiamiamo fratelli anche coloro che ci odiano,
perdoniamo tutto per la risurrezione, ed
esclamiamo così:

Tropario: 
Cristo è risorto dai morti, 
con la sua morte ha calpestato la morte 
e ai morti nei sepolcri ha donato la vita!



Così commentava il canto il cerimoniere di Giovanni Paolo II, l'arcivescovo Piero Marini:




Il canto orientale degli «Stichi» e «Stichirà» di Pasqua

A sottolineare questo annunzio corale della Risurrezione del Signore compiuta insieme dalle Chiese di Oriente ed Occidente, la celebrazione papale del mattino di Pasqua di quest'anno riprende anche l'antica consuetudine medievale della Chiesa di Roma di cantare davanti al Papa gli «Stichi» e «Stichirà» di Pasqua della liturgia pasquale bizantina.

Gli «stichi», versetti del salmo 67 (68), intercalati con i tropari o «stichirà», versi teologici e poetici che cantano la risurrezione del Signore e la gioia della Pasqua cristiana, sono cantati nella Veglia pasquale bizantina alla fine delle lodi notturne, prima della celebrazione della divina liturgia e sono ripetuti nella celebrazione del vespro, dopo la proclamazione del vangelo della risurrezione (Gv 20,19-25).

Si tratta di un testo fra i più belli, poetici e lirici della liturgia pasquale. In esso risuona il gioioso annunzio della Risurrezione del Signore. Nell'attuale stesura risalgono al secolo VI-VII, ma in essi si possono cogliere motivi teologici delle omelie dei Padri orientali come Giovanni Crisostomo, Basilio Magno, Gregorio Nazianzeno, ma forse risuonano in essi testi ancora più primitivi come le omelie pasquali del secolo II, di Melitone di Sardi e dell'Anonimo scrittore contemporaneo che ci ha trasmesso una splendida omelia pasquale, attribuita in seguito a Ippolito o a Giovanni Crisostomo.

Gli «stichirà» cantano la gioia della Chiesa per la risurrezione del Signore, mistero centrale della fede e della vita; è un inno di vittoria, un motivo di speranza incrollabile, un invito alla fraternità universale, al perdono dei nemici, a scambiare con tutti l'abbraccio della pace in Cristo che con il suo saluto pasquale porta a tutti la riconciliazione del Padre. Due delle strofe sottolineano il ruolo delle donne nell'annuncio della Risurrezione, secondo il Vangelo. Esse sono chiamate «mirofore» portatrici di profumi ed «evangeliste» annunciatrici della buona novella della risurrezione. Questo inno pasquale si conclude con il tropario di Pasqua che continuamente si ripete nella liturgia pasquale bizantina: «Cristo è Risorto dai morti, ha calpestato la morte con la sua morte, e ai morti nei sepolcri ha donato la vita». Si tratta di un notissimo testo bizantino, ripetuto migliaia di volte durante il tempo pasquale, testo che il Vaticano II ha citato alla fine del n. 22 della Costituzione pastorale Gaudium et spes.

Testo preso da: Il Canto degli "Stichi" e "Stichirà" davanti al Santo Padre http://www.cantualeantonianum.com/2014/04/il-canto-degli-stichi-e-stichira.html#ixzz2zWt6JIOg
http://www.cantualeantonianum.com

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