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Letture Natale Kiev 1  Letture Natale Kiev 2
Il 10 aprile 2014, nella Sala di san Sergio della Cattedrale di Cristo Salvatore di Mosca, si è svolta la prima riunione del Comitato Organizzativo delle XXIII Letture Internazionali di Natale, dedicate alla figura del granprincipe di Kiev Vladimir, battista della Rus’. La riunione è stata presieduta dal capo del Dipartimento per l’Educazione Religiosa e la Catechesi della Chiesa ortodossa russa, il metropolita Merkurij di Rostov e Novocherkassk. Alla riunione hanno partecipato: il metropolita Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca e presidente del Comitato Organizzativo della Chiesa ortodossa russa per la celebrazione del 1000 ° anniversario della morte di San Vladimir; il metropolita Kirill di Stavropol e Nevinnomyssky, presidente del Comitato sinodale per la cooperazione con i cosacchi; il metropolita Arsenij di Istra, primo Vicario del Patriarca di Mosca e di Tutta la Russia per la città di Mosca; il vescovo Tikhon di Podolsk, presidente della commissione per la gestione economica del Patriarcato di Mosca; il Vescovo Panteleimon Orecho-Zuevo, presidente del Dipartimento sinodale della Chiesa per le opere di carità e il servizio sociale; l’archimandrita Tikhon (Shevkunov), segretario esecutivo del Consiglio Patriarcale per la Cultura; l’archimandrita Sava (Tutunov), vicecancelliere del Patriarcato di Mosca; l’arciprete Sergij Privalov presidente ad interim del Dipartimento sinodale per i rapporti con le Forze Armate e le forze dell’ordine, l’arciprete Dimitry Smirnov, presidente della Commissione patriarcale sulla famiglia e la difesa della maternità e dell’infanzia; lo ieromonaco Onisim (Bamblevsky), presidente del Dipartimento per l’educazione religiosa e la catechesi della diocesi della città di Mosca; il sacerdote Roman Bogdasarov, Vice Presidente ad interim del Dipartimento sinodale per la Chiesa e Società; il diacono Aleksandr Volkov, capo del servizio stampa del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia; l’arciprete Sergij Zvonarev, segretario del Decr per l’estero; lo ieromonaco Makarij (Komogorov), assistente del presidente del Consiglio editoriale della Chiesa ortodossa russa; l’igumeno Mitrofan (Shkurin), segretario esecutivo del Comitato Organizzatore delle Letture; il primo vice presidente del Consiglio della Federazione di AP Torshin; il capo del Dipartimento per la Cooperazione Internazionale del Ministero della Cultura della Federazione Russa SG Obryvalin; il segretario esecutivo del gruppo parlamentare interpartitico della Duma di Stato per la difesa dei valori cristiani OV Efimov; il presidente dell’Accademia Russa dell’Istruzione LA Verbitskaya; il Capo del Reparto Informazione e analitica del Dipartimento sinodale per l’Informazione VV Kipshidze.

Ai partecipanti alla riunione ha rivolto alcune osservazioni introduttive il metropolita Mercurij di Rostov e Novocherkassk. Aprendo la riunione, egli ha dato al pubblico la benedizione del Patriarca di Mosca e tutte le Russie Kirill, Presidente delle Letture natalizie internazionali. Nel suo discorso, il metropolita Merkurij ha affrontato varie questioni di preparazione del forum educativo, parlando delle sue due fasi, internazionale e regionale. In particolare, egli ha sottolineato l’importanza dell’interazione delle strutture sinodali centrali con i vescovi diocesani della Chiesa ortodossa russa nel lavoro di organizzazione della fase regionale delle Letture di Natale.

Ha poi parlato il presidente del Dipartimento per le relazioni esterne metropolita Hilarion. Nella sua qualità di presidente del Comitato Organizzativo della Chiesa ortodossa russa per la celebrazione del 1000 ° anniversario della morte di San Vladimir, ha fatto diverse proposte relative all’organizzazione di progetti editoriali, educativi e informativi nel quadro delle Letture, per promuovere il patrimonio storico, spirituale e culturale del Battista della Rus’. Il metropolita ha espresso la speranza che le Letture di Natale del 2015 significheranno un autentico evento, non solo in Russia, ma anche per gli altri paesi della Rus’ storica, e per i connazionali che vivono all’estero e che costituiscono un unico spazio culturale che conserva l’eredità spirituale di San Vladimir.

Nel corso della riunione sono stati discussi vari altri temi legati alla preparazione e allo svolgimento delle XXIII Letture di Natale.

©  mospat.ru  -  11 aprile 2014
DECR delegazione dal Papa 1DECR Delegazione dal Papa 2

Dal 30 Marzo al 4 Aprile  2014, una delegazione del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca (Decr), con la benedizione del Presidente, metropolita Hilarion, ha effettuato un viaggio di lavoro in Vaticano. La delegazione era formata dal nuovo responsabile del segretariato per le relazioni inter-cristiane ieromonaco Stefan (Igumnov) e dal funzionario dello stesso segretariato, sacerdote Aleksij Dikarev. Il 2 aprile la delegazione ha partecipato all’udienza generale di Papa Francesco in Piazza San Pietro, al termine della quale gli ospiti dalla Russia hanno potuto intrattenersi col Pontefice. Lo ieromonaco Stefan ha trasmesso al Papa i saluti a nome della Chiesa ortodossa russa, in risposta Papa Francesco ha chiesto di esprimere i suoi cordiali saluti e migliori auguri a Sua Santità il Patriarca di Mosca e tutta la Rus’ Kirill e al metropolita Hilarion. Durante l’incontro da entrambe le parti è stata sottolineata l’importanza di mantenere e sviluppare le relazioni bilaterali tra il Patriarcato di Mosca e la Santa Sede.

Nel corso della visita, la delegazione della Chiesa Russa ha incontrato il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Cardinal Kurt Koch, e alcuni membri del Consiglio, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Arcivescovo Vincenzo Paglia e il vescovo-delegato del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Carlos Azevedo. In tali incontri sono state affrontate questioni di cooperazione pratica tra la Chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica romana, in particolare nelle sfere culturale e sociale. La delegazione è stata accompagnata dal padre domenicano Hyacinthe Destivelle, dipendente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

I visitatori dalla Russia hanno fatto conoscenza con la pratica del servizio sociale svolto dalla comunità cattolica di Sant’Egidio e si sono incontrati con il segretario generale professor Adriano Roccucci.

Lo ieromonaco Stefan (Igumnov) e il sacerdote Aleksij Dikarev hanno inoltre visitato la parrocchia russa di Roma dedicata a Santa Caterina megalomartire, dove il 2 aprile hanno partecipato al servizio del Mattutino con la lettura del Grande Canone di Sant’Andrea di Creta. La celebrazione è stata presieduta dal Segretario per le parrocchie del Patriarcato di Mosca in Italia, archimandrita Antonij (Sevryuk).

©  mospat.ru   4.4.2014

preghiera-2di NICOLA GORI

È la pace la prima emergenza per l’Oriente e per il mondo. Nonostante il pesante tributo pagato dai cristiani, anche in questi anni più recenti come testimonia la Siria, «la vocazione di quella Terra — dice il cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, in questa intervista al nostro giornale — è di essere il fulcro dell’incontro e della pace, tra Dio e l’umanità, e tra di noi al di là di ogni differenza e di ogni smentita della storia». Una caratteristica che Papa Francesco farà risaltare durante la sua prossima visita, assicura il porporato, che spiega il significato della colletta per la Terra santa che si raccoglie il venerdì santo.

Qual è il significato di questa tradizionale iniziativa?
La colletta per i luoghi santi è una tra le più significative espressioni della sollecitudine del Papa a favore della Chiesa a Gerusalemme e in tutta la Terra santa. È il senso della condivisione tra le Chiese dei beni spirituali e materiali. Quando però si parla di Terra santa si pensa piuttosto a uno scambio: ci scambiamo la preghiera vicendevole e il patrimonio della memoria a sostegno della comune missione. Da essa riceviamo l’eco del primo annuncio evangelico. Sono i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede a custodirlo, uniti ai loro pastori. Non a caso il Papa, ricevendo la nostra Congregazione nella plenaria di novembre, ha detto che ogni cattolico ha un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione. Abbiamo un debito da onorare perché in esse ritroviamo i nostri inizi.

Perché proprio il venerdì santo?
Perché è il giorno del silenzio di Gesù. È il giorno che fa memoria della totalità del dono. Il giorno in cui si proclama che “tutto è compiuto”. E se tutto è compiuto, può parlare solo l’amore nella sua pienezza. Mai come quest’anno mi sono sembrati carichi di amore gli attimi di silenzio che in piazza San Pietro nella domenica delle Palme hanno confermato il momento della morte nella proclamazione della passione di Gesù. Ho pensato in quell’attimo a padre Frans van der Lugt, il gesuita olandese assassinato pochi giorni fa a Homs in Siria. E alle innumerevoli e, purtroppo dimenticate, vittime innocenti che in quella terra santa continuano a irrorare col sangue l’annuncio della pace che viene da Dio. Pensavo alla gioia delle religiose ortodosse della cittadina siriana di Maalula da poco liberate. Ma avvertivo angoscia nel cuore per il vescovo siro-ortodosso Youhanna Ibrahim, che conosco personalmente, e il metropolita greco-ortodosso Boulos Yazigi, rapiti mentre tentavano di liberare due sacerdoti, Maher Mahfouz, greco-ortodosso, e Michel Kayyal, di 27 anni, armeno-cattolico e già nostro studente nel Pontificio collegio armeno. Sempre preghiamo per loro e per padre Paolo D all’Oglio, il gesuita romano di cui nulla si sa da tempo. Non vogliamo rassegnarci a ritenerli perduti!

A proposito della Siria, non c’è il rischio di assefuarsi progressivamente al dramma che quel Paese sta vivendo da oltre tre anni?
Certo, la situazione della Siria è quella che desta maggiori preoccupazioni. Tuttavia non si devono dimenticare i cattolici di Gerusalemme, Palestina e Israele, come di altre aree mediorientali, quali l’Egitto e l’Iraq. C’è l’Ucraina dove gli orientali cattolici sono messi a dura prova. È innegabile però che a tenere alta la tensione è la Siria. Pur nella confusione dei dati e ancor più delle responsabilità, le notizie recenti di un altro ricorso alle armi letali, come il dilagare delle violenze che colpiscono le fasce più deboli della società, i pesanti attacchi ai villaggi cristiani, con la profanazione di chiese e gli impedimenti così gravi alla pratica del culto e alla vita ecclesiale, specie nella dimensione sociale, educativa e assistenziale, impongono di tenere vive le coscienze. Nulla deve rimanere intentato perché i diritti umani, compresa la libertà religiosa, siano salvaguardati. Purtroppo, essi sono diffusamente calpestati e, perciò, vanno al più presto ripristinati.

Cosa si fa concretamente per le popolazioni martoriate dalla guerra e dalla violenza?
Le iniziative a favore della Siria sono veramente numerose e provengono da tutta la Chiesa, come pure dal mondo laico. Catene di volontari cercano di fare molto in una situazione spesso impossibile da gestire e che impedisce persino i soccorsi primari. La Congregazione per le Chiese orientali si è posta in stretta collaborazione con la nunziatura apostolica a Damasco per assicurare in occasione di questa Pasqua la vicinanza dei cattolici del mondo intero. Si aiutano personalmente i vescovi e i sacerdoti, i religiosi e le religiose: sono proprio loro, del resto, ad aprire giorno per giorno prima di tutto il cuore, e poi le porte delle Chiese e delle strutture pastorali — molte delle quali fortemente compromesse ormai dai bombardamenti ricorrenti — a tutti i bisognosi senza distinzione. Si darà la possibile assistenza alle scuole e a tutto ciò che può alleviare la insostenibile condizione dell’infanzia e della gioventù. La Siria non è dimenticata. L’oblio di questo dramma non può essere accettato.

In che modo sono coinvolte anche le comunità di altri Paesi?
Nella lettera che ho inviato a tutti i vescovi cattolici a sostegno della colletta e per ringraziarli della loro sensibilità, ho richiamato il problema della Siria, che si estende nell’intera area generando un flusso ininterrotto di profughi. In Giordania, per esempio, nel campo profughi di Zaatari, la Custodia di Terra santa calcola novantamila profughi siriani. Il Libano sta affrontando un grande sforzo di accoglienza.

Qual è al riguardo il ruolo del dicastero?
Siamo in costante contatto con il nunzio apostolico Zenari, che ringrazio di cuore insieme agli altri nunzi del Medio Oriente. Per il loro tramite giungerà la carità della Chiesa universale a tanti fratelli e sorelle in occasione della Pasqua. Coordiniamo poi l’attività delle agenzie che formano la Riunione delle Opere di aiuto alle Chiese Orientali (Roaco), espressione di importanti Chiese del nord America e dell’Europa, perché siano effettivamente mirate. La nostra presenza favorisce in seno a queste organizzazioni la conoscenza delle Chiese e delle reali necessità.

Tra poco Papa Francesco si recherà in Terra santa. Che impatto può avere sulla vita di quelle comunità?
La vocazione di quella Terra è di essere il fulcro dell’incontro e della pace, tra Dio e l’umanità, e tra di noi al di là di ogni differenza e di ogni smentita della storia. Proprio con questo augurio si dispongono alla visita che il Papa vi compirà nel mese di maggio e che avrò l’onore di condividere. Sarà un pellegrinaggio “ecumenico” nel cinquantesimo anniversario dell’abbraccio che si sono scambiati Paolo VI e Atenagora: quello tra Roma e Costantinopoli a Gerusalemme. La portata dell’evento fu singolare per le sorti della pace mondiale. E lo potrà essere il nuovo incontro tra Francesco e Bartolomeo. Per questo lo affidiamo, come ci ha chiesto il Santo Padre stesso, a Giovanni XXIII e a Giovanni Paolo II, ormai vicinissimi alla canonizzazione, affinché «instancabili operatori di pace sulla terra, siano nostri intercessori in cielo». È la pace, tuttora, la prima emergenza per l’Oriente e per il mondo.

© Osservatore Romano - 18 aprile 2014


BARTOLOMEO I“La storia ha dimostrato che un vero progresso non può esistere senza Dio. Nessuna comunità può essere veramente progressista e felice, se non vi è libertà. Ma la vera libertà si ottiene solo stando accanto a Dio”. Lo scrive il patriarca ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, in un messaggio indirizzato a tutto il mondo, in occasione della Santa Pasqua. “La storia del ventesimo secolo - prosegue il patriarca - conferma tragicamente questa verità. L’umanità ha conosciuto l’orrore che proveniva dall’Europa Centrale con le migliaia di morti durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziste”.
La lezioni del passato non sono state ascoltate e ancora “ai nostri giorni i tamburi di morte e delle tenebre risuonano accanitamente. Alcuni uomini credono che lo sterminio di altre persone siano un’azione lodevole e necessaria, ma s’ingannano miseramente. Purtroppo l’annientamento e la vessazione dei più deboli da parte dei più forti, prevale sulla piramide del mondo a venire. Più spesso sorprende la durezza e la mancanza di pietà di coloro che detengono le redini del mondo e di coloro che credono di dominarlo”.
Ma la Pasqua ogni anno rinnova un messaggio di speranza per l’umanità schiacciata nel dolore. “Cristo - scrive infatti il patriarca Bartolomeo - attraverso la sua morte sulla croce, ha invertito la piramide del mondo e in cima ad essa ha collocato la Croce. In cima si trova Lui stesso, poiché Egli stesso ha sofferto più di tutti gli uomini. Non vi fu uomo nel mondo che abbia sofferto quanto ha sofferto Cristo, il Dio-Uomo: ‘Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce’”. “Spesso nella storia dell’umanità - prosegue Bartolomeo -, vediamo signoreggiare le tenebre della morte, l’ingiustizia al posto della giustizia, l’odio e l’invidia al posto dell’amore e gli uomini a preferire l’odio infernale al posto della luce della Resurrezione”.
“In questo signoreggiare delle forze delle tenebre - conclude il patriarca - la Chiesa risponde con la grazia e la forza del Cristo Risorto. Colui che prese su Se stesso i mali e i patimenti di ciascun uomo, dà al mondo, attraverso la Sua Resurrezione anche la certezza che è vinta la morte". (R.P.)

© www.radiovaticana.org - 17 aprile 2014


twal-giovedì santo“Di fronte a un numero crescente di nostri fratelli rifugiati arrivati nel Paese, di fronte a tante guerre e violenze, di fronte a persone che soffrono la fame o che si ritrovano senza più casa, dobbiamo tendere la mano, asciugare tante lacrime e consolare tanti cuori spezzati”. Questo è, per il patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, “il messaggio del Giovedì Santo”. Celebrando questa mattina la Messa in Coena Domini presso la basilica del Santo Sepolcro, il patriarca ha ricordato il significato della lavanda dei piedi e ha invitato i fedeli a lasciarsi “riconciliare da Dio, per gustare più intensamente la gioia del perdono”.
“Seguendo i consigli e l’esempio del nostro Papa Francesco - ha detto Twal - non temiamo di accostarci al sacramento della Penitenza. Il perdono, che ci viene donato da Cristo, è fonte di serenità interiore ed esteriore e ci rende artigiani di pace in un mondo dove purtroppo regnano ancora le divisioni, le sofferenze e i drammi dell’ingiustizia, dell’odio e della violenza”.
“Dio - ha concluso il patriarca - ha bisogno di persone umili e generose per nutrire, per sfamare il suo popolo, ma anche per soffrire con Cristo e con gli uomini. Non dimentichiamo, fratelli e sorelle, di rendere grazie per essere stati scelti per questa missione e di vivere e di lavorare in questa Terra”. (R.P.)

© www.radiovaticana.org - 17 aprile 2014


gesu-e-la-samaritana-anagni


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كلمة قداسة البابا فرنسيس
صلاة التبشير الملائكي
الأحد، 23 مارس / آذار 2014
ساحة القديس بطرس
الإخوة والأخوات الأعزاء، صباح الخير!
يقدّم لنا إنجيل اليوم لقاء يسوع مع المرأة السامرية، والذي تم بمدينة سيخارة، بالقرب من بئر قديمة حيث كانت المرأة تذهب يوميا لتستقي. لكنها، في ذاك اليوم، وجدت يسوع جالسًا "وقد تعبَ من المَسير" (يو 4، 6) فقال لها "اسقيني" (يو 4، 7). وبهذا الشكل تخطى حواجز العدائية التي كانت موجودة بين اليهود والسامريين وكسر الأحكام المسبقة ضد النساء. كان طلب يسوع البسيط هو بداية حوار صريح، دخل من خلاله، وبلباقة كبيرة، إلى العالم الداخلي لشخص، لم يكن من المفترض الكلام معه، بحسب القواعد الاجتماعية. لقد فعل يسوع هذا! فيسوع لا يخشى شيئا! وهو، عندما يرى شخصا، يذهب قُدمًا نحوه، لأنه يحب. إنه يحبنا جميعًا. وهو لا يتوقف أمام الأحكام المسبقة ضد أي شخص. لقد وضعها يسوع أمام وضعها، بدون أن يدينها، وجعلها تشعر بأنها مقبولة، وحرّك فيها هكذا الرغبة بالذهاب إلى ما هو أبعد من الروتين اليومي.
إن عطش يسوع لم يكن عطشًا للماء، إنما للقاء مع نفس قاحلة. فكان يسوع يحتاج للقاء المرأة السامرية ليفتح قلبها: طلب منها أن يستقي ليُظهر العطش الذي كان في نفسها. تأثرت المرأة بهذا اللقاء: ووجّهت ليسوع أسئلة عميقة، أسئلة حاضرة في داخلنا جميعا، لكننا غالبا ما نتجاهلها. فنحن أيضا لدينا أسئلة كثيرة، ولكننا لا نجد الشجاعة لنطرحها على يسوع! إن زمن الصوم الأربعيني، أيها الإخوة والأخوات الأعزاء، هو وقت ملائم لننظر في داخلنا، كي نُظهر حاجاتنا الروحية الحقيقية، ونطلب مساعدة الرب من خلال الصلاة. إن مثل المرأة السامرية يدعونا لنقول هكذا: "يا يسوع، أعطني الماء الذي يرويني للأبد".
يخبر الإنجيل أن التلاميذ اندهشوا من رؤية معلّمهم يتكلم مع تلك المرأة. لكنَّ الرب أعظم من الأحكام المسبقة، ولهذا لم يخشى التوقف للتكلم مع المرأة السامرية: فالرحمة هي أكبر بكثير من الأحكام المسبقة. علينا أن نتعلم هذا جيدّا! الرحمة هي أكبر بكثير من الأحكام المسبقة، ويسوع هو رحوم جدا، جدا! أما نتيجة ذاك اللقاء الذي تم بالقرب من البئر فكان تبدّل المرأة: "فتركت جرّتها" (يو 4، 28)، التي بها كانت ستستقي، وذهبت مسرعة إلى المدينة كي تروي اختبارها الرائع، "هَلُمُّوا فَانْظُروا رَجُلاً قالَ لي كُلَّ ما فَعَلتُ. أَتُراهُ المَسيح؟"، بحماسة كبيرة. كانت ذاهبة إلى البئر لتستقي، فوجدت ماءً اخرًا، ماءَ الرحمة الحي الذي يتفجّر حياة أبدية. وجدت الماء الذي كانت تبحث عنه دائما! فأسرعت إلى المدينة، تلك المدينة التي كانت تدينها، وتحكم عليها، وترفضها، وأعلنت أنها التقت المسيا: المسيح الذي بدّل حياتها - لأن كل لقاء مع يسوع يبدّل حياتنا، دائمًا، فهو دائما مثل خطوة نحو الأمام، خطوة تجاه الله. هكذا كل لقاء مع يسوع يبدل الحياة، دائمًا.
نجد نحن أيضا في هذا الإنجيل حافزا كي "نترك جرّتنا"، والتي ترمز لكل شيء يبدو مُهمًا ظاهريّا، ولكنه يفقد قيمته أمام "محبة الله". فلكل منا جرّة واحدة أو أكثر! وهنا أطرح سؤلا عليكم وعلى نفسي: "ما هي جرّتي الداخلية، تلك التي تثقلني، وتبعدني عن الله؟". لنضع "هذه الجرّة" جانبا، ونسمع صوت يسوع، والذي يقدّم لنا ماءً مغايرا، ماء يقرّبنا من الرب. فنخن مدعوون لأن نكتشف مجددا أهمية ومعنى الحياة المسيحية، التي بدأت في المعمودية، وإلى أن نشهد بها لأخوتنا، على غرار المرأة السامرية! عن ماذا يجب أن نشهد؟ عن الفرح! عن فرح اللقاء مع يسوع، لأن كل لقاء مع يسوع - كما سبق وذكرت - يبدل الحياة، كل لقاء مع يسوع يغمرنا فرحًا، بذاك الفرح الذي ينبع من الداخل. فالرب هو دائما هكذا! ونحن مدعوون للتحدث عن العجائب التي يصنعها الرب في قلبنا، عندما نمتلك شجاعة ترك جرَّتنا جانبا.
ثم صلاة التبشير الملائكي
دعونا الآن نتذكر عبارتين: كل لقاء مع يسوع يبدل الحياة، كل لقاء مع يسوع يملؤنا فرحا. هل يمكن أن نكررها سويا؟ كل لقاء مع يسوع يبدل الحياة، كل لقاء مع يسوع يملؤنا فرحا.
يُحتفل غدا باليوم العالمي للسل: لنصلي من أجل جميع الأشخاص المصابين بهذا المرض، وجميع من يقدّمون لهم المساعدة بطرق متعددة.
سنعيش يومي الجمعة والسبت القادمين فترة توبة مميزة تحت اسم: "أربع وعشرون ساعة من أجل الرب". ستبدأ الاحتفال في بازيليك القديس بطرس عصر الجمعة، ومن ثم ستكون بعض الكنائس، في وسط روما، مفتوحة طوال المساء والليل للصلاة وللاعتراف. ويمكننا أن نقول انه سيكون عيدا للمغفرة، والذي سيُحتفل به أيضا في العديد من الإيبارشيات والرعايا في العالم. إن المغفرة التي يمنحنا إياها الرب، ينبغي علينا الاحتفال بها، كما فعل الأب في مثل الابن الضال، فقد احتفل الاب بعودة الابن للبيت، متناسيا كل شيء، وكل خطاياه. سيكون "عيدا للمغفرة".
أتمنى لكم جميعًا أحدًا مباركًا وغداء هنيئا! وإلى اللقاء!
© جميع الحقوق محفوظة – حاضرة الفاتيكان 2014

Bartolomeo-Patriarca
Cristo è risorto!

“Venite”, Fratelli e Figli nel Signore, “prendete la Luce dalla Luce che non tramonta”, dal Fanar, il Sacro Centro dell’Ortodossia e glorifichiamo tutti insieme “Cristo, il risorto dai morti”.

Cupa era la situazione dell’anima dei discepoli del Signore dopo la Sua Crocifissione, perché dopo la morte del Signore avvenuta in quel modo, si erano dissolte le speranze dei Suoi discepoli riguardo alla Sua e loro vittoria, come potere politico. Avevano interpretato l’uscita trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, dopo la resurrezione di Lazzaro ed il nutrimento miracoloso di cinque mila uomini, esclusi donne e bambini, con cinque pani e due pesci, come preludio della loro conquista del potere secolare. La madre di due di loro fece certamente richiesta, che i suoi figli sedessero uno a destra ed uno a sinistra del Signore, quando Questi avesse assunto il potere. Tutte queste cose si erano dissolte, come sogni di bambini, a causa del terribile colpo della esecuzione mortale di Gesù Cristo.

Tuttavia, al mattino, il primo giorno dopo il Sabato, le Donne Mirofore trovarono vuoto il sepolcro e appresero dall’Angelo, che Gesù era risorto dai morti. Poco dopo però lo videro, in una situazione diversa che non permetteva alle Mirofore di toccarlo. Tale inaspettata situazione delle cose provocò la loro incredulità su Gesù, riguardo alla situazione dei fatti che seguirono. La risposta non fu data loro immediatamente. Furono avvisati di aspettare con pazienza e perseveranza fino a quando non fossero rivestiti di forza dall’alto. Ubbidendo al comandamento, attesero fino a Pentecoste, quando lo Spirito Santo, discese, rivelò loro in pienezza, la loro nuova missione. Questa non consiste nella liberazione di una nazione dall’asservimento da un’altra nazione, ma nella liberazione di tutta la umanità dall’asservimento al principe del male e del male in genere. Un’altra grande missione differente da quella che sognavano.

L’incomprensibile comandamento della divulgazione del messaggio di liberazione dell’uomo dalla schiavitù della morte li sorprese, ma fu accolto con zelo e proclamato ovunque e ha salvato e salva molti dalla morte. E’ il primogenito dei morti, colui che è risorto Gesù, il quale offre a tutti la possibilità della resurrezione e della vita eterna, una vita che non è soggetta più alla corruzione, in quanto nella resurrezione gli uomini sono come angeli di Dio nel cielo e portano un corpo spirituale al posto di uno carnale.

Viviamo da questo momento un assaggio di questa condizione beata di resurrezione, quando portiamo il nostro abito carnale in un modo tale da non assaporare l’essenza della morte, cioè l’allontanamento dall’amore di Dio, ma avvertiamo che passiamo dalla morte naturale del corpo carnale ad una vita più alta di tipo spirituale attraverso la conoscenza con amore del Volto del Signore, conoscenza che equivale alla vita eterna.

Non attendiamo dunque, semplicemente la resurrezione dei morti come un atto del futuro più lontano, ma partecipiamo ad essa da ora, per gridare ad ogni gente con San Giovanni Crisostomo: “Dov’è il tuo pungiglione, o morte? Dov’è o Ade la tua vittoria? Risorgiamo insieme con Gesù Cristo e viviamo le cose ultime come le presenti e le presenti come ultime. La resurrezione impregna la nostra esistenza e la riempie di gioia. Così si è riempita la bocca dei discepoli nel dire è risorto il Signore.

Proseguiamo l’opera degli Apostoli. Rendiamo partecipe il mondo del messaggio della resurrezione. Annunciamo riconoscendo, che la morte non può avere un posto nella nostra vita, non porta alcuna utilità alla umanità. Quelli che aspirano a rendere migliore la vita sociale attraverso la morte di alcuni loro prossimi, non offrono un buon servizio ai sopravvissuti. Servono l’allungamento della morte e preparano il fatto di venire inghiottiti da essa.


Ai nostri giorni i tamburi di morte e delle tenebre risuonano accanitamente. Alcuni uomini credono che lo sterminio di altre persone siano una azione lodevole e necessaria, ma si ingannano miseramente. Purtroppo l’annientamento e la vessazione dei più deboli da parte dei più forti, prevale sulla piramide del mondo a venire. Più spesso sorprende la durezza e la mancanza di pietà di coloro che detengono le redini del mondo e di color che credono di dominarlo.

Cristo tuttavia, attraverso la sua morte sulla croce, ha invertito la piramide del mondo e in cima ad essa ha collocato la Croce. In cima si trova Lui stesso, poiché Egli stesso ha sofferto più di tutti gli uomini. Non vi fu uomo nel mondo che abbia sofferto quanto ha sofferto Cristo, il Dio-Uomo: “Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce”. Per questo Dio Padre “gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome, affinché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra.” (Fil. 2, 8-11)

Spesso nella storia della umanità, vediamo signoreggiare le tenebre della morte, l’ingiustizia al posto della giustizia, l’odio e l’invidia al posto dell’amore e gli uomini a preferire l’odio infernale al posto della luce della Resurrezione. Nonostante il progresso tecnologico apparente delle società umane, nonostante le dichiarazioni riguardo ai diritti umani e delle libertà di fede, l’odio nazionalista e religioso accresce in tutto il mondo e provoca pericolose tensioni, le quali accrescono la signoria del regno della morte, dell’Ade, dell’inferno. Gli uomini sfortunatamente non possono sopportare la diversità del loro prossimo. Non possono accettare la diversa origine raziale, le loro diverse concezioni e opinioni, politiche, religiose, sociali.

La storia tuttavia, ha dimostrato che un vero progresso non può esistere senza Dio. Nessuna comunità può essere veramente progressista e felice, se non vi è libertà. Ma la vera libertà si ottiene solo stando accanto a Dio. La storia del ventesimo secolo conferma tragicamente questa verità. La umanità ha conosciuto l’orrore che proveniva dall’Europa Centrale con le migliaia di morti durante la Seconda Guerra Mondiale e le persecuzioni razziste. Allo stesso tempo tuttavia ha vissuto anche l’orrore di quelle forze che, definitesi progressiste, hanno commesso nel nome della libertà, delitti di analoga e immensa durezza in Europa Orientale. Così dunque, il totalitarismo non conosce schieramenti politici, quale progenie di una umanità senza Cristo, con conclusione naturale la rovina e la morte. Tutte queste cose attestano che ogni tentativo per una vera libertà senza Dio, è condannata alla tragedia.

In questo signoreggiare delle forze delle tenebre, la Chiesa risponde con la grazia e la forza del Cristo Risorto. Colui che prese su Se stesso i mali e i patimenti di ciascun uomo, dà al mondo, attraverso la Sua Resurrezione anche la certezza che “è vinta la morte”.

La resurrezione e la vita sono dono e luce di Gesù Cristo, che “appare a tutti”. Dunque diamo tutti onore al dono. Ringraziamo tutti il Donatore, colui che “ha illuminato come in uno specchio il mondo attraverso la carne e ha mostrato la luce della resurrezione alle genti”.  Venite, dunque, prendiamo la luce dalla Luce della Vita che non ha mai tramonto. Venite, accogliamo e accettiamo il dono della resurrezione ed esclamiamo dal cuore ad alta voce: Cristo è risorto dai morti, ha vinto la morte con la morte, donando la vita ai giacenti nei sepolcri! Rallegratevi popoli ed esultate!

Fanar, Santa Pasqua 2014

+ Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo,
diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio


©   ortodossia.it  -  16 aprile  2014
TERRA SANTA - AppelloNel tradizionale messaggio pasquale, tutti i leader cristiani della Terra Santa sottolineano che la vera pace "fiorisce sulla Croce e viene difesa dalla Resurrezione. Non porta a discriminazioni fra le comunità o a scontri interminabili". Un appello a fedeli e "tutti gli uomini di buona volontà" affinché si preghi per una risoluzione dei conflitti in corso.

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