«Il nostro rifugio» Riproponiamo, da "Tracce" di giugno, la storia di Myriam.
- Dettagli
- Creato: 07 Luglio 2017
- Hits: 538
Stupì il mondo perdonando gli uomini dell’Isis. Dopo tre anni, lei e la sua famiglia sono ancora profughi. Raccontano la vita nel campo. Le prove. E una decisione: restare nella loro terra, l'Iraq (by La piccola Myriam era da pochi mesi rifugiata con la sua famiglia a Erbil, nel campo profughi di Ankawa, quando stupì il mondo con l’intervista televisiva in cuiperdonava i persecutori dell’Isis per amore di Gesù. Qaraqosh, la città dove vivevano, era stata presa d’assalto - nel 2014 - e devastata dagli jihadisti, causando il massacro della popolazione (cristiana) e l’esodo di quanti riuscirono a fuggire.Nel video di quell’intervista con Sat7, la tv cristiana del Medioriente, Myriam racconta di non essere arrabbiata con Dio per quello che è accaduto: «Lo ringrazio, perché si occupa di noi. Ci ama tutti. Non solo me, Dio ama tutti». Anche gli uomini dell’Isis: «Sono solo triste che ci hanno cacciati dalle nostre case. Perché l’hanno fatto?». Desidera tanto rivedere la sua amica Sandra, di cui in quel momento non sa più nulla: «Ci volevamo bene, ci perdonavamo sempre». «Spero tornerai presto a casa», le dice il giornalista. Miryam risponde seria: «Se Dio lo vuole. Non quello che vogliamo noi, ma quello che vuole Lui, perché Lui sa».
La preparazione della prima messa dopo la liberazione a Qaraqosh, a 30 chilometri da Mosul
Ora Qaraqosh è ufficialmente liberata. Myriam e i suoi, però, sono tuttora nel campo profughi. Pochissimi sinora vi hanno fatto ritorno. Il fatto è che, sì, a ottobre dello scorso anno l’esercito iracheno è entrato in città mettendo in rotta i guerriglieri jihadisti. Ma Qaraqosh rimane molto insicura e pressoché invivibile: sui paesi attorno sventola ancora la bandiera del Daesh; terroristi e cecchini si annidano ancora tra le rovine degli edifici; luce ed acqua sono state ripristinate, o forse è meglio dire rabberciate, ma mancano del tutto i servizi essenziali, comprese scuole e ospedali.
Myriam adesso ha quasi tredici anni, frequenta la scuola a Erbil, a due-tre chilometri dal campo, molto meritoriamente tenuta in funzione dalle suore domenicane. Anche la sorellina di Myriam, Zumoruod, va nella stessa scuola. Mamma Alice e papà Waleed cercano sempre qualche lavoretto - occasionale, altro non c’è - per rastrellare qualche dinaro da aggiungere ai 10mila mensili forniti, ma ancora per poco, da World Vision International. Diecimila suona tondo, ma è l’equivalente di 8 dollari. La mamma, nell’ambito della scuola delle suore, fa qualche traduzione, ma è ben poca cosa.
Myriam adesso ha quasi tredici anni, frequenta la scuola a Erbil, a due-tre chilometri dal campo, molto meritoriamente tenuta in funzione dalle suore domenicane. Anche la sorellina di Myriam, Zumoruod, va nella stessa scuola. Mamma Alice e papà Waleed cercano sempre qualche lavoretto - occasionale, altro non c’è - per rastrellare qualche dinaro da aggiungere ai 10mila mensili forniti, ma ancora per poco, da World Vision International. Diecimila suona tondo, ma è l’equivalente di 8 dollari. La mamma, nell’ambito della scuola delle suore, fa qualche traduzione, ma è ben poca cosa.
leggi tutto
© https://it.clonline.org/storie/mondo/ 2017/07/05/i
