La giusta risposta
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- Creato: 16 Novembre 2015
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PARIGI, 16. «Di fronte alla cieca barbarie, ogni crepa nelle fondamenta delle nostre convinzioni sarebbe una vittoria per i nostri aggressori. Possiamo rispondere alla barbara ferocia solo attraverso un surplus di fiducia nei nostri simili e nella loro dignità. Non è decapitando che si mostra la grandezza di Dio bensì lavorando al rispetto dell’essere umano fin dentro le sue estreme debolezze». È stata un’omelia colma di dolorose domande ma anche piena di speranza quella pronunciata ieri sera dal cardinale arcivescovo di Parigi, André Vingt-Trois, nella cattedrale di Notre- Dame, durante la messa per le vittime degli attentati del 13 novembre nella capitale francese; messa preceduta, per quindici lunghissimi minuti, dal rintocco delle campane. Erano presenti, fra gli altri, autorità civili e religiose, tra le quali l’arcivescovo Luigi Ventura, nunzio apostolico in Francia, che ha dato lettura del messaggio, a firma del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, inviato da Papa Francesco. «In che modo il nostro stile di vita può provocare un’aggressione così barbara? Come è possibile che giovani formati nelle nostre scuole e città conoscano un disagio tale che il fantasma del califfato e della sua violenza morale e sociale arriva a rappresentare per loro un ideale» per cui dare la vita? «Come questo cammino di barbarie può diventare un ideale? E che influenza ha sui valori che noi difendiamo?». Ma Vingt-Trois si è chiesto anche: «Da cosa si riconosce un uomo o una donna di speranza?». E la risposta è stata: «Nella sua capacità di affrontare delle prove e di combattere contro le forze distruttrici in fiducia e serenità. Questa forza interiore consente a uomini e donne ordinari, come voi e me, di rifiutare di piegarsi, di fare scelte difficili, a volte eroiche, ben al di là delle proprie forze». A guidarli — ha concluso il porporato — è la fiducia in Dio, «luce sul cammino della vita, non solo per ciascuno di noi nella propria esistenza personale ma anche per capire la storia umana, compreso il suo svolgimento enigmatico». Sempre ieri, a Parigi, hanno pregato e cantato la Marsigliese gli imam radunatisi davanti al teatro «Bataclan» assieme allo scrittore Marek Halter e ad altri rappresentanti della comunità ebraica, con i quali hanno acceso le candele di una menorah. «Siamo qui come francesi e come musulmani, non ci divideranno», ha detto l’imam di Drancy, Hassen Chalghoumi, uno dei protagonisti del dialogo interreligioso in Francia: «Uscite dal silenzio per dire no alla barbarie e a un odio che sporca tutti i musulmani », ha esortato. Non si contano i messaggi, le dichiarazioni, le prese di posizione da parte dei rappresentanti religiosi nel mondo. Tutti gli episcopati cattolici europei (e non solo), il Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa, la Commissione degli episcopati della Comunità europea, la Conferenza delle Chiese europee, l’Assemblea degli ordinari cattolici di Terra Santa, numerosi movimenti (come Pax Christi) sono intervenuti esprimendo cordoglio e solidarietà alla Francia e ribadendo il loro impegno per l’unità e il dialogo. «La convinzione che il mondo può camminare verso l’unità e superare lo scontro e la violenza delle armi — ha dichiarato la presidente dei Focolari, Maria Voce — resta viva nell’animo e nell’azione di quanti hanno a cuore l’a m o re per ogni uomo e il futuro della famiglia umana e vogliono realizzarla mediante l’azione della politica, gli strumenti dell’economia, le regole del diritto». Nel mondo ortodosso è unanime la condanna degli attentati e il raccoglimento nella preghiera, l’Unione buddista di Francia si stringe ai familiari delle vittime, mentre il primate della Comunione anglicana, Justin Welby, invita a scegliere «la vita e la speranza » anziché morte e paura. «Questi atti non hanno niente a che vedere con l’islam», hanno ribadito le organizzazioni musulmane in Francia, sottolineando che la soluzione del problema passa attraverso la formazione degli imam e la conoscenza reciproca. Dall’Egitto il gran mufti, Shawki Allam, lancia un appello a combattere tutti insieme contro «l’estremismo violento che non conosce alcuna fede particolare. Le vittime innocenti e le loro famiglie sono nei nostri pensieri e nelle nostre preghiere. L’intera comunità musulmana è in lutto poiché un attacco di questa portata è un attacco a tutta l’umanità ». Condanna inoltre dall’o rg a - nizzazione islamica indonesiana Muhammadiyah. Per il gran rabbino di Francia, Haïm Korsia, «dobbiamo collettivamente ripristinare la nostra capacità di essere vigilanti e la nostra responsabilità gli uni verso gli altri, per fare di ciascuno il custode del proprio fratello». E l’American Jewish Committee si chiede se «sarà possibile per tutti gli europei di buona volontà unirsi? Potremo noi tutti, indipendentemente dal nostro credo religioso o meno, unirci in una piattaforma comune contro l’odio e la violenza del terrorismo e per la difesa della libertà di espressione, per la tutela dei diritti umani e della democrazia, per la coesistenza e il rispetto reciproco? Il terrorismo islamista e l’antisemitismo sono in forte aumento, mentre dalla parte opposta troviamo solo silenzio e paralisi. Più a lungo restiamo in questa letargia più forte sarà il nemico che alla fine saremo costretti a combattere» .
© Osservatore Romano- 16-17 novembre 2015