In Francia solo imam muniti di abilitazione
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- Creato: 25 Novembre 2015
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PARIGI, 25. Anche la comunità islamica di Francia si mobilita a livello istituzionale nella lotta all’e s t re m i - smo jihadista e a chi predica l’o dio. Il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) ha annunciato ieri, martedì, che introdurrà l’obbligo di una speciale “abilitazione” per gli imam desiderosi di esercitare nelle moschee del Paese, un documento che certifichi l’insegnamento di un islam «tollerante e aperto», oltre che rispettoso delle leggi francesi. L’idea era già stata proposta in estate dal presidente del Cfcm, Anouar Kbibech, che a luglio è subentrato nella guida dell’o rg a n i z z a z i o n e allo storico leader islamico Dalil Boubakeur, il rettore della grande moschea di Parigi da sempre in prima linea contro gli estremisti. Proposta che dopo i tragici fatti del 13 novembre è prepotentemente tornata d’attualità. Così ieri — come riferito dalle agenzie di informazione — a seguito di un incontro con il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, l’idea si è trasformata in decisione ufficiale. D’ora in poi, il Consiglio del culto musulmano rilascerà ai futuri imam una “certificazione”, dopo averne testato sia le conoscenze teologiche e religiose, sia «la conoscenza del contesto francese, la storia, le istituzioni» e l’adesione ai suoi valori fondamentali. Si tratterà, ha spiegato Kbibech, di una «specie di patente di guida», che potrà anche «essere ritirata» in caso di violazioni delle regole. «È giunto il tempo di agire — ha assicurato sempre Kbibech al quotidiano «Le Figaro» — il Cfcm è determinato ad assumersi le proprie responsabilità». In questo quadro, verrà presto costituito un «consiglio religioso» incaricato di «smontare, sul piano teologico, le argomentazioni utilizzate dalle organizzazioni terroriste e jihadiste» per irretire i giovani musulmani. Il Cfcm sta inoltre lavorando alla stesura di una “Carta dell’imam”, una sorta di dichiarazione solenne che tutti i predicatori dovranno sottoscrivere, impegnandosi in particolare a diffondere «un islam aperto, tollerante» e «rispettoso delle leggi della Repubblica». Principi in linea con quello che è stato il motto di Kbibech fin dalla sua nomina: «Creare un islam del dialogo». Ma anche strumenti per evitare ogni generalizzazione legata ai fatti tragici di Parigi. «Ci rivolgiamo all’insieme dei francesi per chiarire loro cosa dice l’islam su terrorismo e attentati, perché ci sono nell’opinione pubblica dei sospetti intollerabili», aveva detto Kbibech la scorsa settimana, nel giorno in cui il Consiglio del culto musulmano aveva diffuso a tutte le moschee di Francia un «appello solenne» di condanna delle violenze. Di tutto questo si discuterà domenica prossima, 29 novembre, durante un’importante riunione di tutte le federazioni e organizzazioni dell’islam di Francia, che si terrà presso l’Istituto del mondo arabo a Parigi. Infatti, la certificazione degli imam non risolve completamente la questione dei predicatori estremisti che indottrinano i giovani musulmani. Oltre alle prediche che si possono ascoltare sula rete internet, ci sono anche imam che vengono dall’estero e si spostano di moschea in moschea. Inoltre, al Cfcm aderiscono solo i due terzi dei 2500 luoghi di culto musulmano in Francia. La mobilitazione del Consiglio del culto musulmano ha comunque ricevuto l’immediato plauso del ministro Cazeneuve, che ha anche ribadito la determinazione nel perseguire i colpevoli di attacchi islamofobi o xenofobi, che si sono intensificati negli ultimi dieci giorni. Tra gli episodi più gravi si registra l’aggressione, avvenuta sabato sera, di tre giovani di origine maghrebina all’uscita di una discoteca nel sudovest della Francia. Gli aggressori, hanno raccontato le vittime al quotidiano locale «La Depeche», «cantavano la Marsigliese e facevano saluti nazisti», prima hanno urlato frasi come «andatevene a casa vostra, arabe» e poi le hanno aggredite.
© Osservatore Romano - 26 novembre 2015