Otto giorni di luci
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- Creato: 05 Dicembre 2015
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di ZION EVRONY* Chanukkàh, ( הכונח ) è una festività ebraica conosciuta anche con il nome di Festa delle luci. La parola chanukkàh letteralmente significa inaugurazione o dedica. Essa rappresenta anche il valore universale della libertà religiosa e delle tradizioni, il coraggio e la vittoria dei pochi contro i molti. Diversamente dalle principali festività ebraiche, questa non ha origini bibliche, ma deriva da alcuni eventi storici ed è — come Purim — una festa stabilita per decreto rabbinico, vale a dire dopo il dono della Torah.
È una festività che si protrae per otto giorni, inizia il venticinquesimo giorno del mese di Kislev, che di solito cade in dicembre — quest’anno la sera del 6 dicembre — e non è un giorno totalmente sacro, infatti generalmente non ci si astiene dal lavoro. Chanukkàh celebra un fatto avvenuto nel periodo seleucida, nel secondo secolo avanti Cristo, quando i sovrani greci, la stirpe che succedette ad Alessandro il Grande e che si stabilì in Siria, cercarono di forzare gli ebrei della terra di Israele ad adottare alcune pratiche contrarie alla legge ebraica. La peggior decisione fu quella decretata da re Antioco IV, che ordinò la collocazione di una statua nel Tempio di Gerusalemme e la consacrazione di un altare a Zeus. La battaglia che vi fu tra ebrei e greci fu innanzitutto una battaglia religiosa e culturale. La rivolta ebraica ebbe inizio nella città di Modi’in, ma raggiunse il suo apice con la riconquista di Gerusalemme e la purificazione del tempio dagli idoli. Secondo il Libro dei Maccabei la dedicazione del tempio è l’evento principale celebrato da Chanukkàh, ma negli anni a seguire l’evento centrale è diventato l’accensione della Menorah per il significato simbolico a essa connesso. Nella storia ebraica il periodo degli Asmonei spicca come un tempo di indipendenza politica del popolo ebraico nella Terra di Israele, vale a dire l’unico periodo di indipendenza tra il periodo del primo Tempio e la creazione dello Stato di Israele. Lo Stato degli Asmonei è stato per il movimento sionista una fonte di ispirazione in riferimento ai valori di nazionalità moderna, libertà politica, sovranità e coraggio. La ribellione degli ebrei contro il regime seleucida iniziò nel 167 avanti Cristo e tra i leader della rivolta vi furono appunto gli Asmonei o Maccabei, figli del sommo sacerdote Mattatia. Nel 164, sotto la guida di Giuda Maccabeo, la rivolta raggiunse il culmine, con la liberazione di Gerusalemme e del Tempio dal dominio straniero. L’evento è documentato da alcune fonti storiche scritte alla fine del secondo secolo dopo Cristo. Secondo la tradizione ebraica, la festa di Chanukkàh fu istituita da Giuda Maccabeo, per ricordare le celebrazioni di purificazione e ridedicazione del Tempio e il miracolo che, secondo la tradizione, avvenne in quei giorni quando i Maccabei cercarono l’olio per accendere il candelabro del Tempio, ma scoprirono che solo una piccola ampolla era rimasta intatta. L’olio contenuto in essa, sufficiente per un solo giorno, bruciò miracolosamente per otto giorni. Questa festa, quindi ci ricorda il coraggio dimostrato dal popolo ebraico nel voler mantenere la propria fede e le proprie tradizioni e la vittoria dei pochi sui molti. L’insegnamento di questa ricorrenza ha soprattutto un valore universale, perché non solo celebra il legittimo desiderio di indipendenza di un popolo, ma esprime il diritto universale alla libertà, anche religiosa. Nella prima notte di Chanukkàh si accende il primo lume a destra di una lampada con otto lumi più uno (chiamato shamàsh o “s e r v i t o re ” perché è usato per accendere gli altri); ogni sera si accende un lume aggiuntivo — il secondo due, il terzo tre e così via — per otto sere, fino a quando tutte le candele saranno accese. Originariamente si usava olio di oliva, ma oggi nell’uso più comune sono impiegate candele più o meno colorate. Con un neologismo ebraico israeliano la lampade è chiamata chanukkiyàh, ce ne sono di tutte le forme e m i s u re . Come in tutte le nostre tradizioni anche il cibo ha un ruolo simbolico, quindi l’i n g re - diente più importante nei piatti cucinati durante questa festa è l’olio, proprio per il suo carattere religioso. Tra i cibi consumati in questi giorni ci sono i latkes vale a dire dei pancakes fatti con uova, cipolle, farina e patate fritte in olio vegetale. Sono croccanti fuori e morbidi dentro. Sono serviti caldi e spesso accompagnati da salsa di mele. Un altro cibo della tradizione sono le sufganiyòt, una specie di krapfen sono fritti nell’olio bollente, ricoperti di zucchero a velo a volte riempite con crema o marmellata. Sono molto popolari in Israele e vengono vendute per le strade almeno un mese prima dell’inizio della festa. Durante queste feste si usa donare denaro ai bambini abbastanza grandi, per abituarli alla Zedaqah con una parte di esso. Zedaqàh ( הקדצ ) letteralmente significa giustizia ma viene comunemente usata nel senso di Carità. Si basa sulla parola ebraica קדצ , (tzedeq o ancora zaddiq, giusto) che significa giustizia di Dio, giustizia sociale o semplicemente giustizia. Nell’ebraismo zedaqah si riferisce all’obbligo religioso di fare ciò che è bene e giusto, che per l’ebraismo sono parti importanti della vita spirituale. Prima del XX secolo questa era considerata una festa minore, ma la sua popolarità è cresciuta ed è provata anche dall’istituzione delle accensioni pubbliche della chanukkiyà, e il suo significato di vittoria della luce sulle tenebre acquista una valenza particolare in corrispondenza dell’inizio dell’inverno durante un periodo dell’anno in cui le giornate sono molto corte. È una festa gioiosa ed è sicuramente una delle preferite dai bambini. Anche a Roma vengono fatte delle accensioni pubbliche, da molti anni a piazza Barberini con grande partecipazione delle autorità e del pubblico. Le festività hanno un ruolo importante perché aiutano a mantenere un forte legame col proprio patrimonio culturale, con le proprie radici e con i membri della propria famiglia che a volte vivono in luoghi distanti.
*Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede
© Osservatore Romano - 6 dicembre 2015