Islam alla francese
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- Creato: 02 Settembre 2016
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PARIGI, 2. L’istituzione di una nuova «Fondazione dell’islam di Francia» con obiettivi culturali, educativi e sociali; la costituzione di un’associazione musulmana dedicata al finanziamento delle moschee e della formazione teologica dei ministri del culto; l’avvio di una missione tesa a proporre la creazione di corsi di islamologia in alcune università. Sono i tre progetti annunciati lunedì scorso dal ministro dell’Interno francese, Bernard Cazeneuve, in occasione della giornata di consultazioni che ha visto la partecipazione di rappresentanti del Consiglio francese del culto musulmano, di personalità della società civile e di un gruppo di parlamentari, riuniti nella sede del dicastero per riflettere sulla costruzione di un islam «nel rispetto dei valori della Repubblica». Nel suo lungo discorso, Cazeneuve si è soffermato soprattutto sulla Fondazione dell’islam di Francia destinata (prima della fine dell’anno) a sostituire la vecchia Fondazione delle opere dell’islam, istituita nel 2005 per sovvenzionare la costruzione di moschee e la formazione degli imam, ma che — ha detto lo stesso ministro — «non ha mai funzionato» perché, essenzialmente, «alcune delle parti coinvolte, le federazioni delle moschee, non avevano interesse a usufruire di essa per finanziare i loro progetti». Il nuovo organismo non avrà uno scopo strettamente cultuale, come il finanziamento delle moschee o la formazione teologica degli imam, ma perseguirà obiettivi di ordine culturale, educativo e sociale, come già fanno altre fondazioni di ispirazione confessionale (per esempio l’asso ciazione caritativa cattolica Notre Dame). In particolare, potrà contribuire alla formazione laica dei cappellani e degli imam, dare il proprio sostegno a iniziative che facilitino la conoscenza al grande pubblico della religione e della cultura musulmana, attraverso mostre, produzioni audiovisive, oppure promuovere la ricerca in islamologia. «Più in generale — ha sintetizzato Cazeneuve — essa sosterrà tutti i progetti utili al buon inserimento dell’islam nella società francese». Il consiglio di amministrazione comprenderà tre rappresentanti dei ministeri dell’Interno, dell’Istruzione e della Cultura, il presidente del Consiglio francese del culto musulmano e due rappresentanti del comitato dei donatori. Presidente della fondazione sarà Jean-Pierre Chevènement, 77 anni, ex ministro dell’Interno, «grande repubblicano e conoscitore del mondo musulmano, dall’incontestabile attaccamento alla laicità», persona con «la competenza, l’esperienza e la neutralità» necessarie per lo svolgimento di questo delicato compito, ha detto Cazeneuve. Ad affiancarlo quattro grandi personalità del mondo musulmano: l’islamologo Ghaleb Bencheikh, il rettore della Grande moschea di Lione, Kamel Kabtane, l’ex presidente del «Club del XXI secolo» (rete che raggruppa soprattutto l’élite degli immigrati di origine africana), Najoua Arduini Elaftani, e lo scrittore Tahar Ben Jelloun. A fianco della Fondazione dell’islam di Francia lavorerà un’associazione cultuale nazionale incaricata di reperire e ripartire collettivamente i sovvenzionamenti per la costruzione di moschee o la formazione propriamente teologica degli imam. Sarà presieduta da un francese di confessione musulmana e lo Stato «si asterrà naturalmente dall’intervenire sul suo funzionamento». Il principale obiettivo di questa associazione è di trovare nuove fonti nazionali di finanziamento, soprattutto presso imprese della filiera halal e del settore dei pellegrinaggi, sotto forma di contributo volontario. «Questo modello economico dovrà essere sufficientemente dinamico per evitare eventuali conflitti di interesse fra le principali federazioni di moschee», ha auspicato il ministro dell’Interno, raccomandando inoltre una stretta cooperazione con la Fondazione dell’islam di Francia per permettere il co-finanziamento dei progetti misti, ovvero cultuali e culturali (a esempio una biblioteca o uno spazio espositivo legato a una moschea). Per quanto riguarda invece la “missione”, lanciata assieme ai ministeri della Pubblica istruzione e dell’Insegnamento superiore, tesa a creare corsi di islamologia negli atenei francesi che ne faranno richiesta, il suo scopo è di «rafforzare l’offerta universitaria “dotta” alla quale possono avere accesso futuri imam in materie “non confessionali” (lingua e letteratura araba, storia ed esegesi del Corano, storia della civiltà musulmana), completando il percorso di studi compiuto negli istituti privati di teologia musulmana». Per far sì che questi corsi siano di alto livello (nella tradizione dei Massignon e dei Berque), rigorosamente laici e aperti a tutti gli studenti interessati, il ministero affiderà la missione a tre esperti: uno specialista laico dell’islam, un teologo musulmano e un giurista. «Dare alle istituzioni musulmane dei mezzi finanziari contribuisce a rafforzare il loro ruolo nella prevenzione della radicalizzazione, in particolare attraverso l’abilitazione degli imam», ha dichiarato il presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech, per il quale queste strutture consentiranno di superare le divisioni interne: «La gravità delle sfide ci impone di lavorare nell’unità».
© Osservatore Romano - 3 settembre 2016