I tanti modi di accogliere l’altro

dialogo-1VIENNA, 23. «Uniti nel nostro impegno a resistere alle minacce alla pace che prendono la forma dell’ostilità verso l’altro, e a intraprendere azioni positive di accoglienza in modo da promuovere una vera prosperità per tutti gli esseri umani. Questo duplice impegno e i relativi appelli ad agire esprimono la nostra visione multireligiosa della pace». Si conclude con queste parole la dichiarazione della nona assemblea generale di Religions for Peace che a Vienna, da mercoledì a venerdì, ha radunato più di seicento rappresentanti religiosi sotto lo slogan Welcoming the other. Accogliere l’altro — è stato ribadito — significa rispetto e accettazione reciproca, accogliere l’altro vuol dire anche «respingere la complicità nella distruzione della terra, che aggrava i disastri e la sofferenza umana. La conservazione della nostra aria, del suolo e dell’acqua è essenziale per la sopravvivenza umana e il benessere. Lo sviluppo dovrebbe onorare la continuità della vita, preservare la natura a beneficio delle generazioni di oggi e di domani». Un richiamo rivolto, nell’ordine, ai responsabili religiosi, ai fedeli, ai Governi, alle organizzazioni internazionali, alla società civile e a tutte le persone di buona volontà. Al termine dell’incontro è stato anche fatto un appello al rilascio dei due vescovi ortodossi sequestrati ad Aleppo il 22 aprile scorso e a una soluzione pacifica del conflitto in Siria. A lanciarlo leader cristiani e musulmani siriani, uniti nella preghiera per la liberazione del metropolita Gregorios Yohanna Ibrahim, arcivescovo siro-ortodosso di Aleppo, e del vescovo greco-ortodosso Boulos Yazigi. Presuli — è stato sottolineato — che «hanno sempre lavorato per la pace e il bene di tutti. Hanno rapito i nostri vescovi ma hanno portato via anche la nostra anima, il nostro amore e la nostra speranza. Auspichiamo che la felicità ritorni fra il popolo siriano». Anche il segretario generale di Religions for Peace, William Vendlay, ha chiesto ai delegati membri di pregare per la loro liberazione. Il patriarca ecumenico, Bartolomeo, arcivescovo di Costantinopoli, nel suo discorso ha detto che i leader religiosi devono andare oltre gli appelli alla tolleranza, «devono parlare di amore», sempre: «Quando il nostro “nemico” diventa importante e prezioso per noi, quando il nostro “nemico” è considerato come un riflesso di noi stessi, ci troviamo di fronte non più a un nemico ma a un vicino, un amico, un alleato. E quando i vicini si uniscono per chiedere il bene dell’altro, cominciamo a vivere in solidarietà con tutta l’umanità», ha affermato Bartolomeo. All’assemblea hanno partecipato rappresentanti delle diverse tradizioni di fede riuniti per affrontare le problematiche legate al crescente clima di ostilità verso “l’a l t ro ” che si registra oggi nel mondo, con l’obiettivo di risolverle attraverso la tolleranza e l’accoglienza. Nel suo saluto, il metropolita ortodosso Hilarion, presidente del Dipartimento per le relazioni esterne del patriarcato di Mosca, ha sottolineato appunto «il totale disprezzo verso la dignità umana e la violazione dei diritti umani fondamentali», come per esempio sta avvenendo in Siria, dove è in corso «una guerra civile omicida» e dove individui «guidati dall’odio religioso commettono uccisioni di massa di cristiani e incendi dolosi contro le chiese. Persone innocue, tra cui donne e bambini, sono allontanate dalle loro case ed esposte alla violenza. E tra le vittime figurano anche molti musulmani». Hilarion ha poi ricordato che il problema della persecuzione e della discriminazione dei cristiani è un problema assai sentito in varie regioni del mondo, invitando l’assemblea a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione per contrastare l’e s t re -mismo religioso. La fede, dunque, come strumento di dialogo e di difesa della dignità umana contro le violenze e le discriminazioni ancora subite (non solo dai cristiani) in molti Paesi. Si tratta di una sfida non facile da vincere in un mondo dove, a causa dei processi migratori e della globalizzazione, ci si trova a confrontarsi con diversi popoli, culture, modi di credere, costumi sociali. Maria Voce, presidente del Movimento dei Focolari, è da quest’anno co-presidente del Consiglio mondiale di religioni per la pace insieme ad altri quaranta rappresentanti di diverse fedi e culture: «Occorre la conversione del cuore — ha detto nel suo intervento — e qui si situa il ruolo cruciale delle religioni. Esse devono offrire dal profondo di se stesse la forza spirituale per condurre l’umanità alla solidarietà e alla pace; devono realizzare iniziative capaci di rinnovare le relazioni non solo a livello individuale ma anche tra persone diverse per razza, nazionalità, cultura. Chiara Lubich, che rappresento oggi e che ha molto sostenuto Religions for Peace, ha speso tutta la vita per costruire l’unità della famiglia umana. Sull’insegnamento e sull’esempio di Chiara, fin dagli inizi del Movimento, vediamo in ogni persona, nell’altro diverso da me, un compagno di viaggio, un fratello, senza il quale non possiamo presentarci a Dio. L’amore per il prossimo affonda la sua radice non in una filantropia qualsiasi, ma nel fatto che siamo tutti figli di un unico Padre. E se siamo figli dello stesso Padre — ha concluso Maria Voce — siamo fratelli fra di noi». Religions for Peace, fondata nel 1970, è la più ampia e rappresentativa coalizione mondiale delle religioni rivolta a un’azione comune per la pace. Vi fanno parte delegati baha’i, buddhisti, cristiani, ebrei, giainisti, hindù, di religioni aborigene e tradizionali, e poi musulmani, sikh, shintoisti, taoisti, zoroastriani. A Vienna sono intervenuti anche il pastore luterano Olav Fykse Tveit, segretario generale del Consiglio ecumenico delle Chiese, il pastore riformato Thomas Wipf, moderatore della sezione europea di Religions for Peace, e il cardinale arcivescovo di Abuja, John Olorunfemi Onaiyekan. Nel corso dei lavori si sono svolte sessioni plenarie sulla prevenzione dei conflitti e i processi di riconciliazione, sulla protezione delle minoranza religiose, le migrazioni e la coesione sociale e sulla lotta alla povertà. A Vienna è stato tra l’a l t ro firmato un documento sull’accoglienza dei migranti, in particolare di coloro che fuggono da guerre e carestie. L’assemblea si era aperta mercoledì con un messaggio del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban-Ki moon, che ha sottolineato l’importanza dell’impegno delle religioni per i diritti umani.

© Osservatore Romano - 24 novembre 2013