Resta piantato un ulivo
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- Creato: 09 Giugno 2014
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Pregare è un esercizio spirituale che richiede un forte e critico sguardo introspettivo. È cercare Dio attraverso un incontro con se stessi. Secondo la tradizione ebraica, pregare insieme rafforza enormemente questa ricerca, e anzi il credente proietta sullo scettico un’immagine capace persino di fargli scoprire la propria spiritualità nascosta. Così la preghiera per la Siria convocata da Papa Francesco ne è stata una prova inconfutabile.
Nei giardini vaticani ognuno ha pregato a suo modo, nell’i n c o n t ro con lo stesso Dio, quello del patto con Abramo, patriarca comune di ebrei, cristiani e musulmani. Pregare così non mette fine alle situazioni di conflitto — per questo servono le azioni — ma ha la forza di ispirare cambiamenti di mentalità che sicuramente, con la benedizione di Dio, permetteranno la costruzione di un mondo migliore. Anche la presenza del Papa in Terra santa deve essere interpretata come una vasta e intensa preghiera. Chi l’ha accompagnato e chi da lontano vi ha preso parte possono testimoniarlo. Per comprendere il significato dell’invocazione per la pace occorre tener conto delle molte e grandi difficoltà che è stato necessario superare. L’essenza dell’evento si trova al di là di quello che gli occhi hanno visto e le orecchie hanno udito. Si è dovuto lavorare strenuamente per concretizzare questa preghiera degli uni che tiene conto degli altri e dei loro sentimenti. Questa preghiera va letta come un esercizio spirituale che inizia con il ritrarsi di ognuno per fare spazio all’altro. Per i credenti che fondano la loro fede sulla Bibbia ebraica, è il primo passo per giungere a un avvicinamento a Dio, che creò un solo essere umano, per indicarci il sentimento di fratellanza che deve unire tutti gli individui. Per quanti sono alla ricerca del religioso, ma che per affrontare l’esistenza fondano il proprio credo su quei valori che formano la visione umanista, l’incontro in Vaticano ha avuto la virtù di diventare un atto in cui tutti, nonostante le differenze, hanno dichiarato che la pace è il bene supremo. Ci sono state visioni discordanti su molteplici aspetti, ma il denominatore comune del rifiuto della guerra è stato accolto da tutti con convinzione. Sono state così gettate delle basi per la costruzione di una realtà in grado di sradicare dal suo interno ogni espressione fondamentalista. Dietro di noi resta piantato un ulivo. Che un giorno probabilmente vedrà una realtà diversa, frutto di quanti non hanno rinunciato alla fede e alla speranza.
© Osservatore Romano - 9-10 giugno 2014