Concordemente uniti da Dio

1-  mani verso il cielo-medioSALERNO, 26. Rimettere il dialogo tra ebraismo e cristianesimo al centro dell’attenzione, affinché non rimanga soltanto un sogno di pochi ma diventi la normalità della vita di due popoli che grazie alla loro fede hanno ancora molto da dirsi: questo l’obiettivo del convegno «Invocheranno il nome dell’Eterno concordemente uniti. Prospettive sul re-incontro tra ebrei e cristiani» organizzato dal 24 al 26 novembre a Salerno dall’Ufficio nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso (Unedi).
Tre giornate di studio, confronto e preghiera che hanno radunato vescovi, rabbini, teologi e studiosi provenienti da Italia, Nord America, Israele e Francia. Ad aprire i lavori è stato il vescovo segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), Nunzio Galantino, il quale ha ricordato come la concorde invocazione dell’Eterno sia «una sfida e un’attesa, una meta verso cui sentirsi incamminati, ma anche una possibilità da annunciare: siamo tutti chiamati a credere che sia realmente possibile rivolgersi all’Altissimo concordemente uniti». Siamo tutti chiamati a cercare «il profumo di una fraternità sincera e rispettosa e che sappia gioire della “sinfonia delle differenze”. E se concreto deve essere il dialogo — ha osservato monsignor Galantino citando il rabbino Amos Luzzatto — c o n c re t a deve essere anche la comune invocazione all’Eterno; una concretezza che si fa carico della sofferenza che sta segnando in maniera insopportabile la vita di tanti nostri fratelli a causa della persecuzione patita e che continuano a patire in diverse parti del mondo a opera dell’autoproclamatosi califfato islamico, ma anche a opera di chi pensa di poter impunemente esercitare un potere arrogante su altri fratelli, privandoli della libertà». Sono seguiti gli interventi di monsignor Mansueto Bianchi, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, e di don Cristiano Bettega, direttore dell’Unedi. Ai lavori hanno partecipato tra gli altri l’a rc i v e s c o v o Bruno Forte, membro della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo, il rabbino Irving Yitzhaq Greenberg, del National Jewish Center for Learning and Leadership, il vescovo di Livorno (sede di una delle comunità ebraiche più importanti d’Italia), Simone Giusti, il rabbino David Rosen, direttore degli affari interreligiosi dell’American Jewish Committee, il vescovo Brian Farrell, segretario del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, e il rabbino Giuseppe Laras, presidente del Tribunale rabbinico del CentroNord Italia. «È tempo di riconoscere ciò che abbiamo in comune», ha detto Greenberg, mentre Rosen (membro della Commissione bilaterale delle delegazioni del Gran rabbinato d’Israele e della Commissione della Santa Sede per i rapporti religiosi con l’ebraismo) ha sottolineato «la comprensione costruttiva» dell’attuale fase di dialogo.

© Osseravtore Romano - 27 novembre 2014