Noi siamo

1-  mani verso il cielo-medioFAVARA, 19. Si svolgerà giovedì 26 febbraio a Favara, in provincia di Agrigento, la marcia interreligiosa promossa dalla comunità francescana locale con lo slogan: «Nous sommes». Cristiani e musulmani prenderanno parte a questa importante iniziativa in risposta agli attacchi terroristici di Parigi e Copenaghen. «Non bisogna agire da soli — spiega fra Giuseppe Maggiore, responsabile della comunità La Tenda di Padre Abramo e superiore del convento di Favara — non siamo Je suis , ma comunità: Nous sommes pace, fratellanza e amore». Alla marcia prenderanno parte il cardinale arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, il provinciale dei francescani, padre Alberto Marangolo, i delegati del dialogo interreligioso dell’arcidiocesi di Agrigento e dei frati minori di Sicilia, e anche gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori di Favara.
E saranno proprio i bambini ad aprire il corteo che si snoderà lungo le stradine del paese per giungere fino al convento. Qui avverrà uno scambio di doni: l’imam di Agrigento, Driss Solulib, regalerà una tunica della preghiera e un Corano, mentre fra Giuseppe Maggiore donerà un saio e un Vangelo per ricordare il dialogo tra Francesco di Assisi e il sultano di Egitto e di Siria, Al-Malik al-Kāmil, nel 1219. «Il 20 febbraio — ricorda il religioso — noi frati ci recheremo in moschea per invitare i musulmani, mentre due giorni dopo alcuni fedeli musulmani verranno nella nostra chiesa per invitare i cristiani. Alla luce di quanto è successo in Francia, in Danimarca, in Libia e Nigeria e riflettendo proprio sul carisma francescano — aggiunge fra Giuseppe — mi sono accorto che sarebbe stato opportuno fare qualcosa. Quindi, ho scritto una lettera all’imam per dialogare con lui e con altri musulmani, rifacendomi un po’ all’incontro di san Francesco con il sultano. L’imam mi ha risposto. L’invito era: marciare insieme nella vita, dialogare, educare gli altri ragazzi cristiani e musulmani che arrivano dall’Africa — perché qui siamo alle porte del Mediterraneo — alla libertà di pensiero, di espressione, di parola, a convivere». Il 26 febbraio, quindi, a Favara si incontreranno due mondi distinti per cultura, religione, usi, costumi e tradizioni. Già da diversi anni, Favara e la Tenda di Padre Abramo sono luogo di incontro tra persone di diverso credo: da un lato i francescani e la comunità locale, dall’altro i numerosi immigrati che approdano nell’isola. I primi ospiti sono arrivati il 4 novembre del 2011. Ad oggi più 120 persone hanno trovato rifugio nella struttura, una casa di accoglienza e condivisione che ospita extracomunitari di cittadinanze e religioni diverse che «non hanno dove posare il capo» e non rientrano nei progetti dei vari centri di accoglienza sostenuti e sovvenzionati dallo Stato. La Tenda del Padre Abramo nasce nella primavera del 2010 dal confronto tra la provincia del Santissimo Nome di Gesù dei frati minori di Sicilia e l’arcivescovo di Agrigento, oggi cardinale, Francesco Montenegro. «Il nostro scopo — precisa fra Giuseppe — è quello di dare al fratello straniero l’affetto di una famiglia, dopo che ha dovuto lasciare la propria, di inserirlo nella società attraverso un lavoro dignitoso e il rispetto delle giuste regole». Nella Tenda del Padre Abramo ogni ragazzo straniero entra a far parte di una grande famiglia. E i frati, così come fece Abramo con i tre ospiti misteriosi, accolgono i fratelli stranieri con la consapevolezza di accogliere Dio. «Nella nostra struttura — spiega il religioso — si vive insieme, si prega nonostante la differenza delle religioni (cattolici, ortodossi, musulmani, indù), si cucina e si adempiono tutti i lavori domestici: dalla cura degli animali alla realizzazione di laboratori artigianali e orti sociali». Nella Tenda del Padre Abramo si vive un meraviglioso clima di famiglia che qualcuno ha definito «miracolo evangelico». Questo stesso clima si vuole portare nel paese, cercando con questa marcia di dimostrare che la diversità di credo non può rappresentare un ostacolo alla fratellanza e alla condivisione. La marcia interreligiosa di Favara, quindi, sarà un’importante occasione di dialogo, un’opportunità per tracciare e percorrere un cammino di libertà. Fra Giuseppe non ha dubbi: «sarà una festa tra fratelli, che marceranno insieme per scoprire un Dio che ci ama senza perdere la propria identità».

Francesco Ricupero

© Osservatore Romano - 19 febbraio 2015