Fuori l’estremismo dalle scuole musulmane

pakistan-karachi-islam-essa-nagri-cristianiLA MECCA, 24. Riformare i programmi scolastici per contenere l’estremismo religioso: lo ha chiesto domenica scorsa l’imam di Al Azhar, Ahmad Al Tayyib, all’ap ertura di un seminario su islam e lotta al terrorismo in corso di svolgimento a La Mecca, in Arabia Saudita. Rivolgendosi ai rappresentanti dei Paesi musulmani, il responsabile della prestigiosa università sunnita (che ha sede al Cairo) ha sottolineato che l’estremismo religioso, favorito da povertà ed emarginazione, è il risultato di «un’accumulazione storica di tendenze fanatiche inerenti il patrimonio islamico, basate su interpretazioni erronee del Corano e della Sunna», ovvero delle parole e delle azioni del profeta Maometto.
Secondo Al Tayyib, «fino a quando non riusciremo a dominare, nelle nostre scuole e università, questa tendenza ad accusare i musulmani di miscredenza, non ci sarà alcuna speranza per la nazione musulmana di riprendersi e ritrovare la sua unità, la sua fraternità e la capacità di svilupparsi in maniera civile». L’imam di Al Azhar ha poi denunciato «i gruppi terroristici che hanno scelto pratiche selvagge e barbare», facendo allusione al cosiddetto Stato islamico e alle violenze in Iraq, Siria e Libia. E ha inoltre legato l’estremismo a un complotto del «nuovo colonialismo mondiale» i cui autori si approfitterebbero delle tensioni confessionali che scuotono il mondo musulmano. Di qui la necessità — ha detto Al Tayyib — di un «controllo pedagogico» sui centri educativi delle nazioni a maggioranza musulmana proprio per contrastare il terrorismo e l’estremismo esercitati da alcuni gruppi radicali. I motivi che conducono questi ultimi a scegliere le vittime dei propri attentati sono diversi ma il primo, ha spiegato l’imam, è perché esse vengono considerate “eretiche” semplicemente per il fatto di aiutare i non musulmani a governare con norme che non derivano dalla sharia o dalla legge islamica. A La Mecca è intervenuto anche il re saudita Salman, il quale ha auspicato la creazione di «una strategia efficace che ci impegni a combattere il terrorismo, flagello che è il prodotto dell’ideologia estremista» dei gruppi islamici radicali. Questa ideologia — ha aggiunto — « r a p p re senta una minaccia per la nostra nazione islamica e per il mondo intero». Al seminario, che si conclude domani, partecipano ulema e rappresentanti religiosi. Al centro dell’incontro, le strategie per combattere l’ideologia degli islamici radicali. Non è certo la prima volta che l’imam di Al Azhar interviene pubblicamente per criticare con forza le violenze compiute in nome dell’islam. L’anno scorso, il 3 e 4 dicembre, l’università ha ospitato un’importante conferenza internazionale su estremismo e terrorismo. La dichiarazione finale è stata letta come un importante segnale di condanna delle violenze. «Assalire i cristiani e i credenti di altre fedi per falsa religiosità rappresenta un tradimento degli autentici insegnamenti dell’islam», si legge fra l’altro nel documento, articolato in dieci punti. Molteplici i riferimenti specifici ai cristiani del Vicino oriente e alle sofferenze a loro inflitte dai gruppi jihadisti. Condannata come criminale ogni azione tesa a costringere all’esodo forzato i cristiani che vivono nelle aree controllate da gruppi di militanti islamisti. «Incoraggiamo i cristiani a rimanere radicati nelle loro terre d’origine, e a resistere a questa ondata di terrorismo che tutti noi stiamo soffrendo». Stato islamico e Al Nusra vengono definiti realtà «che non hanno nulla a che fare con l’islam», perché «terrorizzare chi è inerme, uccidere l’innocente, assaltare le proprietà e i luoghi sacri sono crimini contro l’umanità che l’islam condanna senza eccezioni».

© Osservatore Romano - 25 febbraio 2015