Cristiani e musulmani contro il terrorismo
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- Creato: 09 Aprile 2015
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NAIROBI, 8. Migliaia di cristiani e musulmani sono scesi in piazza e hanno marciato uniti ieri in Kenya in ricordo delle 148 vittime, in maggioranza studenti cristiani, dell’attacco terroristico sferrato giovedì scorso dal gruppo islamista somalo Al Shabaab nel campus dell’università di Garissa.
I tre giorni di lutto nazionale dichiarati dal Governo si sono conclusi con manifestazioni che hanno raccolto l’invito dei responsabili delle comunità cristiane e musulmane del Paese a mostrare unità e solidarietà contro la minaccia del terrorismo.
Il presidente del Consiglio supremo dei musulmani kenyani, Abdullahi Salat, parlando a nome dei vari leader religiosi della regione di Garissa, a maggioranza islamica, ha ricordato che «gli assassini non possono essere considerati credenti dell’ islam», invitando la popolazione a collaborare con la polizia nella caccia ai terroristi, ma anche le organizzazioni musulmane a identificare le scuole coraniche che propagano le idee jihadiste. A Garissa sono scesi in strada circa duemilacinquecento studenti, in gran parte proprio dell’università teatro della strage. Nella capitale Nairobi, studenti abbigliati in nero per ricordare quelli uccisi hanno sfilato in un corteo scandendo slogan contro Al Shabaab. I manifestanti si sono anche fermati davanti al palazzo presidenziale chiedendo risarcimenti per le famiglie delle vittime, la costruzione di un memoriale e maggiore sicurezza nelle università e in tutto il Paese. Quando il corteo è passato davanti alla questura molti giovani hanno scandito slogan di protesta, rinnovando le polemiche che avevano investito polizia e militari accusati di essere intervenuti ore dopo l’assalto di Al Shabaab al campus di Garissa. Il Governo di Nairobi aveva respinto decisamente tale accusa. Nel frattempo, sono comparsi in tribunale cinque kenyani arrestati nell’ambito dell’inchiesta sul massacro. Secondo gli inquirenti gli arrestati avrebbero fornito armi ai quattro terroristi poi uccisi nel blitz delle forze speciali a Garissa. Si indaga anche su un sesto sospettato, un cittadino della Tanzania, Rashid Charles Mberekesho, in stato di fermo a Garissa.
© Osservatore Romano - 9 aprile 2015
I tre giorni di lutto nazionale dichiarati dal Governo si sono conclusi con manifestazioni che hanno raccolto l’invito dei responsabili delle comunità cristiane e musulmane del Paese a mostrare unità e solidarietà contro la minaccia del terrorismo. Il presidente del Consiglio supremo dei musulmani kenyani, Abdullahi Salat, parlando a nome dei vari leader religiosi della regione di Garissa, a maggioranza islamica, ha ricordato che «gli assassini non possono essere considerati credenti dell’ islam», invitando la popolazione a collaborare con la polizia nella caccia ai terroristi, ma anche le organizzazioni musulmane a identificare le scuole coraniche che propagano le idee jihadiste. A Garissa sono scesi in strada circa duemilacinquecento studenti, in gran parte proprio dell’università teatro della strage. Nella capitale Nairobi, studenti abbigliati in nero per ricordare quelli uccisi hanno sfilato in un corteo scandendo slogan contro Al Shabaab. I manifestanti si sono anche fermati davanti al palazzo presidenziale chiedendo risarcimenti per le famiglie delle vittime, la costruzione di un memoriale e maggiore sicurezza nelle università e in tutto il Paese. Quando il corteo è passato davanti alla questura molti giovani hanno scandito slogan di protesta, rinnovando le polemiche che avevano investito polizia e militari accusati di essere intervenuti ore dopo l’assalto di Al Shabaab al campus di Garissa. Il Governo di Nairobi aveva respinto decisamente tale accusa. Nel frattempo, sono comparsi in tribunale cinque kenyani arrestati nell’ambito dell’inchiesta sul massacro. Secondo gli inquirenti gli arrestati avrebbero fornito armi ai quattro terroristi poi uccisi nel blitz delle forze speciali a Garissa. Si indaga anche su un sesto sospettato, un cittadino della Tanzania, Rashid Charles Mberekesho, in stato di fermo a Garissa.
© Osservatore Romano - 9 aprile 2015