Ecumenismo e immigrazione
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- Creato: 02 Novembre 2015
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ROMA, 2. Lo stato delle relazioni ecumeniche e l’impegno in favore dell’accoglienza dei migranti e dei rifugiati sono i principali temi che saranno al centro, dal 4 all’8 dicembre prossimi a Pomezia, della diciassettesima assemblea della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei). L’incontro, che si propone come una vera e propria assise del protestantesimo italiano, avrà come motto — rende noto l’agenzia Nev — il versetto biblico tratto dal libro del profeta Malachia (3, 16): «Allora quelli che hanno timore del Signore si sono parlati l’un l’altro; il Signore è stato attento e ha ascoltato».Circa 150 delegati (in rappresentanza delle comunità battiste, metodiste, valdesi, luterane) discuteranno della testimonianza cristiana in Italia, del lavoro a favore dei migranti e i richiedenti asilo attraverso il progetto Mediterranean Hope, delle relazioni all’interno del mondo evangelico e della partecipazione al movimento ecumenico e al dialogo int e r re l i g i o s o . L’assemblea, che si tiene ogni tre anni, esaminerà anche l’operato del Consiglio e delle varie attività della Fcei, proponendo linee progettuali per il prossimo mandato. Verranno sottoposte a votazione anche alcune modifiche dello statuto, tese a ottimizzare il funzionamento e aumentare le potenzialità dell’o rg a n i z z a - zione. A conclusione dei lavori, l’assemblea eleggerà un nuovo presidente. Con quest’assemblea, infatti, giunge al termine il secondo e ultimo mandato del presidente Massimo Aquilante. Di «nuova primavera» nei rapporti con il mondo cattolico parla la pastora Maria Bonafede, responsabile dei rapporti ecumenici della Fcei, in un’intervista all’agenzia Nev proprio in vista dell’assemblea nazionale. In particolare, viene ricordata come «un fatto importante» la visita che Papa Francesco ha compiuto nel giugno scorso al tempio valdese di Torino. «Il Pontefice è venuto a chiedere perdono ai valdesi in nome della sua Chiesa. La sua scelta credo sia stata di valore spirituale incalcolabile. Avrebbe potuto dire altre cose, andare su altri registri, tutti sensati e possibili, ma ha scelto il cuore del problema: nominare il peccato e chiedere perdono. L’assemblea che ha ricevuto queste parole ha avuto un fremito. Quando si chiede perdono ci si mette completamente nelle mani di Dio, si esce dallo schema liturgico in cui al pentimento segue l’annunzio del perdono e si entra in quello spazio che solo Dio può colmare, trasformando la realtà». E i valdesi, ha aggiunto la pastora, «con il timore e il tremore di chi deve parlare di fronte a Dio e in suo nome, e la consapevolezza di toccare una storia che gronda di umiliazione e di sofferenza, hanno accordato il loro perdono. Il Signore opererà».
© Osservatore Romano - 2-3 novembre 2015