Nel passato storico come nel presente eterno
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- Creato: 26 Novembre 2011
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Lo studio delle liturgie delle diverse Chiese orientali ci fa vedere come esse sono sempre scuola di fede e fonte di vita nello Spirito. Lo Spirito di Dio è presente nella comunità che professa, che celebra e che vive la sua fede. Infatti la vita di fede di una comunità cristiana adoperata e celebrata nei diversi sacramenti e celebrazioni liturgiche, inserita questa celebrazione in un insieme di gesti, parole, segni, ricevuti e accettati dalla Chiesa, costituisce la celebrazione liturgica.
La liturgia delle Chiese Orientali riflette in modo molto chiaro la concezione teologica di ognuna di esse; attraverso la liturgia, i cristiani orientali riconoscono e sperimentano la loro appartenenza a una Chiesa; la liturgia, allora, viene considerata come fonte ed espressione della teologia di una Chiesa, ed è in essa, nella liturgia, che viene preservata l'identità e la continuità di ogni Chiesa. Perciò la celebrazione liturgica è un momento essenzialmente ecclesiale: lo Spirito Santo dà la vita agli uomini facendo di essi il Corpo di Cristo; senza la celebrazione liturgica, la Parola di Dio diventerebbe un semplice ricordo edificante e il creare legami di comunione e di carità tra i battezzati sarebbe un ideale pressoché inaccessibile: vi mancherebbe l'epiclesi dello Spirito, che crea il vero evento salvifico nella comunità dei credenti. In essa, nella celebrazione liturgica, ogni Chiesa cristiana vive la fede, la speranza e la carità; in essa diventa pienamente Corpo di Cristo.
Il mistero di Cristo non può prendere corpo in noi se non nel suo Corpo che è la Chiesa, là dove la Chiesa celebra la liturgia, là si trova lo Spirito del Corpo di Cristo.
Per le Chiese di Oriente la liturgia è la fonte, l'anima, il centro di tutta la loro vita di fede, di tutta la loro vita di comunità radunate dallo Spirito, che fanno un cammino verso il Signore; nella liturgia queste comunità vengono penetrate e condotte dallo Spirito e a partire della loro vita liturgica cercano di dare una risposta a quest'azione dello Spirito. Per penetrare fino in fondo la vita spirituale di qualsiasi Chiesa bisogna approfondire la sua vita liturgica; è nella liturgia dove viene rispecchiata la vita di fede di una Chiesa: è attraverso delle formule liturgiche che viene accertata la confessione di fede di una Chiesa. È nella liturgia, ancora, che viene rispecchiata la vita di comunione interna ed esterna di una Chiesa: nella liturgia il credente viene inserito nella comunità, nella tradizione della propria Chiesa e nella comunione con le altre Chiese; in essa, nella liturgia, il credente esperimenta di essere interiormente ed esteriormente parte di un mistero di vita che gli viene dato. Le diverse tradizioni orientali hanno tanti punti e aspetti che le diversificano tra di loro, ma in comune hanno soprattutto una cosa: il fatto che la celebrazione liturgica - sia la liturgia eucaristica sia la liturgia delle ore - è il porto dove viene adunata, vissuta, celebrata, proclamata e cantata la fede della Chiesa; la liturgia in modo poetico-simbolico contiene tutta la fede della Chiesa.
Il senso mistagogico/catechetico della liturgia viene sottolineato fortemente nelle liturgie dell'Oriente cristiano, e in modo speciale nelle liturgie di tradizione bizantina: la liturgia è un maestro nella fede dei fedeli, essa è, possiamo dire, impregnata di elementi che istruiscono i fedeli nelle verità della fede; per questo la liturgia bizantina - tutte le liturgie cristiane - appartiene alla Chiesa, che la custodisce come patrimonio intangibile.
Questa dimensione mistagogico catechetica la troviamo nei testi liturgici - sia quelli biblici che quelli eucologici - nello stesso svolgimento delle celebrazioni, nel ciclo liturgico, nell'iconografia, nell'architettura.
Questa fede della Chiesa, la troviamo manifestata lungo tutto l'anno liturgico bizantino, dalla celebrazione dell'Incarnazione del Verbo di Dio, a quella del suo mistero di passione, morte e risurrezione, e alla sua continuazione nella vita della Chiesa. Una vita guidata dallo Spirito Santo, ma non per questo meno travagliata e delle volte anche sofferta. Travaglio che specialmente nei concili ecumenici ha dato il frutto voluto dallo Spirito Santo per la vita delle diverse Chiese cristiane. L'anno liturgico bizantino, in diverse delle sue domeniche, commemora, celebra i sette primi concili ecumenici, quelle assise di Padri, vescovi e teologi, che dal IV all'VIII secolo hanno riflettuto, pregato e proposto la professione di fede cristiana.
Queste domeniche dell'anno liturgico bizantino, che si potrebbero chiamare domeniche di carattere "dogmatico", non celebrano dei temi, degli argomenti di carattere filosofico oppure anche teologico, ma celebrano a seconda di ognuno dei concili a esse assegnati, il mistero della fede, cioè l'incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, e la vita della Chiesa stessa.
Diverse sono queste domeniche che celebrano uno o diversi dei sette primi concili: la prima domenica di Quaresima che celebra il culto delle icone nella fede cristiana, col ricordo del VII concilio ecumenico, quello di Nicea II (787); la domenica tra l'Ascensione e la Pentecoste con la celebrazione del I concilio ecumenico, quello di Nicea I (325). Inoltre altre due domeniche di luglio e di ottobre.
Il presente volume raccoglie la pubblicazione di carattere postumo degli studi di monsignor Eleuterio Fortino sui primi sette concili ecumenici, da quello di Nicea I del 325 a quello di Nicea II nel 787. Come una vera catechesi, l'autore, per ognuno dei concili spiega le cause che ne originarono la convocazione, la genesi, le posizioni dottrinali delle diverse fazioni della Chiesa che si erano contrapposte, e in modo molto schematico e molto chiaro indica le principali decisioni dogmatiche e canoniche scaturite dal concilio in questione. A conclusione di ogni capitolo troviamo un sunto bibliografico molto utile per un ulteriore approfondimento sul concilio in questione o sulle questioni dogmatiche da esso scaturite.
Si tratta di un ottimo sussidio lasciatoci da monsignor Fortino quasi a modo di testamento. In esso ci fa presente quelle colonne che reggevano la sua vita di cristiano e di sacerdote: la professione della fede, la celebrazione della fede, la vita della fede.
(©L'Osservatore Romano 27 novembre 2011)