Egitto, un vicario per i copti cattolici

naguib2Giorgio Bernardelli

Un vicario con pieni poteri per guidare la Chiesa dei copti cattolici, dal momento che il patriarca di Alessandria, il cardinale Antonios Naguib, è gravemente ammalato e non può svolgere le sue funzioni. La notizia arriva dal Cairo e dà conto di una scelta che è stata presa nei giorni scorsi dal Sinodo di questa piccola ma oggi estremamente significativa Chiesa d'Oriente. Alcune settimane fa, infatti, il patriarca Naguib - personalità molto nota in tutto il Medio Oriente e in questo 2011 caldissimo per i cristiani d'Egitto voce ferma nell'affermare quanto sia cruciale la questione del rispetto della libertà religiosa - è stato colpito da un ictus e non è attualmente in grado di svolgere il suo ministero. Così i vescovi copti cattolici hanno deciso di affiancargli un vicario che lo assisterà nei suoi compiti: si tratta del vescovo di Assiut, Kyrillos Kamal William Samaan, un frate minore di 65 anni.

Non si tratta di un semplice vice: la designazione è avvenuta ai sensi del canone 132 del Codice dei canoni delle Chiese orientali - il testo di diritto canonico di riferimento per i copti cattolici - che è estremamente preciso nello specificare che si tratta di una facoltà riservata a infermità molto gravi. «Quando la Sede patriarcale - si legge infatti nel primo comma del canone 132 -  è per qualsiasi causa così impedita che il patriarca non può comunicare nemmeno per lettera con i vescovi eparchiali della Chiesa a cui presiede, il governo della Chiesa patriarcale, a norma del canone 130, è presso il vescovo eparchiale più anziano per ordinazione episcopale entro i confini del territorio della stessa Chiesa, se lui stesso non è impedito, a meno che il patriarca non abbia designato un altro vescovo o, in caso di estrema necessità, anche un presbitero». Al vescovo William Samaan, dunque, è assegnata una giurisdizione piena, la stessa prevista nel caso in cui la sede di Alessandria rimane vacante.

La malattia del cardinale Naguib è un duro colpo per la comunità dei copti cattolici: una Chiesa formata da appena 200 mila fedeli (lo 0,25 per cento della popolazione egiziana) ma che spesso a livello internazionale è diventata voce anche degli altri 8 milioni di copti dell'antica Chiesa locale tuttora non in comunione con Roma. Una comunità che ha conosciuto in questi ultimi anni gravi forme di persecuzione da parte degli estremisti islamici. Oltre alle gravi condizioni di salute del cardinale Naguib, dunque, non è difficile immaginare che nella scelta del Sinodo di ricorrere a questo tipo di soluzione abbia pesato anche la delicatezza della fase politica che si sta vivendo al Cairo e il bisogno di avere una guida in grado di muoversi e farsi sentire anche fuori dal Paese.

Nelle sue prime parole ai fedeli il vescovo Samaan ha invitato i copti cattolici a continuare «a pregare in tutte le chiese per una veloce guarigione del patriarca, affinché possa tornare presto a guidare la nostra Chiesa». Ed ha aggiunto che seguirà la strada tracciata dal cardinale Naguib «sottolineando l'importanza dell'apertura e del dialogo, soprattutto in questa fase politicamente così sensibile che sta attraversando il nostro amato Egitto». Samaan è nato nel villaggio di Shanaynah nei pressi di Assiut; all'inizio degli anni Ottanta ha studiato a Roma al Pontificio istituto biblico e all'Università Gregoriana. Vescovo dal 1990 ha partecipato in questi anni alle attività sul dialogo tra cristiani e musulmani promosse dalla Fondazione Oasis di Venezia. Dal novembre scorso è anche membro del Comitato esecutivo del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente.

La notizia delle gravi condizioni di salute del patriarca Naguib si intreccia anche con quella del concistoro che si tiene in queste ore a Roma. Il patriarca di Alessandria è infatti una figura molto stimata all'interno del collegio cardinalizio: vicino ormai ai 77 anni (li compirà il 7 marzo), eletto dai vescovi copti nel 2006 alla guida della propria più importante sede, nell'ottobre 2010 è stato il relatore generale al Sinodo per il Medio Oriente prima di essere creato cardinale da Benedetto XVI nel concistoro del 20 novembre 2010. Attualmente è l'unico rappresentante delle Chiese orientali cattoliche tra i cardinali sotto gli ottant'anni e tale resterà anche dopo il 18 febbraio, dal momento che - a sorpresa - dalla lista dei nuovi cardinali annunciata il 6 gennaio scorso è rimasto fuori il patriarca maronita, il libanese Bechara Rai. Nell'ipotesi, dunque, che dovesse tenersi un conclave prima di un nuovo concistoro, è possibile che nessun rappresentante dei cristiani del Medio Oriente sia presente tra i cardinali che nella Cappella Sistina dovrebbero scegliere il nuovo Papa.

© http://vaticaninsider.lastampa.it - 18 febbraio 2012