Impegno dei cattolici per la difesa del diritto alla vita in Ucraina

Madre-con-bimboLVIV, 21. Decine di migliaia di persone hanno partecipato nei giorni scorsi a una processione religiosa in difesa della vita, promossa dalla Chiesa greco-cattolica in Ucraina, nella città di Lviv. I temi della preghiera sono stati preparati dalla congregazione dei padri redentoristi. I promotori, in particolare, hanno voluto richiamare un recente messaggio congiunto del Sinodo della Chiesa greco-cattolica e della Conferenza episcopale ucraina di rito latino, in cui si chiede al Governo di difendere il diritto alla vita, vietando per legge le pratiche abortive. Secondo alcune stime, in Ucraina vengono praticati ogni anno circa 200.000 aborti, con un tasso che è quasi il doppio di quello della media europea. Un grande croce di legno è stata portata a mano, in alternanza, da alcuni fedeli delle parrocchie, dai giovani seminaristi, ma anche da numerosi rappresentanti della società civile, che hanno percorso le strade cittadine in un clima di profonda partecipazione. Il metropolita grecocattolico, Ihor Vozniak, ha guidato la comunità in preghiera, ringraziando tutti per la partecipazione. I fedeli hanno ribadito che «la comunità cristiana si trova di fronte a una grande responsabilità morale nei confronti di coloro che ritengono che l’aborto costituisca una via di uscita dalle situazioni difficili». I cristiani, hanno aggiunto, «devono incessantemente spiegare la loro posizione su tali atti peccaminosi e dare sostegno a coloro che sono colpiti dalla disperazione». Nel messaggio congiunto dei presuli cattolici si sottolineano, fra l’altro, le conseguenze dannose che le pratiche abortive producono nella società. In particolare, uno dei problemi principali riguarda l’alto tasso di sterilità delle famiglie, come conseguenza, in gran parte, del ricorso all’interruzione di gravidanza. La legge attualmente in vigore nel Paese consente l’interruzione volontaria della gravidanza senza limitazioni fino a dodici settimane dal concepimento. Dal 2004 è inoltre consentita in alcuni casi fino alla ventiquattresima settimana, previa autorizzazione di una commissione medica.

© Osservatore Romano - 21 marzo 2012