La libertà religiosa condicio sine qua non
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- Creato: 04 Aprile 2012
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BRUXELLES, 4. Un appello volto a promuovere interventi a tutela della libertà religiosa è giunto nei giorni scorsi dalle comunità cristiane in Europa, al termine di un seminario a Bruxelles. Rappresentanti della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) e della Conferenza delle Chiese europee (Kek) si sono confrontati sul tema della discriminazione dei cristiani nel vecchio continente e della violazione dei diritti delle minoranze religiose in vari Paesi, richiamando l'attenzione sulla necessità che l'Unione europea attivi un monitoraggio e una vigilanza più efficaci.Sono intervenuti fra gli altri, con le loro testimonianze, l'arcivescovo di Karachi, Joseph Coutts, e Paul Bhatti (fratello di Shahbaz, il ministro per le Minoranze religiose in Pakistan ucciso il 2 marzo 2011), che attualmente ricopre la carica di consigliere speciale del primo ministro ed è presidente della fondazione "Shahbaz Bhatti memorial trust", l'opera promossa per conservare e diffondere la sua memoria.
"In ogni Paese in cui il diritto della popolazione alla libertà di religione sia stato violato o anche minacciato - si sottolinea in una nota conclusiva - è a rischio la società stessa". Il rispetto della libertà religiosa, è spiegato, "è davvero il cuore della convivenza" e attraverso esso si garantisce la promozione dell'unità nella diversità. Inoltre, la libertà religiosa "è un indicatore importante per valutare l'attuazione dei diritti fondamentali nel loro complesso". Tante le situazioni analizzate: dalla discriminazione dei cristiani in Europa per quanto concerne i simboli religiosi, fino alle violenze che ormai sono divenute tragica, quotidiana realtà in diversi Stati, tra cui il Pakistan. "Come in molte altre nazioni - si è osservato - sebbene la libertà religiosa sia ufficialmente garantita in Pakistan, i fatti dimostrano che le minoranze religiose soffrono a causa di violenze e di pressioni".
In tale contesto, si puntualizza, "le minoranze non pretendono uno status o una tutela speciale, ma semplicemente l'accesso alla cittadinanza comune", poiché "esse sono composte da cittadini a tutti gli effetti e, in quanto tali, dovrebbero essere garantite nei loro legittimi interessi". Monsignor Coutts ha evidenziato che i cristiani e le altre minoranze vogliono semplicemente l'accesso alla comune cittadinanza: "Sono cittadini a pieno diritto nei loro Paesi e devono semplicemente vedersi riconosciuti i loro diritti legittimi e pieni". Recentemente anche la Commissione giustizia e pace della Conferenza episcopale del Pakistan ha sottolineato che l'articolo 20 della Costituzione garantisce libertà di religione e l'articolo 22 stabilisce che "nessuno è tenuto a ricevere istruzione religiosa di un credo diverso dal suo".
In un contesto più generale, Comece e Kek chiedono che il diritto alla libertà religiosa non sia soggetto a interpretazioni individualistiche, ma venga "inteso in senso ampio, in modo da includere anche la dimensione sociale e istituzionale". Pertanto l'appello invita a promuovere "un maggior monitoraggio delle violazioni della libertà religiosa, attraverso una strategia più sistematica e coordinata a livello dell'Unione europea". Fra l'altro, un rappresentante della comunità anglicana, il canonico Gary Wilton, ha presentato varie "buone pratiche" (già esistenti in campo educativo e culturale) relative alla prevenzione e alla sensibilizzazione in materia di tutela della libertà di credo e di culto e ha ricordato che specifiche clausole sui diritti umani fondamentali dovrebbero essere sempre inserite quando l'Ue stila accordi economici e commerciali con Paesi terzi. Tali clausole, è stato quindi specificato, "devono poi essere rese più efficaci, con particolare riguardo alla libertà religiosa".
Quanto alle nazioni che intendono entrare nell'Ue, la Commissione europea - si legge nella dichiarazione congiunta di Comece e Kek - "dovrebbe esaminare con particolare attenzione il rispetto del diritto fondamentale alla libertà religiosa e dei suoi aspetti correlati, come il diritto alla proprietà". E non solo, il rispetto per il credo e il culto dovrebbe diventare una vera e propria pre-condizione per valutare l'adesione di un Paese: "Passi avanti chiari e inequivocabili verso l'attuazione della libertà religiosa dovrebbero essere già presenti prima che una nazione aderisca all'Unione europea". Fondamentale per la Comece e la Kek risulta anche la realizzazione di "un sondaggio sulla discriminazione che sia basato sul criterio della libertà religiosa negli Stati già membri dell'Ue e in quelli che si candidano all'adesione". A tale scopo, si conclude, l'Unione europea "dovrebbe incoraggiare i Paesi a raccogliere dati relativi a questo aspetto a livello nazionale e a fornire informazioni rilevanti su base annua".
(©L'Osservatore Romano 5 aprile 2012)