La Chiesa in Medio Oriente e la sfida della tecnologia
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- Creato: 24 Aprile 2012
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BEIRUT, 24. «La Chiesa commetterebbe un peccato d’omissione se non utilizzasse le nuove tecnologie al servizio dell’annuncio». Questa, in sintesi, è una delle raccomandazioni finali emerse nel seminario promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e dal Consiglio dei patriarchi cattolici d‘Oriente, dal titolo: «La comunicazione in Medio Oriente come strumento di evangelizzazione, di dialogo e di pace». All’evento hanno preso parte 45 tra patriarchi e vescovi provenienti da Libano, Siria, Egitto, Iraq, Giordania, Terra Santa, Cipro e Armenia, assieme a una trentina di sacerdoti e cinque laici, che hanno lavorato su come sviluppare metodi pratici di comunicazione. Nel comunicato finale diffuso dal Patriarcato di Gerusalemme dei Latini è stato ribadito l’impegno della Chiesa a «partecipare allo slancio della cultura digitale per contribuire alla difesa della verità, della libertà e della dignità umana». I nuovi mezzi di comunicazione — ha detto il Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Béchara Boutros Raï — «sono doni di Dio. Sono offerti a tutti nel quadro di legami fraterni che li rendono collaboratori nell’attualizzazione del piano di salvezza». Nel comunicato si raccomanda ai fedeli di non «rimanere meri consumatori dei media, ma di assumere un ruolo di attori e produttori per diffondere il Vangelo in un mondo che aspira all’autenticità, al dialogo, alla pace e alla giustizia». «Lo scopo di questo seminario — ha spiegato l’arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali — era quello di promuovere una riflessione tra i vescovi d’O riente sull’importanza di assicurare un impegno concreto e attivo nel campo della comunicazione. Personalmente non ho soluzioni da dare se non consigliare che tutto ciò di cui abbiamo discusso e che è necessario, sia applicato, ove possibile, con un vero piano strategico. Credo che da questo seminario risulti la presa di coscienza della necessità che le Chiese lavorino insieme. Qui in Medio Oriente si misura tutta la ricchezza della storia, della vita delle Chiese. È necessario vedere come collab orare». L’arcivescovo si è anche soffermato sulle sfide che le Chiese cattoliche d’Oriente dovranno affrontare nel campo della comunicazione, «la prima è comune a tutte le Chiese del mondo: testimoniare il Signore nel contesto proprio di ciascuna. La comunicazione è innanzi tutto testimonianza. La seconda sfida è di non aver paura. Il Signore non ci ha detto che ci avrebbe reso la vita facile, ci ha detto: “Io sono con voi”. Gesù parlando ai suoi apostoli ha usato più volte il termine coraggio. Questo fatto è di profondo significato nella vita della Chiesa in generale e oggigiorno per le Chiese d’Oriente in particolare». La terza sfida è «fare di tutto per comprendere il linguaggio delle nuove generazioni. Il loro linguaggio è numerico, digitale ed è capace di sollevare delle rivoluzioni. La quarta riguarda la formazione dei seminaristi e dei sacerdoti perché essi comprendano che cosa significano i termini comunicazione e informazione. Quinto punto — ha concluso l’arcivescovo — è evidente che la situazione del Medio Oriente condiziona parecchio il modo di comunicare. La Chiesa non deve prendere delle decisioni politiche. Ella ha come missione dire la verità sull’uomo. Le Chiese del Medio Oriente hanno il compito di ricordarlo nei loro rispettivi Paesi, là dove la libertà è violata, là dove gli uomini e le donne non sono sempre rispettati». I partecipanti al seminario si sono trovati concordi nel cercare di «introdurre nei programmi dei seminari, scuole teologiche, e università una formazione sui mezzi di comunicazione e internet. Ogni diocesi o eparchia — prosegue il comunicato — è chiamata a utilizzare i media a creare siti web con finalità pastorali allo scopo di creare la comunione tra i fedeli e le diocesi e di sviluppare questa collaborazione per arrivare, se necessario, ad un’azione comune nel campo dei media». Il tutto nell’ottica di una comunicazione di «alta qualità, nella forma e nel contenuto, per essere all’altezza del messaggio da trasmettere e delle aspettative degli uomini in particolare delle nuove generazioni». Il comunicato ha messo in evidenza, «la necessità di garantire la protezione dei bambini e dei giovani contro i rischi cui sono esposti e renderli consapevoli dell’uso etico delle tecnologie sottolineando il compito dei genitori in questo ambito. Le Chiese del Medio Oriente sono invitate a promuovere una politica di comunicazione attiva ed efficace, e una di formazione dei sacerdoti e dei laici in questo ambito. Tradurre concretamente queste raccomandazioni è un imperativo». Anche il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, ha ricordato l’importanza della formazione dei seminaristi, dei sacerdoti e di tutti i fedeli alla comunicazione. Questo aspetto è ancora più cruciale in Terra Santa, che secondo il Patriarca, «assume un ruolo di testimonianza e di esempio ancor più che altrove. Da qui parte l’annuncio della risurrezione al mondo intero. Il mondo si sta volgendo verso la Terra Santa e si aspetta da lei una testimonianza di pace. La nuova evangelizzazione — ha sottolineato — richiede un ritorno alle radici della fede. Gerusalemme deve avere buona dimestichezza con i nuovi media». Per monsignor Twal non serve concentrare l’attenzione esclusivamente sulla Terra Santa; l’imp ortante è che il Medio Oriente in generale, recuperi il suo «ritardo accumulato. Investire nella comunicazione — ha avvertito — diventa una priorità. Questa misura implica anche un’unione delle forze all’interno delle nostre diocesi». Senza ignorare la potenzialità dei pellegrinaggi come canali di comunicazione, il Patriarca ha ribadito l’importanza di accogliere bene i pellegrini in Terra Santa, affinché «rendano partecipi anche altre persone di questa ricca esperienza una volta ritornati nel proprio Paese».© Osservatore Romano - 25 aprile 2012