Cristiani e mondo arabo

cristiani-egitto-preghieraBRUXELLES, 10. Davanti a fenomeni come la «primavera araba» non bisogna generalizzare, mostrando paura o gioia, né tantomeno attendersi un cambiamento istantaneo del mondo arabo. Occorre «evitare panico e polarizzazioni a vantaggio del dialogo, unico strumento per attenuare tensioni e risolvere problemi che pure ci sono e non vanno nascosti». Lo ha detto, ieri, il Custode di Terra Santa, padre Pierbattista Pizzaballa, nel suo intervento al seminario di studio «I cristiani nel mondo arabo, un anno dopo la primavera araba», promosso a Bruxelles dalla Commissione degli episcopati della comunità europea (Comece), dal Gruppo europarlamentare dei popolari europei (Epp) e dal Gruppo europarlamentare conservatore e riformista (Ecr). «Per 40 anni diversi Paesi mediorientali hanno goduto di immobilismo ed ora con la primavera araba non si può pensare a immediate e serene dinamiche sociali » ha spiegato padre Pizzaballa, il quale ha evidenziato l’esistenza di «cambiamenti che suscitano preoccupazioni come le Costituzioni che si vanno riscrivendo e nelle quali anche i partiti devono rientrare». Lungi dal generalizzare la situazione nella regione, «la Siria è diversa dall’Iraq e lo stesso vale per l’Egitto», non si possono negare le tensioni tra musulmani e cristiani che «non vanno separati ma uniti dal dialogo». L’invito al dialogo «non è su temi di fede ma di vita», ha specificato il Custode di Terra Santa, in particolare sul tema della «piena cittadinanza come il Sinodo per il Medio Oriente ha messo in evidenza. Dialogare, per esempio, sui diritti dei lavoratori, sulle libertà. Il dialogo deve essere tra credenti e riguardare anche la globalizzazione». Ci sono — ha puntualizzato padre Pizzaballa che da oltre 20 anni vive a Gerusalemme — religiosi musulmani con i quali è un piacere dialogare. Non ci sono solo persecuzioni. Evitiamo panico e polarizzazioni senza cadere in facili irenismi». I cristiani — ha concluso — sono parte integrante di questi Paesi, e hanno contribuito alla loro identità e costruzione. Ed oggi, come allora, continuare a dare questo contributo è possibile». Secondo monsignor Youssef Antoine Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti, ogni evoluzione deve sfociare in uno sviluppo del singolo e della comunità, e ciò accadrà solo se «va nel segno della democrazia e della libertà». Parlando della primavera araba, l’a rc i v e s c o - vo ha ribadito che «il rispetto delle libertà di coscienza, di religione, di opinione, giudicherà quanto sta accadendo. Stabilire tali valori nelle Costituzioni sarà indicativo della direzione presa da tale movimento. I cristiani sono quindi chiamati a sostenere le tendenze di apertura e non di chiusura ma questo è un percorso lungo e duro che chiede il dialogo». Sostenere la violenza non risolve. Non c’è possibilità di sviluppo senza democrazia, senza il rispetto della dignità e della libertà. «L’aspetto religioso animato dal dialogo — ha concluso l’arcivescovo — può aiutare la soluzione dei problemi sociali ». Nell’aprire il seminario di studio, Jan Olbrycht, vicepresidente del Gruppo europarlamentare dei popolari europei (Epp) e responsabile per il dialogo interreligioso e affari religiosi ha detto che «la libertà religiosa è il nocciolo per fare politica dentro e fuori l’E u ro - pa»; essa è un valore da difendere a prescindere dal luogo. «Siamo preoccupati — ha affermato — p er quello che succede alla minoranza cristiana nel mondo arabo». Gli ha fatto eco il suo collega, Konrad Szymanski, secondo il quale «non c’è stato sollievo per i cristiani in Medio Oriente con la primavera araba. La loro persecuzione è una verità amara che l’Ue non può tacere, così come non può restare in silenzio davanti alla negazione dei diritti delle altre minoranze». Il deputato ha sollecitato un ulteriore impegno, un segno di credibilità, della diplomazia europea per ottenere il rispetto dei diritti civili. «Riconoscere la libertà religiosa è un bene per tutti — ha ricordato Mario Mauro, del Gruppo dei popolari — non ci sarà libertà per il mondo arabo senza libertà per gli arabi cristiani che si sentono chiamati a riconoscere nelle cose della vita di tutti i giorni, anche politiche, che Gesù è tutto».

© Osservatore Romano - 11 maggio 2012