Una strada che non si cambia

160q06a1 Istanbul, 12. Proseguire con fede incrollabile la strada del dialogo ecumenico, nonostante le critiche e nonostante le non poche difficoltà, sull'esempio tracciato a suo tempo dal Patriarca Atenagora: commemorando, a quarant'anni dalla scomparsa, la figura del suo "grande" predecessore alla sede del Fanar, il Patriarca ecumenico e arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo, ha ribadito con decisione che quella del dialogo con le altre confessioni cristiane, a cominciare dalla Chiesa cattolica, è una strada ormai senza ritorno. Perché è "soltanto attraverso il dialogo che possono avvenire l'accordo, l'avvicinamento, la riconciliazione" tra i battezzati in Cristo.
Sullo sfondo, dunque, la figura e l'esempio di Atenagora, il patriarca ortodosso, morto il 7 luglio 1972, che coraggiosamente seppe aprire "nuovi orizzonti per il Patriarcato ecumenico", soprattutto attraverso gli storici e fraterni incontri avuti con Papa Paolo vi, con il quale, come noto, furono revocate le reciproche scomuniche. Non solo, di Atenagora viene anche ricordata la capacità di aprire altre importanti "finestre per l'ortodossia", costituite dal centro patriarcale di Ginevra, dall'accademia ortodossa di Creta e dal centro di studi patristici di Salonicco. In quest'ambito, viene rilevato, si posiziona la fattiva collaborazione del patriarcato ortodosso con il Consiglio ecumenico delle Chiese.
Oggi come allora, sottolinea Bartolomeo, si tratta però di un percorso non esente da insidie. E da critiche, a volte aspre, provenienti anche dall'interno dello stesso mondo ortodosso. "Il Patriarca Atenagora fu allora criticato per quelle aperture che aveva praticato. Come allora, il nostro Patriarcato ecumenico - ha affermato l'arcivescovo di Costantinopoli - è oggi continuamente criticato per il dialogo ecumenico che persegue, come se il nostro desiderio fosse quello di svendere l'ortodossia". Nulla di più infondato. E tuttavia, oggi non è più il tempo della "chiusura egoistica su se stessi, dell'autarchia, dell'autosufficienza". Al contrario, quella del dialogo ecumenico "è la linea della nostra Chiesa, la Chiesa di Costantinopoli".

(©L'Osservatore Romano 13 luglio 2012)