L’ecumenismo per la pace e la giustizia

oikumene-2CRETA , 31. «Speriamo e preghiamo ogni giorno per la giustizia e la pa-ce nella nostra vita, non soltanto nelle nostre famiglie. È un’invo ca-zione che si irradia ai nostri conna-zionali, a quanti condividono la no-stra fede ma anche e soprattutto a tutti i nostri fratelli del consorzio umano». Con queste parole il vesco-vo Sofie Petersen della comunione evangelica luterana in Danimarca ha aperto l’incontro del Comitato cen-trale del World Council of Chur-ches (Wcc-Consiglio ecumenico del-le Chiese-Cec), che si sta svolgendo, fino al 5 settembre presso l’Accade-mia ortodossa di Creta, a Kolympa-ri, in Grecia sul tema generale «Dio della vita, guidaci verso la giustizia e pace». Il Comitato centrale, con i suoi 150 membri, è un organo che si riu-nisce ogni 18 mesi per riflettere e deliberare sul presente e il futuro la-voro del Consiglio, per analizzare i progressi computi nel cammino ecu-menico verso «l’unità visibile in una sola fede e in una sola comunità eu-caristica, espressa nel culto e nella vita comune in Cristo». L’incontro a Kolympari (l’ultimo dell’attuale Co-mitato), assume, quest’anno, un ca-rattere particolare in quanto avvia una riflessione preparatoria in vista della decima assemblea generale del Wcc — si svolgerà a Busan (Corea del Sud) nell’autunno del 2013 — una partnership ecumenica di 349 Chiese, protestanti, anglicane e or-todosse, per una rappresentanza di milioni di cristiani di 110 Paesi del mondo. Durante i lavori del Comitato centrale del Wcc, il reverendo Si-mon Kossi Dossou della comunità protestante metodista del Benin ha detto che «non ci sarà vera pace senza giustizia. Il mondo può essere un luogo più felice soltanto se c’è dignità per tutti». La pace e la sua costruzione — ha sottolineato — so-no parte indispensabile della nostra fede comune. La pace è indissolu-bilmente legata all’amore, alla giu-stizia e alla libertà che Dio ha ac-cordato a tutti gli esseri umani «at-traverso Cristo e l’opera dello Spiri-to Santo come dono e vocazione». Essa costituisce un modello di vita che riflette la partecipazione umana all’amore di Dio per il mondo. «La natura dinamica della pace come dono e vocazione — ha concluso il rappresentante della comunità pro-testante metodista — non nega l’esi-stenza delle tensioni che sono un elemento intrinseco delle relazioni umane, ma può attenuarne la forza distruttiva apportandovi giustizia e riconciliazione». Il reverendo Olav Fykse Tveit, se-gretario generale del Wcc di Gine-vra ha aggiornato il Comitato sulla situazione dei cristiani nel mondo, specialmente nei luoghi di conflitto, e sull’ «azione comune di sostegno e di sensibilizzazione. Essa è rivolta alle comunità cristiane presenti in Siria, Sudan, Pakistan, nelle isole di Papua in Indonesia e in Nigeria. Ha ricordato le iniziative ecumeni-che legate alle situazioni dei diritti umani violati in quei paesi, ricor-dando la «testimonianza del Vange-lo, il sostegno per la giustizia e la pace, la solidarietà con gli oppressi, le iniziative per il dialogo e la coo-perazione ebraico-cristiano e musul-mano-cristiano, in particolare nel Medio Oriente e nel Nord Africa. Nel suo intervento il reverendo Walter Altmann, moderatore del Comitato ha rilevato che il Wcc, pur tra alti e bassi del suo cammino, «è e può essere ancora più profetico oggi» per un rinnovato impegno ecumenico, per un’azione comune nel mondo. «Ci siamo riuniti — ha evidenziato — in Grecia, uno dei paesi più duramente colpiti dalla crisi nella comunità europea. Oltre i possibili errori commessi dalle poli-tiche interne, non c’è alcun dubbio che essi vanno connessi con l’anda-mento globale di mercati internazio-nali sfrenati e caratterizzati da spe-culazioni finanziarie senza limiti». In questo quadro il Wcc è chiamato ad una «diffusa ed efficace azione» per contribuire al ripristino della di-mensione etica nell’economia e nella finanza.

© Osservatore Romano - 1 settembre 2012