Domenicani a Smirne
- Dettagli
- Creato: 26 Novembre 2012
- Hits: 2471
di ALBERTO FABIO AMBROSIO I frati domenicani, oltre a essere presenti in uno dei quartieri più suggestivi dell’attuale Istanbul (Galata), vivono da ben più di due se-coli anche a Smirne. Dell’antica cit-tà egea non rimangono che pochi resti, dopo un catastrofico incendio nel 1922, ma la passeggiata lungo la riva del Golfo di Smirne, dove la natura abbraccia il sogno della sto-ria a cui questa riva del Mar Egeo ha potuto assistere, ha quasi più va-lore della storia stessa.
Poco distante da questa visione naturale estasiante, sorge la parroc-chia del Santissimo Rosario di Smirne, costruita nel 1903, retta dall’ordine dei predicatori e dipen-dente — insieme al convento di Istanbul — dal Vicariato domenica-no di Turchia. I frati del Vicariato, in tutto nove, si sono ritrovati per una sessione fraterna di studio e ri-flessione. Sono stati giorni intensi dove la fraternità, la preghiera e la convivialità hanno dato spazio a una riflessione matura su argomenti diversi e, talvolta, apparentemente disparati. È davvero affascinante pensare che dei religiosi consacrati all’a m o re e al servizio di Dio possano con-frontarsi su argomenti talmente di attualità. Ognuno dei religiosi aveva preparato l’incontro con una lettura approfondita di un argomento di predilezione. La scelta non è stata solo frutto di una “utilità” pastorale, ma anche di un’urgenza ermeneuti-ca del mondo circostante. Così le tre giornate hanno visto meditare i religiosi su argomenti che spaziano dalla teologia giovannea — non si potrebbe fare altrimenti a Smirne — con una lezione inaugurale tenuta dal parroco della chiesa che da circa quarant’anni vive e “sente” questa terra che fu quella delle sette chiese. La teologia di Giovanni ha aperto il cammino per un argomento che è attualmente al centro dell’ordine: la predicazione al femminile. Come noi religiosi possiamo accogliere il mistero della predicazione al femmi-nile? E così dalla predicazione “al femminile” siamo passati alla ricerca dell’interiorità maschile. Oggi i gen-der studiesnon possono lasciare in-differenti gli uomini che si impe-gnano nella vita religiosa e nella predicazione. Il vivere poi per noi in Turchia è anche capire come que-ste problematiche siano percepite in una cultura che solleva non poche perplessità riguardo alla situazione della donna. L’interiorità ci ha poi mossi verso la spiritualità della terza età. Come si invecchia alla luce della nostra umanità in deperimento e anche delle condizioni mutate della socie-tà? Come si dovrebbe anche invec-chiare cristianamente? Non si pensi che i religiosi siano chiamati fuori da queste delicate e profonde prove della vita! Il pensiero dell’invecchia-mento e della morte ha come conse-guenza aperto un varco sul buon umore tipicamente italiano. L’ep o-pea di don Camillo e Peppone ha permesso di osservare quanto le pa-role di Guareschi aiutino a com-prendere il fondo religioso di una popolazione, ma offrano degli spun-ti di riflessione anche in altri conte-sti. Quella famosa frase di Peppone che riesce a ottenere che le candele — accese per implorare la guarigione del suo figlio seriamente malato — siano accese alla statua della Ma-donna e non a quella di Cristo per-ché «quello lì è uno della vostra congrega. Accendetele davanti a quella là che non fa della politica» (Giovanni Guareschi, Cinque più cinque). Così la Vergine è segno della vici-nanza all’umanità del vero Dio. È la Madonna che si muove e ispira te-nerezza perché vicino alla nostra umanità nella sua varietà di creden-ze e di ideologie. Così l’ultima no-stra riflessione è stata — e non pote-va essere diversamente — sul dialogo tra le religioni così come lo si deve intendere teologicamente e così co-me lo si deve vivere nella vita di tutti i giorni. Il “discorso” interreligioso si pre-senta spesso come differente dalla sua pratica e conciliare i due diversi momenti non è un’opera minore. Da Giovanni al dialogo tra le reli-gioni non si potevano terminare questi giorni senza passare per la Casa della Madonna (Meryemana) a Efeso dove i religiosi hanno in-contrato una piccola comunità di Istanbul per poi ripartire alla volta di Istanbul. La parrocchia di Bakir-köy è rimasta per tre giorni a prega-re in questa oasi di pace e di aper-tura a un mondo che “contiene” tut-to: dai resti della presenza delle chiese giovannee all’incontro con le altri fedi. Celebrare dentro la casa della Madonna è emotivamente molto intenso. Sarà pure la suggestione, ma si percepisce il battere di un cuore di una Madre, della Chiesa appunto. Grazie al pullman offerto dalla mu-nicipalità di Bakirköy, i pellegrini hanno gioito di un viaggio spiritua-le che è quello della nostra fede. Che la Vergine Maria porga al suo Figlio le riflessioni del Vicariato do-menicano e le preghiere dei figli di questa terra.
© Osservatore Romano - 25 novembre 2012