Oggi la Vergine partorisce il Creatore dell’universo
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- Creato: 22 Dicembre 2012
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L’icona della «Natività secondo la carne del Signore e Dio e salvatore nostro Gesù Cristo» dei libri liturgi-ci bizantini raffigura il bambino neonato, fasciato e messo in un se-polcro, Maria che guarda la scena «conservando tutte queste cose nel suo cuore e meditandole», Giusep-pe in un angolo, in atteggiamento pensieroso, quasi dubbioso di fronte ai due grandi misteri che lo sorpas-sano: la verginità di Maria e soprat-tutto la vera incarnazione del Verbo di Dio.
Da una parte appaiono i pa-stori e dall’altra i magi, accorsi ad adorare il neonato. Infine due don-ne lavano il bambino in un vero e proprio catino battesimale. Alcuni tropari dell’ufficiatura del-la festa sono quasi una parafrasi dell’icona: «Nato il Signore Gesù dalla santa Vergine, tutto il creato è stato illuminato: mentre i pastori ve-gliano nei campi, i magi adorano e gli angeli inneggiano, Erode resta turbato. Poiché Dio è apparso nella carne, Salvatore delle anime nostre. Il tuo regno, o Cristo Dio, è regno di tutti i secoli, e il tuo potere di generazione in generazione. Tu che ti sei incarnato per opera dello Spi-rito santo, e sei divenuto uomo dal-la sempre Vergine Maria». Altri testi della festa hanno un ca-rattere più “dogmatico”, diventando brevi e poetiche professioni di fede. Il primo tropario del vespro, opera di Germano di Costantinopoli (se-colo VIII), sviluppa tutto il mistero della nostra redenzione mettendo insieme i primi capitoli della Genesi con i testi paolini delle lettere ai Fi-lippesi e agli Efesini dove l’ap ostolo annunzia la redenzione di Cristo: «Venite, esultiamo per il Signore, esponendo questo mistero. Il muro di separazione che era frammezzo è abbattuto; la spada di fuoco si vol-ge indietro e i cherubini si ritirano dall’albero della vita: e anch’io godo del paradiso di delizia, da cui ero stato scacciato per la disubbidienza. Poiché la perfetta immagine del Pa-dre, l’impronta della sua eternità, prende forma di servo, procedendo da madre ignara di nozze, senza su-bire mutamento. Ciò che era è rima-sto: Dio vero; e ciò che non era ha assunto, divenendo uomo per amore degli uomini». I testi della liturgia accostano l’Eden al luogo della nascita di Cri-sto che diventa un nuovo paradiso. Betlemme riapre il paradiso e diven-ta essa stessa luogo di ristoro, di sal-vezza, di vita, immagine della Chie-sa stessa: «Betlemme ha aperto l’Eden, venite a vedere: troviamo nel nascondimento le delizie; venite, riceviamo nella grotta le gioie del paradiso. Là è apparsa la radice non innaffiata che fa germogliare il perdono; là si è trovato il pozzo da nessuno scavato, a cui Davide un tempo aveva de-siderato bere: là è la Vergine che, partorito il bambino, ha subito estinto la sete di Ada-mo e di Davide: affrettiamo-ci dunque al luogo dove è stato partorito piccolo bim-bo il Dio che è prima dei se-coli». Questa stessa tipologia si trova nelle figure di Eva e di Maria: «Rallegrati, Gerusa-lemme, fate festa, voi tutti che amate Sion. Oggi è sta-to sciolto l’antico vincolo della condanna di Adamo; ci è stato aperto il paradiso; il serpente è stato annientato: ora infatti egli ha visto colei che un tempo aveva ingan-nata, divenuta Madre del Creatore. O abisso della ric-chezza, della sapienza e del-la scienza di Dio! Colei che aveva procurato la morte ad ogni carne, come strumento del pec-cato, è divenuta primizia della sal-vezza per tutto il mondo mediante la Madre di Dio, poiché da lei na-sce bambino il Dio perfettissimo: con la sua nascita egli sigilla la ver-ginità di lei, con le fasce scioglie le catene dei peccati, e sana con la sua infanzia le penose doglie di Eva». La figura discreta, quasi in di-sparte, di Giuseppe è celebrata la domenica successiva al Natale, as-sieme al re Davide «padre di Dio» e a Giacomo «fratello di Dio», titoli dati loro nel contesto cristologico dell’incarnazione del Verbo: «An-nuncia, Giuseppe, i prodigi al padre di Dio Davide: tu hai visto la Vergi-ne incinta, insieme ai magi hai ado-rato, con i pastori hai glorificato, da un angelo hai avuto la rivelazione. Supplica il Cristo Dio per la salvezza delle anime nostre».
© osservatore Romano - 23 dicembre 2012