La sollecitudine della Santa Sede per l’Iraq

iraq-morti-2013«La Segreteria di Stato segue la situazione delle comunità cristiane in Medio Oriente con grandissima preoccupazione. Le comunità cristiane stanno soffrendo ingiustamente, hanno paura e molti cristiani sono stati costretti ad emigrare. Solo a Mosul circa trenta chiese e monasteri sono stati occupati e danneggiati dagli estremisti e la croce è stata tolta. Per la prima volta in tantissimi anni non si è potuta celebrare la santa messa la domenica.
Bisogna ricordare che in Iraq, come negli altri Paesi del Medio Oriente, i cristiani sono presenti dall’inizio della storia della Chiesa e hanno avuto un ruolo significativo nello sviluppo della società e vogliono semplicemente continuare ad essere presenti come artefici di pace e di riconciliazione». È quanto ha dichiarato, a Radio Vaticana, l’a rc i -vescovo Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, in merito alla situazione dei cristiani in Medio Oriente e alle azioni intraprese dalla Santa Sede per cercare di alleviarne le difficili condizioni. «Innanzitutto — ha spiegato il presule — il Santo Padre stesso ha manifestato in varie occasioni e in modo commosso la vicinanza alle comunità cristiane, in particolare alle famiglie di Mosul, invitando tutti a pregare per loro. Ha personalmente espresso la sua vicinanza anche attraverso alcuni dei loro responsabili religiosi, tra cui il patriarca di Babilonia dei Caldei e il patriarca di Antiochia dei Siri, incoraggiando pastori e fedeli ad essere forti nella speranza. Ha mandato pure un aiuto economico alle famiglie tramite il Pontificio Consiglio Cor Unum, per venire incontro ai bisogni umanitari. Da parte nostra quindi la Segreteria di Stato, attraverso i propri canali diplomatici, continua a stimolare l’attenzione delle autorità internazionali e dei Governi alla sorte di questi nostri fratelli ed è stata inviata una “Nota verbale” a tutte le ambasciate accreditate presso la Santa Sede con il testo degli ultimi appelli del Santo Padre concernenti anche più in generale la situazione in Medio Oriente, con la richiesta di far presente il messaggio ai rispettivi governi. Ed è nostro vivo augurio — ha proseguito — che la comunità internazionale prenda a cuore la questione, giacché sono in gioco principi fondamentali per la dignità umana, il rispetto dei diritti di ogni persona, per una convivenza pacifica ed armoniosa delle persone e dei popoli. L’Iraq e gli altri Paesi del Medio Oriente sono chiamati ad essere un modello di convivenza tra comunità diverse, altrimenti sarebbe una grande perdita e un pessimo presagio per il mondo intero».

© Osservatore Romano - 31 luglio 2014