Serve costruire per poter rimanere

Aleppo2ALEPPO, 27. Con la metà della popolazione della Siria sfollata a causa della guerra civile in corso, i leader religiosi del Paese rivolgono messaggi di speranza e sostegno alla minoranza cristiana perseguitata che ha scelto di rimanere. «Aleppo — si legge in una lettera scritta dall’a rc i - vescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti, monsignor Jean-Clément Jeanbart — sta subendo un attacco massiccio da parte dei jihadisti. È come se tutto fosse fatto per spaventare la gente e spingerla ad andarsene dalla Siria.
Con questo messaggio vogliamo trasmettere ottimismo e incoraggiare le persone a perseverare». Per l’arcivescovo Jeanbart, l’assistenza e gli aiuti più concreti che si possono offrire ai siriani, in questo particolare momento, è aiutarli a rimanere nelle loro case. Il presule ha spiegato che la sua diocesi sta cercando di mettere a punto un programma di sviluppo che prevede aiuti concreti alle piccole imprese e agli artigiani e per la ristrutturazione delle case danneggiate durante la guerra. Al riguardo, è stato creato il movimento “Build to Stay” con lo scopo di riunire il maggior numero di fedeli consapevoli dell’imp ortanza della continuità della presenza cristiana in Siria. «Noi — ha proseguito l’arcivescovo — facciamo tutto il possibile per permettere di vivere nella fede a quanti in questo momento stanno vivendo una grande prova » . Secondo il presule, a oggi il conflitto siriano, deflagrato nel marzo del 2011, ha provocato la morte di circa 230.000 persone. Circa la metà della popolazione siriana ha abbandonato le proprie case. Poco più di quattro milioni di persone si sono rifugiate nei Paesi vicini, molte delle quali in Turchia e in Libano. «Cerchiamo di infondere coraggio alle persone che credono nel futuro di questo Paese», ha detto Monsignor Jeanbart. Del resto, «dobbiamo dimenticare — ha sottolineato il presule — che Paolo è stato convertito sulla via di Damasco? Non era lui che fu battezzato, confermato, ordinato sacerdote e inviato in missione nel mondo dalla Chiesa in Siria, che ha avuto il suo inizio proprio a Damasco? La Chiesa in Siria — ha proseguito — ha sacrificato tanti martiri che hanno irrigato con il loro sangue innocente il suolo del nostro Paese. Merita questa Chiesa di essere aiutata e sostenuta in modo che possa continuare il suo viaggio di duemila anni sul cammino della fede cristiana?». Da qui l’appello: «Se il mondo vuole aiutarci deve pregare con noi per portare la pace nella nostra terra. Se volete aiutarci, sostenete quei cristiani che hanno deciso di rimanere per garantire la presenza nel Paese. Se volete aiutarci, aiutateci ad accompagnare questi fedeli a “costruire per rimanere”».

© Osservatore Romano - 27-28 luglio 2015