La strada dei cristiani

sako patriarcaBAGHDAD, 14. Sarà un Giubileo vissuto nella memoria dei martiri quello che la Chiesa caldea si appresta a vivere. L’arcivescovo di Mosul Paolo Faraj Rahho, i padri Raghid Ganni, Wassim e Thair e tanti fedeli che hanno perso la vita per la loro fede sono gli esempi che il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako, individua nella sua lettera pastorale intitolata «La Misericordia è il cammino del cristiano», diffusa in questi giorni. «Per noi cristiani dell’Iraq — scrive il patriarca, da ieri in visita pastorale in Svezia dove vive una nutrita comunità caldea — il martirio è il carisma della nostra Chiesa; in quanto minoranza, siamo di fronte a difficoltà e sacrifici, ma siamo coscienti di essere testimoni di Cristo e ciò può significare arrivare al martirio».
Per Cristo, spiega il patriarca, «bisogna andare sempre oltre, fino al sacrificio, come hanno fatto i cristiani di Mosul e dei villaggi della piana di Ninive un anno fa. Sono per noi un onore e un segno di generosità ». Molti di questi fedeli oggi sono accolti nel sobborgo cristiano di Ankawa, a Erbil, nel Kurdistan iracheno. È anche a loro, in questo Anno giubilare, che la Chiesa caldea si rivolgerà con una serie di iniziative in via di definizione. «Non vogliamo abbandonare la nostra patria svuotandola della presenza cristiana. L’Iraq — ribadisce Sako — è la nostra identità. Abbiamo una vocazione, dobbiamo testimoniare la gioia del Vangelo. Siamo per servire tutti, cristiani e musulmani. Anche questa è la nostra missione, che è un impegno assoluto. Nelle circostanze in cui viviamo dobbiamo essere più attenti ai nostri fratelli e sorelle sofferenti, sfollati, emigrati, ai poveri, agli orfani e alle vedove, porci accanto a loro, essere presenti e accompagnarli con tutto ciò che abbiamo come forza e denaro e dare loro segni di speranza. Dobbiamo mostrare amicizia, solidarietà e sostegno ai nostri fratelli musulmani, collaborare con loro per una vita comune, in pace e in armonia. La nostra sofferenza comune diventa allora una forza affinché passi la tempesta. La porta della misericordia deve essere sempre ap erta». A dimostrazione che, nonostante tutto, la comunità cristiana è viva e attiva c’è anche la manifestazione organizzata per protestare contro le norme di legge in vigore in Iraq riguardo alla scelta religiosa dei cittadini. In particolare, viene contestata la norma che dispone il passaggio automatico alla religione islamica dei minori quando anche uno solo dei due genitori si converte all’islam. «Questa norma è una delle più discriminatorie — ha spiegato il patriarca in un comunicato — p erché totalmente irrispettosa della civilizzazione dell’Iraq. Rappresenta una minaccia all’unità della nostra nazione, al pluralismo religioso e al principio di accettazione della diversità dell’altro». Alla manifestazione, svoltasi presso la chiesa caldea di San Giorgio, hanno partecipato anche membri di altre comunità religiose irachene non musulmane. In quella occasione, il patriarca caldeo ha ripetuto dai microfoni il proposito di ricorrere ai tribunali internazionali che tutelano i diritti umani se il Parlamento iracheno non modificherà la legge.

© Osservatore Romano - 15 novembre 2015