Duecento caldei alla tenda di Abramo
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- Creato: 29 Aprile 2016
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BAGHDAD, 29. La comunità cristiana irachena non si rassegna alla situazione di caos e alle immense difficoltà sociali e politiche del Paese. Ne è una riprova il pellegrinaggio — forse il più importante compiuto negli ultimi anni — che ha visto circa duecento caldei di Baghdad recarsi fino a Ur, il sito storico della bassa Mesopotamia, attualmente nel governatorato iracheno di Dhi Quar, che viene generalmente identificata con il luogo di nascita del patriarca Abramo, padre di tutti i credenti delle grandi religioni monoteiste. Pochi giorni fa — riferisce l’agenzia Fides — accompagnati dal vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei, Basel Yaldo, e da sette sacerdoti, i cristiani appartenenti a diverse comunità e parrocchie di Baghdad hanno vissuto il pellegrinaggio come momento forte nello spirito dell’anno giubilare della misericordia. I pellegrini portavano con sé anche cartelli e striscioni con il logo del patriarcato caldeo e con quello del giubileo della misericordia, «Speriamo di poter fare qui un pellegrinaggio più grande, con migliaia di pellegrini, quando Papa Francesco verrà a visitare questo luogo, a Dio piacendo», ha detto, tra l’a l t ro , il presule nel corso della messa celebrata nel sito archeologico, non lontano dallo Ziggurat sumerico, sotto una tenda innalzata a ricordo di quella di Abramo. In occasione della visita a Ur, i pellegrini provenienti da Baghdad hanno avuto anche incontri con i cristiani di Bassora e con l’arcivescovo di Bassorah dei Caldei, Habib Al-Naufali, che ha raccontato loro la vita quotidiana della locale comunità cristiana, formata ormai soltanto da 250 famiglie. È una situazione di difficoltà che i cristiani condividono con il resto della popolazione irachena. L’Iraq — ha dichiarato ad AsiaNews Shlemon Warduni, vescovo ausiliare di Babilonia dei Caldei — ha raggiunto «il momento più basso» nella storia del Paese, anche se «non possiamo dire di aver toccato il fondo», perché vi è il rischio che «la situazione precipiti sempre più». Il presule conferma i timori di analisti ed esperti secondo cui questo «è il periodo peggiore » della storia moderna dell’Iraq. Quantomeno dall’inizio del nuovo millennio a partire dalla caduta di Saddam Hussein nel 2003. «Nessuno riesce davvero a capire cosa stia succedendo — prosegue — e nemmeno a prevedere cosa accadrà nel futuro». Infatti, negli ultimi mesi a Baghdad sono aumentate le forme di dissenso pubblico e le manifestazioni di piazza contro politica e istituzioni dello Stato che sembrano incapaci di arginare fino in fondo la diffusione della corruzione. Negli anni il sistema politico iracheno ha favorito la diffusione di una corruzione ormai endemica, che ha svuotato le risorse economiche già prosciugate dal calo dei proventi del petrolio. A questo si uniscono i costi della lotta contro il cosiddetto Stato islamico e altri movimenti jihadisti. Monsignor Warduni racconta di una popolazione «molto stanca» per mancanza di lavoro, di risorse, di prospettive. «Un Paese ricchissimo — sottolinea — oggi è diventato poverissimo. Si dice che questa sia la terra del petrolio, ma che utilità ha per noi oggi se non abbiamo nemmeno il carburante da mettere nei generatori. Sarebbe meglio non averlo perché è da qui che partono le nostre sofferenze. Tutti vogliono il nostro petrolio, tutti vogliono le nostre ricchezze». A tutto ciò si aggiungono le situazioni di criticità e di sofferenze per i territori caduti nelle grinfie delle milizie fondamentaliste. Soltanto domenica scorsa la chiesa del centro di Mosul, officiata dai padri domenicani e nota come la “chiesa della Madonna miracolosa” o anche come la “chiesa dell’o ro l o g i o ”, è stata devastata con l’uso di esplosivo. Secondo una ricostruzione dell’accaduto, i militanti del sedicente Stato islamico, che controllano la città dal 9 giugno 2014, avrebbero evacuato la zona circostante la chiesa e avrebbero prelevato dall’edificio sacro tutto ciò che poteva essere saccheggiato, prima di far deflagrare le cariche di esplosivo. La chiesa connotava in maniera inconfondibile il profilo del centro storico di Mosul, soprattutto grazie al suo caratteristico campanile con lo storico orologio, donato ai cristiani iracheni dall’imp eratrice Eugenia, moglie di Napoleone III. «I rintocchi di quell’orologio», ricorda madre Luigina Sako, superiora della casa romana delle suore caldee Figlie di Maria, «hanno scandito la nostra giovinezza, quando Mosul era una città dove si conviveva in pace. Ricordo che da studenti, quando avevamo un’esame importante, andavamo tutti, cristiani e musulmani, a portare i biglietti con le nostre richieste d’aiuto alla grotta di Lourdes ospitata presso quella chiesa, che anche i nostri amici islamici conoscevano e onoravano come “la chiesa della Madonna miracolosa”». Oggi come allora, tuttavia, le sorti dei cristiani e dei musulmani iracheni sono sempre legate. Ne è un’ulteriore riprova anche la recente esortazione apostolica Amoris laetitia di Papa Francesco, il cui messaggio, secondo il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, diventa «fonte di misericordia e formazione per cristiani e musulmani». In questo senso, spiega, va letto il valore della «misericordia» che deve servire «a formare» le persone «alla verità», unita alla «conversione, che ci insegna che la verità è amore». Soprattutto, aggiunge il patriarca in una intervista all’agenzia AsiaNews, «penso che questo testo, del quale servirebbe una sintesi, avrà riflessi molto positivi anche per i musulmani, non solo qui in Iraq. Anche loro stanno aspettando un messaggio, un discorso diverso. Prendiamo l’elemento della poligamia: come è possibile, oggi, parlare di poligamia e amore? Il matrimonio non è una fabbrica di bambini, l’importante è la formazione e l’educazione alla paternità, e prima ancora al rapporto di coppia, all’unione fra coniugi. Sarà importante diffondere questa esortazione in un linguaggio appropriato, in arabo; questo avrà una vasta eco anche nel mondo musulmano, che si interesserà a noi, alla nostra visione. L’elemento dell’unità del matrimonio, della mancanza di poligamia, ecco, sono tutti elementi che abbracciano l’islam».
© Osservatore Romano - 30 aprile 2016