Costruire per rimanere
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- Creato: 14 Maggio 2016
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ALEPPO, 14. «Se Gesù ha fatto il falegname, puoi farlo anche tu». Con queste parole il vescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti, monsignor Jean- Clément Jeanbart, convince i suoi giovani fedeli a partecipare al progetto Build to stay (“costruire per rim a n e re ”) un programma di formazione professionale offerto dalla Chiesa in Siria. L’iniziativa — cui Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) ha recentemente contribuito con una donazione di 263 mila euro — mira ad aiutare il maggior numero di cristiani a rimanere in Siria, permettendo loro di ricostruire le proprie case e al tempo stesso di imparare un mestiere.Monsignor Jeanbart non ha mai perso la speranza e parla con determinazione della ricostruzione della Siria, nonostante la guerra che in cinque anni ha provocato migliaia di vittime e milioni di sfollati. Ecco perché ha voluto dar vita al progetto Build to stay: per aiutare i cristiani con le opere, oltre che con l’assistenza spirituale, convincendoli a restare nel loro Paese di origine. «Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere — ha dichiarato il presule ad Acs — per far sì che i fedeli non lascino Aleppo e per far ritornare quanti hanno già abbandonato la città». Secondo stime della Chiesa locale, prima dell’inizio della guerra ad Aleppo vivevano circa centocinquantamila cristiani. Oggi ne restano appena quarantamila. Sono, infatti, in particolare le minoranze religiose a essere le più vulnerabili. La loro presenza e la loro esistenza sono quotidianamente minacciate. Per questo motivo Papa Francesco in numerose occasioni ha richiamato l’attenzione sui bisogni drammatici dei cristiani e delle minoranze religiose in Medio oriente. Al momento partecipano al programma Build to stay circa centocinquanta allievi che saranno presto fabbri, falegnami e muratori. La Chiesa offre anche dei corsi di formazione per le donne che aspirano a diventare sarte, estetiste o infermiere. Le infermiere in particolare sono molto richieste per l’assistenza agli anziani e alle migliaia di feriti provocati dalla guerra. Oltre al sostegno di benefattori come Acs, il vescovo di Aleppo dei Greco-Melkiti può contare su una squadra di una trentina di volontari — tra i quali banchieri, insegnanti e imprenditori — che lo aiutano nell’organizzazione dei corsi. «La Chiesa è l’unica che può aiutare i cristiani a rimanere e sono convinto che il nostro progetto verrà riprodotto anche in altre città della Siria ». Monsignor Jeanbart nota come, nonostante l’orrore, la distruzione e la paura di un’invasione da parte dello Stato islamico, i cristiani di Aleppo abbiano conservato una pur flebile speranza. «Noi come Chiesa dobbiamo fare tesoro di quel briciolo di speranza rimasta e fornire ai fedeli i mezzi per ricostruirsi una vita. È il solo modo per fermare l’esodo di cristiani dalla terra in cui il cristianesimo è nato». Nel 2015, gli enti della Chiesa cattolica, con i fondi ricevuti grazie agli appelli lanciati dalle Conferenze episcopali nazionali, alle donazioni private di fedeli cattolici in tutto il mondo e in collaborazione con Governi e organizzazioni internazionali, hanno contribuito a fornire assistenza umanitaria per centocinquanta milioni di dollari americani, di cui hanno beneficiato direttamente oltre quattro milioni di persone. Le principali aree di priorità degli interventi da parte degli enti cattolici sono state: educazione, assistenza alimentare e non alimentare, salute e infine gli alloggi. Altri dodici milioni di dollari statunitensi sono stati utilizzati per fornire assistenza diretta in contanti, acqua e servizi igienici, sostentamento e assistenza sociopsicologica.
© Osservatore Romano - 15 maggio 2016