Urgente sostegno alla presenza cristiana
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- Creato: 12 Settembre 2016
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AMMAN, 12. Una delegazione delle Chiese mediorientali farà presto visita nelle principali città mondiali ai responsabili politici e ai leader delle diverse religioni per spiegare le drammatiche condizioni dei cristiani e sollecitare la fattiva ricerca di soluzioni praticabili. È questa una delle principali decisioni prese dal Consiglio delle Chiese del Medio oriente che ha concluso nei giorni scorsi ad Amman la sua undicesima assemblea. All’incontro, che ha avuto all’ordine del giorno proprio le prospettive della presenza cristiana nella regione, con particolare riferimento ai conflitti che sconvolgono Siria e Iraq, hanno partecipato ventidue tra patriarchi e rappresentanti delle principali realtà ecclesiali del Medio oriente. Presenti, fra gli altri, il patriarca Babilonia dei Cladei, Louis Raphaël I Sako, il patriarca emerito di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, il patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan, il patriarca di Antiochia dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, il patriarca copto-ortodosso, Teodoro II, il catholicos di Cilicia della Chiesa apostolica armena, Aram I, il patriarca grecoortodosso di Antiochia Giovanni X Ya z i g i . I partecipanti hanno denunciato ogni forma di estremismo e chiesto la collaborazione dei musulmani, così come dei leader politici regionali e internazionali, per la creazione di un ambiente sicuro e libero da persecuzioni. In questa ottica, nel documento finale è stato anche espresso apprezzamento per le iniziative di istituzioni e leader musulmani della regione «che si sono impegnati nel rifiuto dell’estremismo e della violenza, hanno affermato il rispetto della diversità, e hanno riconosciuto il ruolo della componente cristiana come fattore originale e fondamentale della civiltà araba e dell’intera regione». Non solo, l’assemblea auspica che tali atteggiamenti «si traducano in misure concrete, per passare a un nuovo modello di collaborazione e condivisione». A tal fine si rende nota, appunto, l’intenzione di costituire una delegazione incaricata di visitare diversi Paesi per incontrare autorità civili e religiose, compresi i leader delle grandi istituzioni islamiche come l’Università sunnita di Al Azhar e quella sciita di Qom, per cercare insieme soluzioni volte a favorire la continuità della presenza cristiana nella regione. Tra le richieste rinnovate alla comunità internazionale quella di intervenire per fermare il conflitto siriano, astenendosi «dal fornire armi a gruppi terroristici», perseguendo una soluzione pacifica della crisi siriana che non metta a rischio la convivenza delle diverse componenti etniche e religiose. Il documento finale richiama anche la responsabilità dei Paesi arabi e della comunità internazionale all’accoglienza e al sostegno agli sfollati, in particolare i cristiani che hanno dovuto abbandonare le loro case e le loro terre per sfuggire alla guerra e alle persecuzioni, sulla falsariga di quanto fanno le Chiese e gli organismi ecclesiali. Particolare attenzione meritano i profughi di Mosul e della piana di Ninive, per i quali è necessario attuare tutti gli sforzi perché possano tornare nelle loro case. Nel documento finale vi è anche un richiamo all’elezione del presidente della Repubblica libanese (carica vacante da oltre due anni), il sostegno alla causa del popolo palestinese, l’app ello alla liberazione dei presuli ortodossi rapiti tre anni fa in Siria e la richiesta di porre fine alla situazione anomala vissuta dall’isola di Cipro. Nel documento si esprimono ringraziamenti alla Giordania, che ha ospitato i lavori. Lo stesso re Abd Allah II incontrando i rappresenatanti dell’assemblea ha sottolineato a più riprese il ruolo dei cristiani come ponti di dialogo e quello della Giordania quale «modello di coesistenza armoniosa» fra cristiani e musulmani.
© Osservatore Romano - 12-13 settembre 2016