Incontro ad Amman promosso dal Movimento cristiano lavoratori

Amman, 11. Mondo arabo islamico e Occidente cristiano sono costretti a vivere l'uno accanto all'altro, non solo nei Paesi arabi, ma anche in Occidente:  come trasformare le differenze esistenti sul piano degli interessi economici, politici, culturali e religiosi in una convivenza che sia improntata alla condivisione dei problemi e alla comunanza degli interessi? È questa la domanda che è stata al centro del workshop internazionale promosso dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, dal Movimento cristiano lavoratori (Mcl) e dalla Fondazione italiana europea popolare in collaborazione con l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell'Università Cattolica di Milano (Aseri), che si è tenuto ad Amman, in Giordania, dedicato al tema:  "Quale forma di dialogo per costruire un futuro comune in Medio Oriente?".
La permanenza in Medio Oriente della nutrita delegazione del Mcl, della Fondazione italiana europea popolare e dell'Università Cattolica, ha preso il via con una visita alla sede dell'Università cattolica di Madaba, la cui costruzione è iniziata l'anno scorso in  occasione  della  visita  di  Benedetto XVI che ha posto la prima pietra della nuova struttura.


L'università, che una volta a regime accoglierà circa ottomila giovani di tutte le religioni - ha spiegato il Rettore accompagnando i convegnisti in un attento giro di perlustrazione dello status dei lavori - vuole diventare un fiore all'occhiello della regione, una risposta alle povertà che nascono dall'ignoranza e che imprigionano ancora il Medio Oriente limitandone le possibilità e il potenziale di sviluppo.
Del resto è nella filosofia del Movimento cristiano lavoratori che il dialogo può assumere diverse forme, ma la prima rimane il sostegno concreto attraverso opere di cooperazione e di solidarietà che testimonino il rispetto e la fiducia nell'altro. Lo ha ribadito Carlo Costalli, presidente del Mcl, che ha sottolineato, nel corso di un incontro presso la residenza del Patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Fouad Twal, l'importanza che l'università potrà assumere, diventando punto di riferimento per la vita culturale del Medio Oriente. "Incoraggiare ad attivare sempre più un "dialogo istituzionale" (e su questo l'Europa deve fare molto di più) ma anche un dialogo "ad ogni livello" deve essere il nostro compito di organizzazioni della società civile. Su questo piano - ha dichiarato Costalli aprendo i lavori del seminario - è importantissimo il lavoro delle Chiese, delle organizzazioni non governative, delle università, della cultura in genere e delle organizzazioni dei lavoratori. Dialogo che però non deve essere fine a se stesso:  è uno strumento per capire "la verità dell'altro", le identità, e poi anche per individuare le strade comuni che possano permettere di far crescere la comunità nella direzione della giustizia e della pace".
Il presidente del Mcl, inoltre, ha sottolineato l'importanza del Sinodo dei vescovi del Medio Oriente. "A novembre si riunirà il Sinodo voluto dal Papa - ha proseguito -, sarà un appuntamento importante per un'analisi franca e per programmare iniziative concrete. I cristiani hanno un ruolo unico e insostituibile nella regione. Una minoranza "fragile" che tuttavia non scomparirà perché è una minoranza "coraggiosa":  una "minoranza creativa" come più volte ha evocato Papa Benedetto XVI. Il Medio Oriente - ha spiegato Costalli - non è solo un problema, anzi può essere un modello per altre parti del mondo. Ma dipende anche dall'islam:  i musulmani devono capire che il mondo è cambiato, aprirsi al pluralismo e alla distinzione tra stato laico e religioni".
Il presidente del Movimento cristiano lavoratori ha quindi sottolineato che "l'educazione è uno strumento fondamentale, e in questo senso le scuole volute e fondate dai cristiani svolgono un compito essenziale:  sono degli autentici laboratori di convivenza dove cristiani e musulmani imparano a conoscersi e a rispettarsi".
"Esistono - ha spiegato Vittorio Emanuele Parsi, docente di relazioni internazionali all'Università Cattolica di Milano - vari aspetti del Medio Oriente:  dal Medio Oriente del conflitto israelo-palestinese a quello arabo, inteso più come luogo dell'anima che non della testa, più pensato che reale, al Medio Oriente "goloso" del petrolio, del gas, dell'energia. Ebbene, tutti questi "Medio Orienti" devono essere oggi ricomposti per andare verso un'area riconciliata, in cui la diversità, se non arriverà addirittura a convergere, il che è un'utopia, potrà comunque vedere neutralizzata la carica di violenza che la diversità stessa comporta".
È un fatto assodato che sarà possibile aprire un nuovo orizzonte per il Medio Oriente solo con il dialogo. Lo ha sottolineato il professor Chibli Mallat, dell'Università dello Utah e di Saint-Joseph Beirut, "ma non è possibile instaurarlo con i regimi dittatoriali in quanto sarebbe solo un dialogo sterile, senza sviluppi concreti".
La questione centrale dell'integrazione fra cultura occidentale e medio orientale è stata affrontata nel dettaglio dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, monsignor Twal:  "Sappiamo che il musulmano ha una religione diversa. Rispettare la sua diversità è, una volta di più, rispettare la volontà di Dio. Accettare l'altro nella sua differenza di religione, di colore, di opinione, è riconoscere la dignità di ogni essere umano e la sua libertà di fronte alla libertà di Dio. Non c'è dubbio che l'Europa affascina giovani musulmani del Medio Oriente per la sua ricchezza, cultura e libertà:  un fascino che si mescola con una certa paura dell'incognito. I musulmani - ha proseguito il patriarca - sono a milioni in Europa, come cittadini europei, rifugiati politici o emigrati e condividono lo stesso destino, soffrono gli stessi problemi economici e familiari degli europei. Sono passati, almeno in parte, dallo status di operai immigrati a quello di cittadini organizzati. Che lo vogliamo o no, siamo "costretti" a vivere insieme. Ora il punto è come possiamo convertire la nostra presenza tra loro in una convivenza, vale a dire un essere non solamente accanto, né contro, ma insieme, nonostante gli interessi politici, il fanatismo religioso, dichiarato o sottaciuto e le differenze di credo?".
Un tema, quello del dialogo interreligioso e dell'integrazione, ripreso anche da Sabri Rbeihat, ministro della cultura giordano:  "Il Medio Oriente è una delle più importanti regioni geografiche dal punto vista religioso:  è la regione che presentò Dio al mondo. Tutte le storie delle tre grandi religioni monoteiste - ebraismo, cristianesimo e islam - nascono in quest'area. Quando dialoghiamo dobbiamo superare i dettagli affinché queste religioni possano insieme contribuire al bene dell'umanità. Dobbiamo colmare il vuoto spirituale creatosi nelle società moderne per l'assenza della religione dallo Stato. Dobbiamo avere una giusta prospettiva, trovare una dimensione comune. Le questioni che abbiamo davanti - ha concluso il ministro - sono i diritti umani, lo sviluppo, la pace, le povertà. Trovare le risposte nella spiritualità accettando le differenze è la chiave".
Dopo un'interessante analisi della situazione medio orientale, curata dal professor Massimo Borghesi dell'Università di Perugia, è intervenuto Majdi Siryani, Direttore generale delle Scuole del Patriarcato latino di Gerusalemme, il quale ha rilevato che "l'assenza di stabilità politica e di volontà politica, come pure il contesto politico  internazionale, sono ostacoli al dialogo  interreligioso.  La  conversione non è nella nostra agenda, noi cerchiamo  l'unità, l'affinità e la giustizia".

(©L'Osservatore Romano - 12 marzo 2010)