TERRA SANTA: MORATORIA COLONIE, TESSARI (CARITAS), “DECISIONE CHE NON SORPRENDE”

“Una decisione che non ha sorpreso i palestinesi che in qualche modo se l’aspettavano. Nella popolazione dei Territori vige un diffuso pessimismo, quasi rassegnazione, sull’inutilità di questi negoziati, la cui prova del fuoco sono proprio gli insediamenti”. Così Silvio Tessari, responsabile dell’Ufficio Medio Oriente e Nord Africa di Caritas Italia, commenta al Sir, la ripresa delle costruzioni israeliane nei Territori palestinesi dopo che il 26 settembre è terminata la moratoria voluta dal premier Netanyahu. “I palestinesi – dice l’esponente Caritas - sono concentrati sulle loro difficoltà quotidiane, legate agli spostamenti, all’economia che non va bene, alla scuola, alla salute”. Per Tessari il premier palestinese Abu Mazen è in una sorta di vicolo cieco poiché “se abbandona i negoziati rischia di rimetterci ancora di più, almeno in questa fase, ma allo stesso modo, se resta a negoziare, con le colonie che continuano a costruire appartamenti al loro interno, perde potere e rappresentanza agli occhi del suo popolo. E proseguire con gli insediamenti potrebbe portare ad una terza intifada e a nuove tensioni”. “Bene ha fatto Abu Mazen – aggiunge, tuttavia, Tessari – a prendersi una settimana di tempo per chiedere un parere alla Lega Araba. E’ stata una decisione saggia. In queste vicende guadagnare tempo è sempre positivo. Certo la drammaticità del momento è solo rinviata, a meno che gli Usa non riescano veramente a bloccare gli insediamenti, ma serve un atteggiamento veramente nuovo da parte di Israele. Questo potrebbe essere un gesto inaspettato, direi profetico, politicamente lungimirante in termini umani, di permettere, senza rinunciare alla propria sicurezza, la nascita di uno Stato palestinese non mortificato da muri e check point che lo rendono un puzzle”. “Questo gesto – spiega Tessari - potrebbe essere anche uno Stato palestinese che contenga al suo interno le colonie israeliane. Come ci sono molti palestinesi che vivono in Israele non ci sarebbe nulla di strano, di per sé, che ci siano israeliani che vivono in una Palestina indipendente, con ogni garanzia di diritti. Credo che i palestinesi potrebbero anche accettare una cosa del genere. Non accetteranno invece la continua occupazione delle loro terre”.

© SIR - 28 settembre 2010