Possibile la pace in Medio Oriente
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- Creato: 17 Dicembre 2010
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La pace in Medio Oriente deve passare attraverso la costruzione di uno Stato palestinese sulla base di negoziati. Non si possono dimenticare i problemi della popolazione di Gaza, così come la situazione della minoranza cristiana in Iraq. E nella promozione del dialogo e del rispetto reciproco il ruolo dei media è essenziale. Questi i punti nodali del messaggio lanciato dal ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, nell'incontro con la stampa internazionale tenutosi mercoledì alla Farnesina. Facendo un rapido bilancio della situazione regionale, Frattini ha sottolineato la necessità di rafforzare lo sviluppo economico e gli investimenti nel capitale umano, due elementi essenziali alla stabilizzazione.
Mentre la diplomazia statunitense sta cercando nuove strade per far ripartire il dialogo israelo-palestinese, Frattini ha spiegato che la soluzione dei due Stati per due popoli è la migliore, "una soluzione che non può aspettare". Il titolare della Farnesina ha ribadito l'importanza di sostenere l'impegno degli Stati Uniti, non senza una nota di polemica con Bruxelles:· "Mi sarebbe piaciuto vedere un maggior coinvolgimento dell'Europa; comunque, oggi l'Unione europea, e di sicuro l'Italia, continua ad aiutare gli sforzi americani nella regione".
I colloqui diretti tra israeliani e palestinesi sono ripresi ufficialmente lo scorso 2 settembre con il vertice di Washington. Tuttavia, dopo la scadenza della moratoria israeliana sugli insediamenti in Cisgiordania (26 settembre) e il suo mancato rinnovo da parte del Governo Netanyahu, le parti non sono riuscite a ritrovare il filo del dialogo. Washington stessa, lo scorso 8 dicembre, ha ammesso lo stallo e la necessità di un cambio di strategia. Nella sua nuova missione, l'inviato speciale della Casa Bianca, George Mitchell, ha proposto sei settimane di trattative parallele tra Washington e ciascuna delle parti in causa, compreso l'Egitto. L'obiettivo di Mitchell è quello di ottenere al più presto un accordo quadro che fissi i punti essenziali su tutte le questioni al centro del conflitto, accordo che secondo il presidente Obama potrebbe essere raggiunto in breve tempo, addirittura entro un anno.
Opinione con la quale è d'accordo anche il ministro Frattini:· "La conclusione dei negoziati entro un anno è ancora possibile, per quanto molto ambiziosa". Il piano della Farnesina è chiaro:· occorre ripartire dalla discussione dei confini tracciati nel 1967 e Israele deve "moltiplicare gli sforzi, sospendere la costruzione degli insediamenti e prolungare la moratoria". Inoltre, non si può escludere Gaza:· lasciare la Striscia nelle mani di Hamas "sarebbe una tragedia" e porterebbe al rafforzamento degli estremismi. "Dobbiamo considerare Gaza parte integrante della soluzione per i palestinesi". Nel riportare il suo incontro con il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, Frattini ha raccontato che il negoziatore gli ha mostrato delle carte in cui "si parla già della compensazione fra Israele e l'Autorità palestinese sulla questione dei confini". Il capo della diplomazia italiana ha quindi elogiato "il lavoro stupendo" del Cairo e ricordato che "non dobbiamo perdere di vista la questione della riconciliazione palestinese".
Ci sono però tre aspetti chiave che - secondo la Farnesina - non possono essere tralasciati nell'iniziativa per la pace in Medio Oriente:· la situazione della minoranza cristiana, il ruolo di Ankara e la stabilità del Libano. "L'Iraq è pronto a impegnarsi per assumere un ruolo di stabilizzazione nella regione e per la normalizzazione dei rapporti con il Kuwait", ha detto Frattini. "Diamo grandissima importanza - ha poi aggiunto - alla protezione della minoranza cristiana che rappresenta per la regione un valore aggiunto". Su questo aspetto, "abbiamo ricevuto un messaggio di rassicurazione".
A livello politico, la Farnesina considera essenziale il ruolo della Turchia, che può essere "un attore chiave per la stabilità del Medio Oriente". In questa prospettiva, Roma giudica positivamente l'accostamento della Turchia all'Europa. "La popolazione turca - ha detto Frattini - vuole un negoziato con l'Unione europea e la leadership ·di Ankara crede che è molto meglio stare nel club piuttosto che fuori". Ma l'adesione all'Ue "non dev'essere intesa come un regalo alla Turchia, bensì come un interesse reciproco".
Il terzo aspetto è il rafforzamento del Governo del sunnita Saad Hariri in Libano. Nel Paese, infatti, il clima politico è particolarmente teso per le questioni legate all'inchiesta del Tribunale internazionale (Tsl) incaricato dall'Onu di far luce sull'assassinio dell'ex premier Rafiq Hariri. "Penso che bisogna avere fiducia nel tribunale", ha detto Frattini. Il timore - sottolineano gli analisti - è che le incriminazioni possano colpire esponenti del movimento sciita Hezbollah, membro del Governo di unità nazionale. "Non possiamo sostenere ipotesi che non hanno prove", ha spiegato Frattini. "La mia idea è che il tribunale debba essere aiutato nel suo lavoro; non possiamo dire che non raggiungerà risultati". L'inchiesta è affidata a un giudice italiano, Antonio Cassese, e "non si fermerà di fronte a ipotesi".
(©L'Osservatore Romano - 18 dicembre 2010)