Medioriente, l’opinione di Mons. Paul Hinder

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paul-hinderdi NUCCIO FRANCO

“Ci tengo a dare un contributo in favore della giustizia, a creare le premesse per una buona base di discussione, a fare, nel limite delle mie possibilità, da ponte fra le culture”. Furono queste le prime parole di Mons.Paul Hinder a margine della sua nomina a Vicario apostolico d’Arabia (il più esteso al mondo), avvenuta nel 2004 sotto il pontificato di Giovanni Paolo II.

Cappuccino di origini svizzere, protagonista del recente Sinodo per il Medio Oriente, Hinder è stato per sette anni responsabile del suo ordine per le questioni mediorientali. La profonda conoscenza dell’area ed il delicato ruolo ricoperto in quella che è la regione che custodisce i luoghi sacri dell’Islam, ci offrono un punto di vista autorevole sull’attuale situazione.

“Dopo l’11 settembre, in molti paesi arabi l’Occidente è ormai visto con diffidenza ed in alcuni casi è considerato un nemico della causa araba. Ma ritengo che ci siano anche molte persone che sono in grado di pensare in modo differenziato” ha affermato in una recente intervista al Sussidiario.net.

Quanto alle proteste che hanno coinvolto la maggioranza dei paesi arabi, Hinder sostiene come ovunque ci sia questo “virus” del desiderio di libertà anche se la democrazia “non si può né esportare né imporre”. Infatti,“il Medio Oriente dovrà reinventarsi la democrazia sulla falsariga della sua storia e della sua esperienza culturale, anche tenendo conto del sistema tribale e familiare, che in questa regione è molto più forte che altrove” avverte l’alto prelato.

A suo avviso, un compiuto processo democratico potrà essere avviato solo ed esclusivamente modificando innanzitutto i canoni occidentali di democrazia, enfatizzando le diversità ed attraverso l’accettazione da parte del popolo di un processo lungo e difficile che lo veda protagonista. Quanto al ruolo dell’Occidente, esso potrà contribuire attraverso l’educazione alla risoluzione dei conflitti in maniera pacifica. Di qui il riferimento al monito di Giovanni Paolo II secondo il quale una guerra non risolve i problemi, con palese riferimento alla crisi libica. Tuttavia, una cosa è certa ossia che il processo“rivoluzionario” richiederà anni prima di portare a un cambiamento ma è ormai irreversibile e sul lungo periodo produrrà un effetto positivo in quanto “la gente nei Paesi arabi si è svegliata, e non tornerà facilmente a dormire”.

“C’è un risveglio tra i giovani, che molto spesso sono senza lavoro e chiedono maggior libertà e partecipazione nella vita civile” sostiene il Vescovo che ci tiene a precisare di non essere tra quelli che pensano che in Medio Oriente la democrazia non sia possibile ma che la si possa ottenere solo attraverso una maggior consapevolezza e senso di appartenenza. Quanto ai rapporti tra cristiani e musulmani, Hinder pone l’accento sulla mancanza di lavoro – tra le principali cause della protesta - che potrebbe comportare problemi agli immigrati cristiani.

© http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1 - 2 maggio 2011