Impegno di tutti per la pace in Medio Oriente
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- Creato: 08 Giugno 2011
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«Non avete diritto di dormire tranquilli mentre il Medio Oriente non ha pace, non potete starvene sereni con la coscienza. Vi riguarda, la Terra Santa è la vostra chiesa madre, è l'origine. Tutti dovete impegnarvi, tutti dovete fare di più perché là ritorni la pace. Anche quando arrivate come pellegrini, non vi devono bastare i luoghi, dovete capire e pregare, pregare per quanti vivono là e si portano il peso dell'odio». È stato accorato e molto chiaro l'appello lanciato ieri tra le mura del salone Vanvitelliano della Loggia da monsignor Fouad Twal, patriarca latino di Gerusalemme, in visita nella nostra città.
«Occorre costruire un ponte fra culture, fra religioni, occorre arrivare alla convivenza pacifica: il ruolo dei cristiani è quello di contribuire col dialogo, con la buona volontà. Anche se per i seguaci di Cristo la vita non è facile, stretti fra le due confessioni principali, visti di malocchio dagli uni e dagli altri». Il patriarca racconta che, mentre gruppi di italiani possono vistare le chiese in Terra Santa, i cristiani arabi non possono farlo. Un palestinese cristiano solo a Pasqua e a Natale ha la possibilità di seguire una funzione a Betlemme. Eppure fra i cristiani, che sono solamente il 2 per cento della popolazione, la grande maggioranza è araba. Racconta che sono vietate le conversioni, con conseguenze burocratiche pesanti.
LA PACE PURTROPPO pare assai lontana a monsignor Twal: «In Israele manca la volontà di arrivarci, hanno più paura della pace che della guerra, preferiscono gestire il conflitto anziché risolverlo». Descrive la sofferenza delle genti dei «territori occupati da Israele», come li chiama senza peli sulla lingua; riferisce della madre di un parroco morta per non aver potuto passare il muro e fare la dialisi. «Mancano in quel Paese leader che abbiano il coraggio di pensare alle generazioni future e non al loro piccolo mandato, che abbiano il coraggio di affrontare i temi cruciali. A noi cristiani spetta dire la verità, far comprendere che la pace merita sacrifici, servono gesti concreti».
Riporta un evento che ritiene significativo: «Già da due anni abbiamo potuto celebrare la Pasqua insieme, tutti i cristiani, nella stessa settimana in cui gli ebrei hanno festeggiato la pesah. Ciò accade molto di rado ed è quasi un segno che ci induce ad affrettare i tempi in cui saremo una sola cosa. Il cammino è lungo, soprattutto in rapporto agli ebrei. Con i musulmani è più semplice, se escludiamo gli estremismi, visto che a loro ci accomuna la lingua, la cultura, la tradizione».
In sala l'ospite legge una riflessione scritta da un palestinese cristiano che vive accanto ad un ebreo, che gioca con i figli, parla con la moglie, legge i testi sacri come lui che, però, ha tanti diritti a lui negati. «Quando potremo riconoscerci fratelli, creati da un solo Dio di amore e di misericordia?», è la domanda finale.
Il patriarca a Brescia ha celebrato le funzioni religiose, ha partecipato alla Cresima nella parrocchia di Casazza, ieri sera ha presenziato ad un concerto di beneficenza in San Cristo; oggi alle 17.30 sarà al Paolo VI per un altro incontro curato da Brevivet. L'associazione «Amici del patriarcato di Gerusalemme», presieduta da Alessandro Lonati, e il Comune sono in contatto con «Sua Beatitudine», come viene chiamato, per sostenerne le iniziative. Al tavolo con lui in Loggia gli assessori Paola Vilardi e Andrea Arcai hanno ribadito l'impegno: «Brescia può fare tanto, c'è e ci sarà».
In questo momento il progetto prioritario è quello di raccogliere fondi per l'acquisto di materiale didattico per le scuole cristiane. Altri progetti presentati dal patriarca riguardano un housing sociale a Gerusalemme, un «sito del Battesimo», sorta di oratorio aperto a tutti per facilitare il dialogo interreligioso a partire dai più giovani.
Ai presenti in sala Lonati ha ricordato il sito dove si può trovare la spiegazione di tutte le attività in corso, www.lpjf.org. Dal pubblico non sono mancate le domande, soprattutto per sapere come stanno i nostri correligionari in quelle zone: «Non siamo soli, abbiamo la vicinanza dei cristiani occidentali che ci aiuta ad andare avanti con fede ed entusiasmo. Ed è anche questo il significato del mio percorrere l'Europa, del mio affetto per Brescia. Ci consola farci sentire, parlare della verità che nell'Occidente tanti non conoscono e invitarvi a venire, a scoprire con i vostri occhi la realtà di questa città, Gerusalemme, esempio di convivenza e di discordia, di culla di ciò che unisce e di ciò che divide».
Magda Biglia