Nella nuova Libia c’è un vecchio amico del Vaticano
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- Creato: 12 Settembre 2011
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Alessandro SpecialeC'e' un vecchio amico del Vaticano tra gli uomini chiave della nuova Libia, quelli chiamati a ricostruire il Paese dopo la fine del regime di Muammar Gheddafi. Si chiama Aref Ali Nayed ed e' stato uno degli autori e ideatori della “Lettera dei 138”.
Il testo, firmato da alcuni trai principali leader religiosi e intellettuali musulmani, diede una svolta al dialogo dei cristiani (e non solo) con l’Islam dopo la crisi seguita alle interpretazioni del famoso discorso di papa Benedetto XVI a Ratisbona, nel 2006.
Nayed è stato nominato dal Consiglio Nazionale di Transizione – ormai riconosciuto dai principali governi del mondo come il legittimo rappresentante della Libia – ambasciatore ad Abu Dhabi e da lí guida il team incaricato di progettare la stabilizzazione e ricostruzione del Paese dopo la guerra civile degli ultimi mesi.
Negli ultimi anni, Nayed – manager delle società di informatica di famiglia, con alle spalle studi di ingegneria, filosofia della scienza e ermeneutica e un passato anche di docente presso il Pisai, il Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica – e' stato spesso in Vaticano per gli incontri interreligiosi seguiti alla “Lettera dei 138”.
E' stato tra i protagonisti della nascita del Forum cattolico-musulmano che si è riunito per la prima volta a Roma nel novembre del 2008, pubblicando un documento comune forte all'insegna della libertà religiosa e della dignità della donna. Il Forum doveva riunirsi nuovamente due anni dopo ma l'appuntamento e' stato ritardato di un anno e si terrà nel novembre prossimo in Giordania.
“Ha una religiosità molto intensa, quasi mistica”, racconta il gesuita Christian W. Troll, che ha avuto modo di incontrarlo più volte in quelle occasioni. “Colpiva come un uomo non solo di grande fede , ma dalle convinzioni profonde”. Troll sottolinea però che in quegli incontri non si erano mai affrontate questioni politiche.
Nayed porta la sua esperienza religiosa nel suo nuovo incarico. Intervistato dalla Reuters durante la recente conferenza degli 'amici della Libia', a Parigi, ha sottolineato che “non si puó ricostruire un Paese senza la riconciliazione e il perdono”, un messaggio ripetuto costantemente dalla leadership del Cnt.
Questo non significa passare una spugna sui 42 anni di Gheddafi: la riconciliazione non può “essere a buon mercato”. Nè si può trascurare la comprensibile rabbia della gente: di qui l'invito a focalizzare questa rabbia sul Colonnello e sui suoi più' stretti collaboratori, piuttosto che sull'intero apparato del regime.
In questi mesi, la Santa Sede ha seguito con prudenza le vicende della ribellione contro Gheddafi. Il suo uomo a Tripoli, il vicario apostolico della capitale libica, il francescano Giovanni Innocenzo Martinelli non ha mai nascosto i suoi sospetti verso gli insorti della Cirenaica e la sua contrarietà all'intervento internazionale per difenderli. Il papa e il Vaticano, dopo qualche tentennamento, hanno seguito il suo input, invocando a più riprese la fine delle ostilitá e la riconciliazione.
Più in generale, di fronte ai movimenti della 'primavera araba', la leadership della Chiesa ha alternato simpatia e condivisione per le richieste di democrazia e trasparenza al timore di veder gli islamisti al potere al posto dei dittatori, con un drastico peggioramento delle condizioni delle gia' fragili comunità' cristiane del Medio Oriente. In alcuni casi, come quello siriano, parti della gerarchia cattolica hanno apertamente appoggiato il governo incarico contro le proteste popolari.
Eppure, il ruolo prominente di un uomo ben noto in Vaticano come Nayed in quella che finora è stata la più cruenta e controversa delle rivoluzioni arabe potrebbe calmare alcune di questi preoccupazioni.
Anche di fronte alla nomina del teologo, l'atteggiamento della Segreteria di Stato rimane improntato alla massima prudenza. Il dialogo con l'islam, d'altra parte, sta attraversando una momento “molto delicato”, si sottolinea. Lo scorso inverno il più' prestigioso centro di ricerca dell'islam sunnita, l'università' di Al Azhar al Cairo, ha sospeso il dialogo con il Vaticano dopo un discorso di papa Ratinzger interpretato come un'ingerenza.
Recentemente, Nayed ha fondato a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Kalam Research & Media un think-tank islamico che vuole lavorare per il rinnovamento del pensiero musulmano e la costruzione della pace attraverso il dialogo interreligioso.
Uno dei principali sponsor della “Lettera”, il principe giordano Ghazi bin Muhammad bin Talal, sarà ad Assisi il prossimo 27 ottobre per l'incontro di preghiera per la pace voluto da papa Benedetto XVI. Accanto a lui, potrebbe esserci anche un ambasciatore della nuova Libia del dopo-Gheddafi.
© http://vaticaninsider.lastampa.it/ - 9 settembre 2011