Il gregge di Beirut
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- Creato: 04 Ottobre 2011
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Oggi cosa resta di questo «Paese mosaico», in cui almeno 18 confessioni vivevano fianco a fianco?
Il Libano «messaggio ed esempio» rimane tale e quale, nonostante la crisi politica, perché la specificità del Libano è il suo Patto Nazionale del 1943, rinnovato nel 1990. Si tratta di una convivenza di cristiani e musulmani stabilita dalla Costituzione. Il Libano, rendendo omaggio a Dio, rispetta tutte le religioni, riconosce le loro autonomie legislative e giudiziarie in materia di religione, di matrimonio e dei suoi effetti civili. Le 18 confessioni vivono ancora in armonia e tutte mirano a conservarla.
Perché il Libano è così importante per tutto il mondo?
Perché si distingue da tutti gli altri Paesi per la sua specificità. Essendo fondato sulla convivenza, cristiani e musulmani partecipano su base paritaria al potere politico e amministrativo, ed essendo una Repubblica parlamentare democratica, il Libano rappresenta l’oasi delle libertà politiche, a capo delle quali esistono la libertà d’espressione e la libertà di religione e di coscienza. È un luogo di dialogo delle culture e delle religioni, il quale favorisce il pluralismo nell’unità.
I cristiani, però, si presentano divisi sul piano politico: c’è il “blocco del 14 marzo” che vede i partiti cristiani alleati con i musulmani sunniti e il “blocco dell’8 marzo” che vede altri cristiani con gli sciiti ed Hezbollah. Come si è arrivati a questa situazione?
All’origine la divisione era basata sulle alleanze miste in occasione delle elezioni legislative, secondo i canoni della legge elettorale. Quest’ultima richiede che musulmani e cristiani della stessa zona elettorale formino liste miste. Poi, dopo il corrente conflitto politico tra sunniti e sciiti, che riveste una dimensione continentale ed internazionale, l’alleanza diventa una scelta politica; i cristiani del “blocco del 14 marzo” considerano che l’alleanza con i sunniti conserverà il Libano nel suo patto di vera convivenza e nella sua natura civile e democratica ed eviterà un regime religioso sciita. I cristiani del “blocco dell’8 marzo” considerano, invece, che l’alleanza con gli sciiti sarà quella che salverà il Libano e il suo sistema civile e democratico.
So che fra i primi atti da Patriarca ha voluto incontrare i leader dei partiti cristiani...
Abbiamo tenuto già due incontri con i leader cristiani ed un vertice religioso con i capi religiosi musulmani e cristiani nel Patriarcato. Tutto era nella linea di promuovere l’unità interna sotto il mio motto patriarcale “Comunione e amore”. Questi incontri sono stati accolti con molto entusiasmo e ottimismo sia dai cristiani sia dal musulmani. Inoltre, stiamo lavorando insieme ai capi religiosi musulmani per tenere un convegno in Libano dei capi religiosi e musulmani del Medio Oriente, per stilare una Dichiarazione di convivenza e di rispetto delle libertà religiose e di condanna del terrorismo e della violenza.
Come vede la situazione dei cristiani in Medio Oriente? Molti se ne stanno andando...
I Paesi del Medio Oriente sono tutti di regime religioso-teocratico e, dunque, i cristiani non hanno tutti i diritti di cittadinanza. Sono considerati di seconda categoria. Soffrono per le persecuzioni. Quindi, per motivi legati alla sicurezza personale uniti a quelli economici e politici, lasciano i loro Paesi per trovare altrove una vita degna di essere vissuta insieme ai propri cari.
Cosa stanno facendo le Chiese orientali, davanti a questa emergenza? Seguendo il Sinodo per il Medio Oriente, si aveva l’impressione che fossero più impegnate a difendere un patrimonio del passato...
Non è questo il vero volto delle Chiese, che vivono sotto i regimi religiosi-teocratici dell’islam e del giudaismo in Israele. I cristiani sono costretti a lottare per conservarsi e conservare la propria fede, l’esistenza e la presenza effettiva ed efficace nei loro Paesi. È vero che nascono cristiani, però sono convinti della loro fede, e la percentuale di coloro che vivono le pratiche religiose è relativamente alta, soprattutto tra i giovani.
Come vivono i cristiani libanesi?
I cristiani del Libano costituiscono, come individui e Chiesa, un forte gruppo di cittadini con grandi istituzioni culturali, educative, sociali, industriali, turistiche e bancarie. Essi costituiscono anche l’elemento essenziale dell’equilibrio nazionale, dello sviluppo sociale, della sicurezza e stabilità economica e politica. Il volto democratico del Libano è essenzialmente creazione dei cristiani.
Come ha vissuto e come vede la Primavera araba?
La cosiddetta Primavera araba non è un termine felice: si temono due esiti dalle correnti manifestazioni popolari in atto nei diversi Paesi del Medio Oriente: o giungere a dei regimi fondamentalisti o teocratici rigoristi; o realizzare il cosiddetto “Nuovo Medio Oriente” che consiste, a quanto pare, nella partizione dei Paesi del Medio Oriente in piccoli Stati confessionali, per indebolirli tutti rispetto ad Israele, e, quindi, mettere le mani sulle loro risorse petrolifere e condannarli a vivere in stato di tensioni, conflitti e guerre.
I cristiani del Medio Oriente appaiono spesso incastrati fra il regime arabo e quello confessionale... Come è possibile uscire da questa restrizione?
È necessario che la comunità internazionale faccia di tutto perché l’islam e il giudaismo compiano il passo del cristianesimo ed attuino una netta separazione tra religione e Stato, religione e politica. In caso contrario, la pace non arriverà mai in Medio Oriente. Ma se non si riuscirà ad attuare questa separazione, anche l’Europa sarà minacciata; a meno che non si trovi una formula politica che permetta l’integrazione dei musulmani nelle società laiche europee. Il Libano ha trovato il Patto del 1943: la convivenza in uno Stato civile che rispetta la dimensione religiosa di tutti i suoi cittadini. Si tratta di un sistema intermedio tra la teocrazia islamica e la laicità secolarizzata dell’Occidente.
© http://www.tracce.it/default.asp?id=1 - 3 ottobre 2011