Il grido del patriarca
- Dettagli
- Creato: 25 Dicembre 2011
- Hits: 1557
Un messaggio di pace. “Sia resa gloria a Dio e la pace discenda sulla terra. La gloria di Dio e la pace nel mondo sono, infatti, inseparabili: tra di esse esiste una relazione di causa ed effetto – ha detto Twal - se attribuiamo la gloria a Dio, avremo anche la sua pace. Se diamo invece la gloria a noi stessi, saremo privati di tale pace. La glorificazione del Signore e la sua adorazione sono, infatti, un dovere e un debito. Dio promette la sua pace a coloro che l’adorano in spirito e verità”. Le religioni musulmana, ebraica e cristiana “sono - ha affermato - unanimi nel dire che l’adorazione a Dio è in primo luogo un impegno essenziale e primordiale di amore. Possiamo essere fieri perché tra tutti i continenti e fra tutti i luoghi del mondo, Dio ha scelto proprio questa nostra terra, la Palestina, questo luogo, come patria del Salvatore, del Messia così lungamente atteso, che è la sua Parola e la sostanza della sua gloria”. Per il capo della chiesa madre di Gerusalemme il Natale non deve limitarsi “ad essere un dolce ricordo soggettivo e puramente emozionale, rivolto ad un passato ormai lontano” ma un messaggio “di amore, di giustizia e di pace per tutti i popoli, per ogni persona, per tutte le famiglie, un messaggio di pace, di cui abbiamo bisogno più che mai”.
Muri del cuore e muri di cemento. “La nostra regione – ha rimarcato Twal - sta attraversando delle trasformazioni radicali che hanno un impatto sul nostro presente e sul nostro futuro. Non possiamo rimanere semplici spettatori. Noi tutti, capi religiosi e coloro che hanno nelle mani il destino dei popoli, dobbiamo fare il possibile per proteggere i nostri popoli, lavorando per la loro sopravvivenza e per realizzarne le aspirazioni. Noi siamo con il nostro popolo con tutte le nostre forze, perché le sue sofferenze e le sue speranze sono le nostre”. Da qui l’auspicio che la festa di Natale ponga fine alla cultura di violenza e di morte e ispiri una soluzione alle divisioni internazionali e nazionali. La storia ci insegna che la volontà dei popoli, le loro aspirazioni di pace e libertà, sono più forti del potere dell’ingiustizia; possano scomparire i muri fisici e quelli psicologici che gli uomini costruiscono attorno a sé. Dio vuole dei ponti che uniscano invece di barriere che separino ciò che Dio ha congiunto. Cari fratelli e sorelle – è stato l’appello del patriarca – abbattiamo prima di tutto i muri nei nostri cuori per poter abbattere anche i muri di cemento!”.
La supplica dei bambini di Terra Santa. Ricordando la richiesta di riconoscimento all’Onu di uno stato palestinese, posta “con la speranza di una soluzione giusta al conflitto, con l’intenzione di vivere in pace e sicurezza con i loro vicini”, Twal ha chiesto pace, “soltanto pace, per il popolo palestinese, così come per il popolo israeliano, stabilità e sicurezza per tutto il Medio Oriente, perché i nostri bambini e i loro figli possano vivere la loro infanzia nell’innocenza, in un ambiente sano, e possano giocare insieme senza paura e senza complessi. Desideriamo – ha aggiunto - che la via percorsa dai nostri predecessori - i re magi e i pastori - per raggiungere Betlemme, rimanga libera, senza ostacoli, aperta ai pellegrini di tutto il mondo, compresi quelli del mondo arabo. In questa Notte Santa, i bambini di Terra Santa, compatrioti di Gesù Bambino, ci supplicano: ‘lasciateci crescere normalmente, donateci il tempo di giocare nei luoghi più ampi dei nostri paesi e delle nostre città, lontano dagli intrighi politici’”.
I discorsi non bastano più. “Non possiamo limitarci solo a pregare per la pace – ha, poi, rimarcato il patriarca di Gerusalemme - anche le buone intenzioni e i discorsi non bastano più. Cerchiamo la pace concretamente con tutte le nostre forze ed energie. La pace è donata agli uomini di buona volontà. Essa non si realizza senza veritieri e coraggiosi costruttori di pace, pronti a sacrificarsi per una nobile causa. La pace si riceve e si dona al tempo stesso”. Chiaro il riferimento ai governanti e ai capi delle nazioni del mondo intero. “O Bambino di Betlemme – ha concluso Twal- in questo nuovo anno mettiamo nelle tue mani il nostro tormentato Medio Oriente, soprattutto tutti i nostri giovani, pieni di legittime aspirazioni, questi giovani frustrati dalla situazione economica e politica e in cerca di un futuro migliore. Esaudisci i loro desideri e metti nei loro cuori il coraggio e la saggezza insieme allo spirito di responsabilità. In questa notte preghiamo per la pace e la riconciliazione in Siria, Egitto, Iraq e Africa Settentrionale. Questa riconciliazione ci fa scorgere il volto di Cristo negli altri”.
© www.agensir.it - 25 dicembre 2011