Non si placano le violenze in Siria
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- Creato: 08 Maggio 2012
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NEW YORK, 8. Negli ultimi 14 mesi in Siria sono morte oltre 9.000 persone, e questo è «intollerabile e inaccettabile»: lo ha detto il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, durante un intervento al Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington. Ban Ki-moon ha sottolineato come la priorità per l’Onu sia quella di dispiegare integralmente la missione di 300 osservatori (Unsmis) in Siria, ribadendo ancora una volta che «la violenza deve terminare immediatamente da tutte le parti». Ban Ki-moon ha precisato che già per il 15 del mese dovrebbero essere arrivati sul territorio 230 membri del team di monitoraggio. Attualmente in Siria ci sono 60 osservatori dell’Onu e altrettante unità appartenenti al personale civile, ma per il segretario generale la priorità del Palazzo di Vetro è quella di completare l’invio della squadra il più presto possibile. «Il processo di transizione non può avere successo finché non si porrà fine alle uccisioni — ha sottolineato il segretario generale dell’Onu —. Solo un dialogo politico può portare a un futuro realmente democratico in Siria. E queste elezioni parlamentari non si svolgono in tale contesto». Un voto a dir poco controverso quello che ieri ha visto protagonisti 15 milioni di siriani chiamati per la prima volta alle urne dalla fine del monopolio incontrastato del partito Baath durato mezzo secolo. Da una parte, le opposizioni e dissidenti in patria che hanno puntato sul boicottaggio bollando come «una farsa» le prime elezioni tenutesi dopo oltre un anno di scontri repressi nel sangue dal Governo di Damasco. Dall’altra, la televisione di Stato e l’agenzia ufficiale Sana che hanno riferito di «un’affluenza notevole» e i media governativi hanno trasmesso per tutta la giornata immagini di «seggi presi di assalto dai votanti» per «le prime consultazioni dell’era del multipartitismo». La giornata elettorale si è svolta senza incidenti secondo Damasco, mentre gli attivisti hanno denunciato l’uccisione di almeno 24 persone, per lo più civili, in diversi epicentri della rivolta. A queste si aggiungono sei vittime, membri di due famiglie, morte settimane fa a Homs, nel quartiere Qusur, durante un bombardamento d’artiglieria governativo. I loro corpi sono stati rinvenuti soltanto ieri. Il presidente della Commissione elettorale, Khalaf Azzawi, ha affermato a metà giornata che le operazioni di voto si sono svolte in modo normale e tranquillo. Secondo gli Stati Uniti, però, il voto che ieri circa 15 milioni di siriani sono stati chiamati a esprimere per il rinnovo del Parlamento rasenta «il ridicolo», poiché è evidente che «il popolo non ha una vera voce» in capitolo. «Organizzare elezioni legislative mentre i cittadini sono privati dei diritti umani di base non è possibile», ha affermato il portavoce del dipartimento di Stato americano, Mark Toner. Allo stesso tempo, il portavoce ha criticato il fatto che le autorità di Damasco abbiano impedito l’accesso in Siria ad alcuni osservatori di alcune specifiche nazionalità. «Ovviamente — ha detto Toner — noi vogliamo vedere che il contingente sia il più ampio e rappresentativo possibile... ogni restrizione da parte del Governo siriano ai visti (di ingresso degli osservatori) è per noi motivo di preoccupazione». L’Assemblea del popolo, il Parlamento siriano, è formata da 250 seggi. La maggioranza (127) è ancora di fatto assegnata d’ufficio a personaggi del regime, scelti tra i candidati «operai» e «contadini », due categorie tradizionali del Baath, il partito arabo socialista che fino al febbraio scorso aveva — secondo la Costituzione — «un ruolo guida nella Nazione e nella società». La nuova Costituzione approvata lo scorso febbraio aveva abolito il monopolio del Baath, che può contare in tutta la Siria su oltre tre milioni di membri attivi.© Osservatore Romano - 9 maggio 2012