Un atto d’amore nella città dove è nato Gesù

betlemme-1BETLEMME, 26. «Un miracolo di perseveranza e di generosità verso i bambini nella città natale di Gesù, Betlemme. Una memoria, una testi-monianza vivente dell’insegnamento di Gesù sui più piccoli: colui che ri-ceve un bambino nel nome mio, ac-coglie me». Lo ha sottolineato mon-signor William Hanna Shomali, ve-scovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, durante la celebrazione euca-ristica da lui presieduta nella cap-pella della Croce della Chiesa della Natività, in occasione dei ses-sant’anni di attività del «Baby Cari-tas Hospital», qualificato presidio pediatrico, ormai punto di riferi-mento irrinunciabile nel sistema sa-nitario per i bambini e le madri che vivono nei Territori palestinesi, qua-lunque sia la loro religione e le loro risorse finanziarie. Il «Baby Caritas Hospital» — ha ricordato il presule — è «nato da un atto d’amore», da un’ispirazione ve-nuta a un sacerdote svizzero, padre Ernst Schnydrig: nel dicembre del 1952 era in pellegrinaggio a Betlem-me con un gruppo di amici; la notte di quel Natale, mentre, al suono fe-stoso delle campane si avviava verso la basilica per la messa, si trovò di fronte a una scena commovente. Dietro a una tenda di profughi, un giovane uomo, con il viso sconvolto dal pianto, stava scavando una fossa nel fango. Padre Ernst si avvicinò e capì che quell’uomo stava seppel-lendo il proprio bambino, morto di freddo e di fame. Quella tragedia contrastava con la gioia luminosa della notte di Natale. Schnydrig sentì dentro di sé un richiamo: dedi-care la sua vita per cercare di impe-dire che simili tragedie si ripetessero a Betlemme. Cominciò così a realiz-zare il suo progetto: creare una struttura ospedaliera per i bambini bisognosi di cure. Prese in affitto due stanze, poi si mise a cercare nei villaggi bambini poveri e ammalati. Ne trovò quattordici, e li fece rico-verare. Assoldò un medico perché si prendesse cura di loro. E nacque co-sì il primo nucleo del futuro ospe-dale. In seguito, quelle due stanze divennero quattro, poi dieci, poi quindici e nel 1978 ci fu la costru-zione e l’inaugurazione dell’osp eda-le che venne chiamato «Baby Cari-tas Hospital». Nel presidio pediatri-co, ampliato e arricchito nelle sue strutture grazie alla generosità di benefattori internazionali, vengono assistiti ambulatorialmente, in un anno, 33.000 tra bambini e neonati. Attualmente sono 82 i letti distribui-ti nei diversi reparti specialistici, nei quali vengono curati oltre quattro-mila bambini. Lo spettro di inter-vento pediatrico è ampio: malattie croniche, metaboliche, patologie dell’apparato urinario, ortopediche, otorinolaringoiatriche, malattie dell’occhio, del sistema nervoso; e ancora, dal punto di vista diagnosti-co, ecografia ed ecocardiografia; cu-rate inoltre patologie legate allo svi-luppo mentale del bambino.

© Osservatore Romano - 27 settembre 2012