Natale di fede e speranza ma situazione pesante
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- Creato: 06 Gennaio 2013
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Nonostante l'incertezza politica, in Egitto le chiese ortodosse e quelle cattoliche di rito orientale che seguono il calendario giuliano si apprestano –come ha ricordato il Papa all'Angelus– a celebrare, domani, il Natale con fede e speranza nel futuro, anche se non mancano i timori. «Dobbiamo avere fede, dobbiamo avere speranza, anche se la situazione è pesante: comunque Natale rimane Natale, la felicità è nel cuore e non nella situazione politica», ha detto il vescovo di Giza, monsignor Antonios Aziz Mina ai microfoni della Radio Vaticana. «Noi abbiamo sempre fiducia di poter uscire dall'impasse per poter arrivare un giorno alla pace vera e propria, non solo per il nostro Paese ma per i Paesi di tutto il mondo», ha aggiunto. Quanto ai leader islamici estremisti che minacciano i musulmani, monsignor Mina commenta: «sono estremisti, hanno questa chiusura mentale ed è questo che ha spaccato il popolo di Egitto in due fazioni: gli islamisti, che credono di essere i veri credenti, e tutti gli altri - i musulmani moderati, i cristiani o qualsiasi altra fazione, non soltanto religiosa - sono ritenuti da loro miscredenti».
Il vescovo di Giza ragguaglia poi sulla situazione nel Paese, dopo la vittoria del `sì´ al referendum che inserisce la Shari'a tra le fonti di diritto nella Costituzione egiziana. «La situazione - dice - è diventata più tranquilla perché non ci sono più manifestazioni. Tutti si preparano per le elezioni parlamentari. Spero che possano prepararsi bene per una battaglia che sia corretta e giusta, per arrivare a vedere chi prenderà in mano la guida di questo Paese». Dunque che tipo di Natale si festeggia quest'anno in Egitto? Qual è la testimonianza che la Chiesa locale può dare al mondo? «Quest'anno è pieno di ricorrenze: è l'Anno della fede, della nuova evangelizzazione ed è l'anno in cui abbiamo ricevuto dalle mani del Santo Padre l'Esortazione apostolica del Sinodo per il Medio Oriente del 2010, il cui titolo era: “La Chiesa, comunione e testimonianza”. Non si può fare né comunione né testimonianza senza fede - conclude - e la fede ci spinge ad evangelizzare, a testimoniare, a dare testimonianza della nostra fede».
© http://vaticaninsider.alstampa.it - 6 gennaio 2013