Tra le violenze cresce la povertà in Siria
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- Creato: 28 Marzo 2013
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DAMASCO, 26. «Le violenze non sono l’unica emergenza di cui tenere conto. I siriani stanno scivolando con velocità in uno stato di povertà generalizzato senza precedenti»: lo ha sottolineato in un’intervista all’agenzia Misna il vescovo caldeo di Aleppo, monsignor Antoine Au-do, presidente di Caritas Siria. Per il presule «gli scontri veri e propri si concentrano soprattutto nelle perife-rie delle grandi città» ma, ha pun-tualizzato, «le violenze non sono l’unica emergenza di cui tenere con-to». La situazione umanitaria è mol-to difficile: le famiglie, dunque, ol-tre ai pericoli dovuti all’utilizzo del-le armi devono anche affrontare un declino sociale ed economico che ri-schia di produrre conseguenze deva-stanti per il futuro del Paese. La Caritas siriana lavora senza sosta, nell’ambito di una rete di strutture internazionale. In un precedente in-tervento monsignor Audo aveva evi-denziato che l’organizzazione carita-tiva «coordina gli aiuti per decine di migliaia di persone a Damasco, Aleppo, Homs e Hassakeh ma i bisogni aumentano di giorno in giorno». Nella sua riflessione all’agenzia Misna, il vescovo caldeo ha indicato una serie di priorità: «Quello che noi come Caritas cerchiamo di fare è andare incontro alle necessità delle famiglie. Penso al cibo come ai me-dicinali e all’assistenza sanitaria a cui spesso, nei giorni più duri del conflitto, molte famiglie non hanno accesso. Abbiamo — ha aggiunto — anche progetti in collaborazione con la Mezzaluna rossa su questo fronte, nel tentativo di coprire una porzio-ne di territorio il più estesa possibi-le, evitando sovrapposizioni inutili». Monsignor Audo è quindi passato a indicare il possibile pericolo di un inesorabile declino sociale ed econo-mico: «La gente è spaventata dallo stato di insicurezza e demoralizzata dall’aumento dei prezzi anche in re-lazione all’alto tasso di disoccupa-zione. Le violenze in corso stanno affossando l’economia siriana, e non solo dal punto di vista commerciale e delle vendite. In settori chiave co-me il turismo e tutto quello che a esso ruota intorno, come ristoranti e luoghi di svago, si è registrato un crollo verticale. Per molti — ha con-cluso — ha significato perdita dei posti di lavoro e mancanza di una prospettiva concreta di ritrovare un impiego». E, assieme all’economia, è in bilico la stabilità sociale e il tra-dizionale clima di dialogo tra le co-munità. A tale riguardo il presidente di Caritas in Siria ha osservato che «La libertà religiosa è un valore profondamente radicato nello spirito dei siriani. Purtroppo l’i m p re s s i o n e è che ci siano forze che si agitano nell’ombra per destabilizzare questo equilibrio. Inoltre, violenze in diver-se parti del paese che hanno preso di mira questa o quella comunità, hanno contribuito a creare un clima di sospetto che minaccia la stabilità sociale». Anche per questo, è l’ap-pello del presule, «è necessario che la guerra si fermi al più presto». La solidarietà alla Siria si traduce anche nelle parole della Chiesa or-todossa russa. Nei giorni scorsi il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus-sia Cirillo ha celebrato la Compieta solenne con la lettura del Grande Canone di Sant’Andrea nella chiesa dell’Intercessione della Madre di Dio presso il monastero stavropigia-le Novospassky (del Salvatore) di Mosca. Per l’occasione erano pre-senti, fra gli altri, il metropolita Georges di Homs (Patriarcato di Antiochia) e l’arcivescovo Nifon di Filippopoli, rappresentante del Pa-triarca di Antiochia e di tutto l’Oriente presso il Patriarca di Mo-sca. Le parti, si legge in un comuni-cato del Dipartimento delle relazio-ni esterne della Chiesa ortodossa russa, hanno discusso di possibili aiuti umanitari alla popolazione del-la Siria e di una serie di questioni relative ai rapporti interortodossi. Nel rivolgersi ai rappresentanti del Vicino Oriente, il Patriarca Ci-rillo ha sottolineato: «Noi siamo vi-cini al popolo siriano e alla Chiesa Ortodossa di Antiochia. Sappiamo quanta sofferenza si prova nel cuore nel vedere distrutti chiese e mona-steri, quando la vita stessa è distrut-ta, quando la gente muore. Noi pre-ghiamo affinché il Signore mostri la Sua misericordia, cessino le ostilità e tutto il popolo venga protetto» e ha aggiunto anche di voler «esprimere i nostri sentimenti di amore fraterno e di generoso sostegno. Da parte nostra, siamo pronti con le parole e con le azioni a sostenere il vostro p op olo». Tra le organizzazioni di ispirazio-ne cattolica attive in Siria negli aiuti alla popolazione c’è la Fondazione Avsi, l’Associazione volontari per il servizio internazionale. L’o rg a n i z z a -zione pone in rilievo la drammatica situazione dei rifugiati e la necessità di garantire l’istruzione ai bambini. In Libano e in Giordania sono circa 3.500 le famiglie di siriani fuggite da Damasco e Homs aiutate attra-verso la distribuzione di kit inverna-li con coperte, stufe e voucher per l’acquisto di carburante. Inoltre il “team d’u rg e n z a ” dell’Avsi ha dato vita a un intervento a favore di 900 bambini attraverso attività in quat-tro scuole pubbliche ad alta preva-lenza di studenti siriani. Saranno organizzati corsi di recupero scola-stico settimanali e un «Child Frien-dly Bus», ovvero un autobus equi-paggiato a misura di bambino, che si sposterà tra le varie comunità ru-rali e sobborghi più poveri dove hanno trovato sistemazione le fami-glie di profughi siriani, per organiz-zare attività ricreative e supporto psico-sociale alle persone più bisognose.
© Osservatore Romano - 27 marzo 2013