Insieme nella terra di Gesù
- Dettagli
- Creato: 28 Marzo 2013
- Hits: 2046
GERUSALEMME, 27. Mentre non meno di 35.000 persone — più del dop-pio rispetto allo scorso anno — hanno partecipato alla tradizionale pro-cessione che, nella domenica delle Palme, dal Monte degli Ulivi è giunta fino alla città vecchia di Gerusalemme, un appello a «visitare le nostre Chiese» e a «camminare con le pietre vive di questa Terra sulle orme di Cristo Risorto» è stato lan-ciato dai capi delle Chiese cristiane di Gerusalemme in occasione della Pasqua.
Un appello ecumenico, nel quale si ricorda come «la presenza cristiana qui nella Città Madre della nostra fede continua a essere un fa-ro di luce di Cristo risorto, del qua-le i primi discepoli furono testimoni davanti al sepolcro vuoto». Non manca, ovviamente, un pressante in-vito ad adoperarsi in favore della pace nella regione. «Invitiamo tutti gli uomini di fede e di buona volon-tà nel mondo, in particolare quelli che rivestono ruoli di autorità, a lot-tare per la giustizia e la pace tra le nazioni. In particolare preghiamo per la Siria, il Libano, la Palestina e Israele, l’Egitto, l’Iraq, e ovunque ci siano agitazioni politiche. Preghia-mo per tutte le vittime della violen-za e dell’oppressione, per i prigio-nieri, per chi vive con la mancanza di sicurezza, e coloro che sono sfol-lati e rifugiati, soprattutto qui nella nostra terra». E a coloro che non possono compiere il pellegrinaggio in Terra Santa, i leader cristiani chiedono di «sostenere i popoli di questa terra nelle loro preghiere, in particolare la presenza cristiana che continua a diminuire». Alla pace e alla semplicità dei cuori portata da Cristo si sono ispi-rate, al temine della processione del-le Palme, anche le parole del Pa-triarca di Gerusalemme dei Latini, Fouad Twal, il quale ha ricordato come il senso della celebrazione sia il «rifiuto di ogni violenza». Infatti, «la nostra processione è quella della salvezza, il Signore stesso è la no-stra salvezza. Gesù, il Re della Pace, è entrato a Gerusalemme, città che non ha mai conosciuto la pace». Quest’anno poi la celebrazione della Pasqua in Terra Santa assume un’ulteriore rilevanza ecumenica. In-fatti, gran parte delle comunità cat-toliche presenti in Israele, Territori palestinesi, Giordania e Cipro si ap-prestano a celebrare le liturgie della Settimana santa non in questi gior-ni, ma nella prima settimana di maggio, secondo il calendario giu-liano seguito dalle comunità orto-dosse. L’unificazione delle date del-le festività pasquali in gran parte dell’area rappresenta un’applicazio-ne della direttiva emanata il 15 otto-bre 2012 dall’assemblea degli ordi-nari cattolici della Terra Santa, con la quale è stato stabilito che entro due anni tutti i cattolici delle dioce-si di rito latino e dei diversi riti orientali celebreranno la Pasqua se-condo il calendario giuliano (que-st’anno il 5 maggio) in concomitan-za con le liturgie pasquali celebrate nelle Chiese ortodosse. L’adozione della data di Pasqua secondo il ca-lendario giuliano entra in vigore ad experimentum da quest’anno in tutta la Terra Santa, con l’eccezione delle aree di Gerusalemme e di Betlem-me, dove si continuerà a seguire il calendario gregoriano sia per rispet-tare i vincoli imposti nella Città Santa dal sistema dello Status quo (che regola la convivenza tra le di-verse Chiese cristiane nei luoghi santi) sia per tener conto dell’afflus-so dei pellegrini che da tutto il mondo vengono a celebrare la Pa-squa a Gerusalemme e a Betlemme. Secondo quanto dichiarato all’agen-zia Fides dal vescovo ausiliare di Gerusalemme dei Latini, William Hanna Shomali, «anche le comuni-tà di lavoratori stranieri di Tel Aviv hanno chiesto di celebrare la Pasqua seguendo il rito gregoriano, anche perché potranno godere dei giorni di ferie in coincidenza della Pasqua ebraica». L’unificazione della data con cui i cristiani di diverse confes-sioni celebrano la Pasqua — dato or-mai acquisito da decenni in Giorda-nia e a Cipro — suscita ancora qual-che perplessità nella comunità ma-ronita. Essa comunque rappresenta per il vescovo Shomali un passo eloquente dal punto di vista ecume-nico: «Membri della stessa famiglia o dello stesso villaggio, che appar-tengono a realtà ecclesiali diverse, ora possono celebrare negli stessi giorni la passione, la morte e la re-surrezione di Gesù Cristo. In modo da dare anche una testimonianza di unità ai nostri vicini non cristiani».
© Osservatore Romano - 28 marzo 2013