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- Creato: 29 Marzo 2013
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di Fabrizio Bisconti Dobbiamo alla pazienza, alla competenza e alla tenacia di padre Virgilio Corbo, allievo di padre Bellarmino Bagatti dello Studium Biblicum Franciscanum, se oggi possiamo far dialogare le descrizioni storiche del Santo Sepolcro di Gerusalemme, ovvero la Vita Constantini di Eusebio di Cesarea, l'Itinerario di Egeria e la descrizione di Arculfo con i resti archeologici, ispezionati e dettagliatamente documentati anche in seguito all'interminabile e intermittente operazione di restauro, avviata già negli anni Sessanta del secolo scorso. Tali indagini hanno, innanzi tutto, confermato che la fabbrica del Santo Sepolcro si situa in un'area esterna alla città, proprio dove si collocava il Golgota e laddove si estendeva un terreno disabitato, presumibilmente adibito a orto e dove era una cava di pietra sfruttata sin dal i secolo prima dell'era cristiana.
Sappiamo che in quest'area, nel 135, per volontà di Adriano, fu costruito un grande terrapieno per erigere i templi di Giove e di Afrodite, forse proprio in corrispondenza rispettivamente della tomba di Gesù e del Calvario, che rappresentavano il cuore della Colonia Aelia Capitolina.
Gli architetti di Costantino, inventando un edificio complesso, decidono di includere i due poli della crocefissione e della resurrezione in un unico edificio, costituito da un mausoleo, da un triportico e da una basilica. Il mausoleo, che racchiude il Santo Sepolcro, propone una originale pianta a emiciclo, provvisto di tre piccole absidi, che si aggancia, attraverso un corridoio rettilineo, ad un triportico, che avvolge il Golgota.
È sintomatico che il cuore dell'edificio dell'Anàstasis sia definito dalla pellegrina Egeria come spelunca, ovvero come una grotta, secondo la stessa denominazione usata per la cavità di Betlemme nella basilica della Natività e per il santuario dell'Ascensione. Queste "grotte sante" monumentalizzate dai Costantinidi vogliono dar vita a un evidente e simbolico percorso epifanico, creando un suggestivo confronto tra tenebre e luce, tra morte e resurrezione, enucleando i misteri centrali del messaggio cristiano.
(©L'Osservatore Romano 30 marzo 2013)