Preoccupazione in Egitto tra la comunità copta
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- Creato: 17 Luglio 2013
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IL CAIRO, 17. Cresce la preoccupazione nella comunità cristiana in Egitto, a seguito dei nuovi sviluppi della situazione politica e sociale. Nuove violenze sono state registrate, infatti, da quando il presidente Mohammed Mursi è stato deposto il 3 luglio scorso. Gruppi di estremisti musulmani hanno preso di mira villaggi e luoghi di culto, come riferisce l’agenzia AsiaNews. Fonti cristiane anonime locali hanno sottolineato all’agenzia che «la tensione è molto alta». Nei giorni scorsi il villaggio cristiano di Dabaaya è stato attaccato da un gruppo di armati che hanno incendiato oltre venti abitazioni e ucciso quattro persone. Inoltre, sempre nei giorni scorsi, la chiesa di Mar Mina a Porto Said è stata bersagliata con armi da fuoco da un gruppo di ignoti. E ancora, a Minya, a duecentocinquanta chilometri a sud del Cairo, un gruppo di islamisti ha disegnato delle croci su alcuni negozi di proprietà di copti. Anche le organizzazioni laiche denunciano un clima di aumentata violenza. La ong Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), con sede nella capitale Il Cairo, ha chiesto alle autorità di transizione di aumentare la sicurezza a favore della comunità cristiana. I copti, osservano dalla ong, rischiano «di pagare il prezzo» dello stato di tensione che si è instaurato nel Paese. L’Eipr ha inoltre esortato le autorità egiziane ad avviare le inchieste per individuare i colpevoli delle violenze contro le comunità religiose. Nei mesi scorsi il Patriarca copto ortodosso Tawadros II, in occasione di una serie di interventi, aveva indicato che la strada del nuovo Egitto è quella della collaborazione tra musulmani e cristiani e della promozione del dialogo. «Dico ai nostri fratelli che l’Egitto è un Paese incomparabile», ha affermato il Patriarca, che ha incoraggiato al reciproco rispetto tra fedeli cristiani e musulmani. «Abbiamo i cuori aperti. Riserveremo loro tutto il nostro rispetto e seguiremo il buon esempio della convivenza malgrado gli incidenti che tentano di mettere in pericolo questa stretta unità». Tawadros II ha inoltre esortato i cristiani a non lasciare il Paese ricordando come i fedeli «nel corso dei secoli» abbiano «sempre coesistito con i musulmani». La comunità cristiana nel Paese rappresenta tra il 6 e il 10 per cento della popolazione che conta in totale circa 84 milioni di persone.
© Osservatore Romano - 18 luglio 2013