I cristiani in Iraq hanno radici da mantenere

iraqchristiansBAGHDAD, 28. Ai fedeli delle due piccole diocesi di Amadiyah dei Caldei e di Zākhō dei Caldei, in Iraq, recentemente accorpatesi in un’unica circoscrizione ecclesiastica affidata al vescovo di Amadiyah, Rabban Al-Qas, e a tutti gli abitanti dei quaranta villaggi cristiani situati nel Kurdistan iracheno si è rivolto ieri, con una lettera, il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako. Il messaggio — riferisce l’agenzia Fides — contiene una sollecitazione forte ad «aggrapparsi ai propri villaggi» e a non vendere le case e i terreni ricevuti dai loro padri per non finire nella condizione di «emigrati stranieri della diaspora».
Sako aveva incontrato gli abitanti durante una visita effettuata dal 15 al 23 agosto. Nella lettera, il patriarca esprime gratitudine per la manifestazione di «fede, fedeltà, perseveranza, pazienza e gioia» sperimentata nei suoi tanti incontri con i cristiani del Kurdistan iracheno, da lui definiti come «cittadini indigeni, con radici profonde che non possono essere estirpate e che risalgono a duemila anni fa». Dal riferimento a questo radicamento millenario, il patriarca ha preso le mosse per invitare tutti a seguire l’esempio di trentacinque famiglie «che erano a Mosul e si sono trasferite a Duhok, comprando un villaggio di nome Romtha, dove hanno fatto sorgere belle case, la chiesa, una scuola e tanti frutteti». Per favorire queste dinamiche di resistenza alla dispersione, il patriarca di Babilonia dei Caldei ha invitato anche le formazioni politiche animate da militanti e dirigenti caldei a portare avanti strategie condivise, mentre la compagine ecclesiale è stata sollecitata a coinvolgere di più i laici nella gestione di attività e risorse attraverso i consigli diocesani e quelli parrocchiali. Secondo le stime del patriarcato, alla nuova diocesi appartengono 14.500 cristiani, 13 sacerdoti e 34 chiese caldee. Il Kurdistan iracheno, tradizionalmente considerato un posto sicuro per i cristiani, negli ultimi anni — riferisce Fides — è diventato per molti solo “l’ultima fermata” in Iraq prima di emigrare all’e s t e ro . Secondo molti osservatori, proprio da tale fenomeno si può dedurre che la violenza non rappresenta l’unica ragione dell’esodo dei cristiani dall’Iraq. La decisione di accorpare le diocesi di Amadiyah e di Zākhō in un’unica sede, a Duhok, e di affidarla a monsignor Al-Qas, è stata presa da Sako durante il sinodo del patriarcato caldeo riunitosi a Baghdad dal 5 al 10 giugno, come informa il sito in rete «baghdadhope». La diocesi di Zākhō era sede vacante dal 3 novembre 2010, giorno della morte del vescovo Petros Hanna Issa Al-Harboli. Attuale amministratore patriarcale era l’a rc i v e -scovo di Arbil dei Caldei, monsignor Bashar Matte Warda.

© Osservatore Romano - 29 agosto 2013