L'invocazione che sale tra il rumore delle armi
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- Creato: 07 Settembre 2013
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di Nicola Gori Come avete accolto l'appello di Papa Francesco a una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente e nel mondo?
Con grande gioia. Forse è l'unica possibilità concreta di contrastare questa follia dilagante e di scongiurare un eventuale ulteriore intervento armato che certo non aiuterebbe quella popolazione già tanto martoriata. La preghiera e il digiuno sono come armi per vuotarsi di se stessi e per provare a essere più ragionevoli, per mettersi cioè in ascolto di una sapienza più profonda. Da parte nostra abbiamo iniziato a pregare accogliendo gli inviti che ci sono stati rivolti nella settimana di preghiera per la Siria. Stiamo cercando di organizzare qualcosa insieme con il parroco del villaggio per essere vicini a quanti pregheranno con il Papa sabato in piazza San Pietro.
La preghiera riuscirà a fermare le armi?
La preghiera è potente ne siamo convinte, altrimenti non avremmo scelto la nostra vita. La preghiera non è qualcosa di devozionale, non è un rifugio nella pace. È un'arma potente ma è al tempo stesso pacifica. Tocca il cuore, ha una forza propria. Lo crediamo fermamente.
Qual è la situazione della zona in cui vivete?
Siamo in un piccolo villaggio quasi al confine con il Libano. È a maggioranza alawita, anche se ci sono grandi villaggi sunniti. Oggi la gente è come sospesa, perché vive una preoccupazione di più legata alle conseguenze di un possibile attacco in massa anche dall'esterno del Paese. La preoccupazione è soprattutto, su cosa accadrà all'interno del Paese. Qui nella nostra zona la tensione è palpabile così come lo è la paura.
(©L'Osservatore Romano 8 settembre 2013)