Natale di guerra per i cristiani di Aleppo
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- Creato: 21 Dicembre 2013
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DAMASCO, 19. «Una strage impressionante che macchia la festa del Natale, ormai vicina»: monsignor Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo di Alep dei Greco-Melchiti, ha ancora negli occhi la visione straziante dei bombardamenti che, nella giornata di domenica 15, hanno provocato decine di morti nella città contesa dai ribelli e dalle forze del presidente Assad. «Da parte nostra — dichiara il presule all’agenzia Sir — cerchiamo di fare il possibile per infondere speranza alla gente perché goda di quella gioia che la nascita di Gesù riesce a trasmettere. Ma non è facile». Dall’estate del 2012 Aleppo è una città contesa. Da una parte i ribelli, dall’altra l’esercito governativo. In mezzo la popolazione allo stremo, bisognosa di tutto, specialmente in queste settimane che si trova sotto il freddo pungente. E sotto le bombe, come accaduto appunto domenica scorsa, sui quartieri controllati dai ribelli: ottantatré le vittime, tra cui molti bambini. Mentre nelle zone periferiche della città si combatte duramente a colpi di artiglieria, in quelle più centrali la gente si muove di più e cerca di rimediare il necessario per vivere. Non solo materialmente. «I nostri fedeli vengono in chiesa a cercare conforto spirituale. Per Natale ci aspettiamo molta affluenza — dichiara l’arcivescovo — per questo motivo verrà raddoppiata la sicurezza. Le comunità cristiane in questi giorni potrebbero diventare obiettivi di attentati terroristici. Pregheremo per la pace e per i nostri fratelli di Maaloula, dove la situazione è drammatica. Per vescovi, sacerdoti e monache in mano ai rapitori. Non sappiamo cosa sta accadendo nel villaggio. Le ultime notizie risalgono a pochi giorni fa, poi più nulla». Per il presule, «è difficile comprendere le ragioni di così tanta violenza. Ma questo non deve impedirci di guardare con speranza al futuro. Il nostro futuro sono i bambini per i quali stiamo preparando delle feste e le loro madri, spesso dimenticate. Sono loro che si danno da fare per ridare senso e dignità alle famiglie più disperate. Gesù, il Bambino — è la preghiera di monsignor Jeanbart — possa donarci la pace. Che la conferenza di Ginevra, di gennaio prossimo, possa portare decisioni utili alla pace e riconsegnare la Siria ai siriani». Toccanti anche le parole con cui l’arcivescovo di Damasco dei Maroniti, Samir Nassar, descrive la condizione vissuta dall’infanzia siriana nel tempo che precede il Natale. «In Siria a Gesù bambino non mancano i compagni: migliaia di bambini che hanno perso le loro case vivono sotto tende povere come la stalla di Betlemme», scrive il presule nel messaggio natalizio, in cui, anche con immagini forti, vengono espressi i sentimenti condivisi da tanti cristiani siriani davanti all’avvicinarsi dell’ennesimo Natale di guerra. «Il rumore infernale della guerra», scrive il presule, «soffoca il Gloria degli angeli. La sinfonia del Natale per la pace cede davanti all’odio e alle crudeltà più atroci». Eppure, proprio l’estenuante prolungarsi del conflitto che ha già superato i mille giorni rende ancora più forte il grido di preghiera dei cristiani davanti al presepe: «Signore, esaudiscici», così conclude il suo messaggio l’arcivescovo Nassar.© Osservatore Romano - 20 dicembre 2013