Aperti a tutti gli uomini

sako-patriarcaBAGHDAD, 18. Progetti e iniziative nel settore umanitario che «aiutano a diffondere lo spirito di collaborazione fra tutti i cittadini e a far capire che i cristiani sono membri autentici di questo Paese, che vogliono fare del bene a tutti». Con queste parole rilasciate ad AsiaNews, il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, ha descritto lo spirito che ha portato alla realizzazione di un ambulatorio medico a Baghdad, sostenuto con forza dal patriarcato caldeo e aperto a cristiani, musulmani e a credenti di altre religioni, senza alcuna distinzione o discriminazione. Il complesso ospedaliero di San Giuseppe, che sorge nell’area di Baladiyat, nella zona est della capitale irachena, è stato inaugurato il 13 gennaio. Alla cerimonia del taglio del nastro, effettuato da sua beatitudine Sako, hanno partecipato — riferisce AsiaNews — il nunzio apostolico in Giordania e in Iraq, arcivescovo Giorgio Lingua, vescovi, sacerdoti, suore, rappresentanti musulmani, esponenti del Governo centrale e semplici cittadini. Il complesso, diretto da Ghaleb Mansour, dispone di una piccola ma accogliente chiesa per le funzioni religiose, all’interno della quale si è tenuto il discorso inaugurale. L’ambulatorio si trova in un’a re a di Baghdad a maggioranza sciita ma «è aperto a tutti, senza eccezioni», ha spiegato Sako. In occasione della cerimonia inaugurale i vertici della comunità musulmana hanno voluto ringraziare i cristiani, sottolineando il ruolo della Chiesa «nella costruzione del Paese e nel diffondere i principi di pace e convivenza fra tutti i cittadini». Al riguardo il patriarca di Babilonia dei Caldei ha detto che «i musulmani hanno già colto lo spirito di apertura dei cristiani verso tutte le religioni» e «soprattutto verso i musulmani stessi». Nell’illustrare i vari reparti, il vescovo ausiliare di Baghdad dei Caldei, Shlemon Warduni, ha ringraziato quanti hanno contribuito in modo attivo alla realizzazione della struttura, in particolare l’Ufficio finanziamenti per i cristiani, gli yazidi e i sab ei. L’edificio, nato nel 2010 come residenza per l’assistenza agli anziani, è diventato oggi una struttura ambulatoriale a tutti gli effetti, anche se sono previsti ulteriori miglioramenti nell’avvenire. Fonti del patriarcato caldeo spiegano infatti che finora è stato inaugurato solo l’ambulatorio, ma nel prossimo futuro sarà completato tutto il progetto. Al momento non vi sono ancora stanze per i pazienti, ma solo studi per i medici delle varie specializzazioni. In un primo momento, come detto, era stato pensato come una casa di riposo per anziani, ma non ha riscosso grande successo; per questo si è deciso di trasformarlo in un vero e proprio ospedale. Attraverso questa iniziativa la Chiesa cattolica irachena ha voluto dar vita a un luogo «aperto a tutte le religioni» e «al servizio della società». Numerosi e positivi i commenti della comunità musulmana locale, che mostra di apprezzare un progetto «vitale» per la popolazione. L’ospedale di San Giuseppe diventa così un segno di speranza e umanità in un Paese spesso martoriato da violenze che — ricorda Asia News — in questi primi giorni del 2014 hanno raggiunto un livello preoccupante. Appena mercoledì scorso sono morte più di settanta persone in una serie di attentati in diverse zone dell’Iraq. La tensione ha ormai raggiunto i livelli del “biennio di sangue” 2005-2006: nel 2013 le vittime ufficiali sono state infatti 8.868 e, dall’inizio del mese di gennaio, la tragica conta dei morti ha quasi raggiunto quota trecento.

© Osservatore Romano - 19 gennaio 2014