Azione comune per la riconciliazione in Iraq

croce-coptaBAGHDAD, 11. «Allargare» le basi di una «azione comune» per raggiungere l’obiettivo di una «pace duratura» in Iraq. È questo lo spirito che ha animato il recente incontro tra il patriarca di Babilonia dei Caldei, Louis Raphaël I Sako, e il gran muftì d’Iraq, Rafi Taha Al-Rifai. L’incontro, che si è tenuto presso la residenza del leader musulmano a Sulayamaniyya, capoluogo del governatorato di al-Sulaymaniyya, nel Kurdistan irakeno, risale al 31 gennaio scorso, ma i dettagli sono filtrati solo in questi giorni sul sito ufficiale del patriarcato caldeo, che descrive anche l’atmosfera del faccia a faccia fra i due esponenti religiosi e gli obiettivi comuni fissati. Si tratta, indubbiamente, di un segnale importante nella direzione della pace e dell’amicizia tra le due comunità religiose in un Paese ancora martoriato da violenze che, proprio in queste prime settimane del 2014, ha nuovamente raggiunto livelli di forte preoccupazione. Centinaia, infatti, sono i morti dall’inizio dell’anno, in una serie di attentati sanguinari. La tensione ha quindi ormai raggiunto i livelli del biennio di sangue 2005-2006. Basti pensare che nel 2013 le vittime ufficiali sono state quasi novemila. Il patriarca Sako, nel suo intervento, ha illustrato al leader islamico le sofferenze della comunità cristiana, del passato e del presente, sottolineando inoltre il «nostro compito comune» di capi religiosi, che è quello composto da «sacrificio, dialogo, comprensione reciproca» e azione finalizzata al «bene» e alla «carità», secondo quanto prescrivono «i dettami dell’islam e del cristianesimo». La violenza, ha aggiunto Sako, non risolve i problemi «ma è foriera di ulteriore violenza». Il patriarca caldeo ha raccontato inoltre il dramma «dell’esodo dei cristiani» e il «dolore» provato durante la visita ai centri di accoglienza di Kirkuk ed Erbil nel nord dell’Iraq. E ha, infine, lanciato un appello «ai nostri fratelli musulmani, sunniti e sciiti, perché possano giudicare con criterio la realtà attuale» e favoriscano «la coesistenza e l’armonia» reciproca. Rafi Taha Al-Rifai, da parte sua, ha ringraziato Sako e la delegazione cristiana per la visita — formalmente una visita di cortesia — e ha sottolineato fin dall’inizio del suo intervento il valore centrale «della persona», elemento comune alle due religioni. Il leader sunnita ha descritto come «buone» le relazioni islamocristiane, segnate da un passato caratterizzato da «condivisione» reciproca anche se oggi vi sono elementi che fomentano «le divisioni». Solo pochi giorni fa, in occasione della lettera pastorale scritta nel primo anniversario dell’inizio del suo ministero patriarcale, Sako aveva richiamato i cristiani caldei all’imp ortanza dei rapporti con la maggioranza musulmana irachena, rinnovando l’impegno a un dialogo fondato sul «rispetto reciproco» quale fondamento «per la pace e la cooperazione». In particolare, il patriarca aveva auspicato che la Chiesa potesse trovare una «nuova metodologia» e un nuovo «linguaggio teologico» rispettando in prima istanza il valore assoluto della «libertà religiosa». E, rivolgendosi in special modo «alle voci dell’islam moderato», aveva auspicato la promozione di una «coesistenza pacifica» affinché si respingano in modo netto «la logica di violenza contro i cristiani». Sulla stessa lunghezza d’onda anche il messaggio che sempre il patriarca Sako aveva diffuso in occasione del nuovo anno. «Facciamo appello a tutti i settori della nazione, nelle attuali circostanze, a operare per la pace, invocando il linguaggio del dialogo, della comprensione e della moderazione e ponendo al primo posto l’interesse della Patria e dei cittadini». Un richiamo ad abbandonare l’estremismo, la violenza e le derive settarie, isolando coloro che «cercano di seminare discordia».

© Osservatore Romano - 12 febbraio 2014